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C’è un qualcosa nell’aria… sì, sì, per forza. DEVE esserci qualcosa nell’aria.

Come presto apparirà nella pagina in cui spiego chi io sia, ho un interesse particolare per il mondo del doppiaggio (come ho un interesse particolare per un sacco di mondi, questo non implica io sia il più ferrato o il migliore o mi reputi tale, tuttaltro). In questi giorni sono aumentati i riferimenti blogopallici su vari doppiaggi “andati male”.

Quello che tanti dicono sotto i baffi è che c’è una casta e tutto è in mano a essa. Nì, come piace dire a tanti. La casta c’è, le parentele contano (e anche troppo, a volte), io non sono così tanto addentro a questo mondo (per ora, spero di entrarci in forze molto presto), ma non penso che questa “mafia” possa andare a coprire proprio tutto, ad avere occhi ovunque e portare morte e distruzione in generale (come sembra trapelare dai post che ho letto).

Il lavoro in italia (questo sì è un generalizzare) è fatto spesso male, anche il doppiaggio è un lavoro. Perciò, anche il doppiaggio, spesso è fatto male. Non vedo per quale motivo lo si debba denigrare così, a priori. Ho letto dei “chi vede più i film doppiati?!” in dei commenti (link presto), secondo il mio personalissimo cartellino, nella maggior parte delle sale da cinematografo, quelle più frequentate, i film sono ancora proiettati in lingua italiana. Ma io sono asociale e non faccio testo, attendo smentita.

Per quanto riguarda le migliaia di casi di errori nel doppiaggio, la “colpa” non è di nessuno in particolare, come è di tutti in generale. Ci si adatta all’adattamento del caso, si paga troppo chi non fa nulla e si doppia con tempi da ghigliottina.

In fondo basterebbe, come in tutto, che a fare quel lavoro fossero solo i migliori, attori e traduttori e adattatori, con una passione alle spalle, con una buona dose di cultura e il giusto compenso (né alto né basso, ma giusto e per tutti). Penso anche che non si debba pensare che per una forma d’arte come il doppiaggio (che, come ogni forma d’arte commerciale nasce e cresce per scopi commerciali), si possano o debbano imporre scadenze troppo strette, se uno se lo vuole vedere appena uscito, un film, se lo va a vedere in inglese (se inglese), se ha pazienza o non ha mezzi, attende il tempo che ci vuole per fare un bel lavoro di traduzione, adattamento e doppiaggio. Senza gli strafalcioni che stravolgono testo e situazioni e senza piccole pecche che notano solo i doppiatori (accenti e roba del genere).

I budget sono fondamentali, ma per uno per cui i soldi sono l’incarnazione del male, puoi immaginare quanto sia sparare sulla crocerossa utilizzare questa tesi.

Io mi riferisco solamente al ciclo di vita dell’oggetto filmico (sia esso lungometraggio, serie, cartone o documentario (a proposito, non ho ancora trovato un post in cui si dica che una voce in un documentario ha chiamato “bufalo d’acqua” un “bufalo africano” o vice versa, come mai?!)): nasce ovunque come serie di prove per ottenere un prodotto apprezzabile dal regista (e ci sono cani d’attori e schifi di storie), c’è una distribuzione che non tiene conto di meriti o contenuti, c’è l’affidamento a società più o meno ammanicate (scelte non certo in base a criteri meritocratici), c’è la traduzione affidata ad amici o a chi costa meno, c’è l’adattamento di chi costa meno o di chi ha il nome per farlo (e non è detto che il primo faccia peggio del secondo), c’è il doppiaggio di chi viene scelto in base a criteri blandi o calcolatissimi (e anche questo non è detto sia sintomo di qualità) e anche qui c’è un adattamento in corso d’opera.

Tutti i passaggi possono contenere errori, siamo umani, perdio!! E questi errori possono scatenarne altri. Bisognerebbe evitarli, è ovvio, il controllo serve a quello, ma è sempre questione di possibilità: “chi me lo fa fare di sbattermi se quello prima di me non l’ha fatto?! Faccio il minimo e così sia”.

Rimane il fatto che spesso a criticare sono persone che notano quell’errore perché in quel momento sono attente, perché sono ferrate in quella materia, perché hanno le palle girate o ce l’hanno a morte con quel doppiatore, perché hanno gusti differenti da chi scrive o traduce o sceglie le voci. E chissà quanti passano inosservati. E chissà quanti errori e ruberie ci sono in tutti gli altri lavori meno “visibili-udibili”.

Si ritorna al discorso del gusto: ognuno ha il proprio e si può stare a disquisire ore e anni, ma MENOMALE non ci si convincerà mai. Quindi, come le critiche dovrebbero rimanere in un ambito costruttivo, per aiutare a migliorare ove possibile il lavoro, così la meritocrazia e la libertà di spazi a chi ha voglia di fare e capacità, dovrebbero governare le redini (ANCHE) di questo mondo.

Se non ti sei ancora addormentato o non hai cambiato pagina prima, guarda l’anteprima che mi ha fatto crescere a livelli inimmaginabili la mia volontà di entrare in questo mondo:
“9” il trailer

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