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Ho sempre cercato di essere me stesso, nonostante gli altri.

Ma sono arrivato alla conclusione che non si possa essere identici e “se stessi” con tutti, perché in fondo, anche l’essere, semplicemente, è una questione di comunicazione. Perciò c’è di nuovo quel meccanismo di pesi e parti. Tu, con la tua sfera di presenza e influenza, comunichi agli altri di esistere, di avere quella forma e tutto quel cuoreanimacervello. E ingombri.

Prendendo parte a una comunicazione, puoi anche sforzarti di far passare ciò che credi di essere, ma chiunque darà la propria interpretazione di te. Il pirandelliano uno, nessuno e centomila è stato meglio eviscerato da lui e da altri sociologi, ma qui, per quel che riguarda questo spazio, vorrei ridurlo il più possibile. Vorrei comprimerlo, schiacciarlo all’angolo e lavorarlo ai fianchi. Per far passare a chi avesse l’assurdo intento di conoscermi, quello che sono. TUTTO quello che sono. O almeno la maggior parte possibile.

E so che è egoistico peggio del peggio, so che è inutile più della politica moderna, ma mi viene di farlo per evitare equivoci, per aiutarmi a capire e per uscire da quello che sono. Sì. In fondo, l’unico modo per conoscersi è non esser se stessi. Sono un bugiardo patologico; quindi, quale migliore strumento se non la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità per scoprire chi sono?!

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