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Non che abbia qualcosa da dire, volevo solo scrivere il titolo.

Ma già che ci sono, perché non ammorbarti nuovamente con delle minchiate assortite made in Savoland?!

Ho sempre pensato che la realtà sia differente dalla verità (e mica l’ho pensato solo io, lo so; e mica lo so spiegare meglio degli altri, lo so; ma dovrò pur cominciare da qualche parte il discorso … .. . .. … ehm … in effetti potrei anche stare zitto … touché) e che queste due possano incontrarsi sempre e solamente nel presente. Non c’è mai un passato reale e vero. La verità di ciascuno sul passato non potrà mai essere la realtà. Sempre per il solito discorso delle interpretazioni e della comunicazione.

Ora, ho anche sempre pensato che il modo di risolvere le questioni sia di ridurle a quesiti semplici, proprio come ti insegnano a fare a scuola con le operazioni matematiche. Tutto è composto da semplici operazioni che si incastrano semplicemente in altre operazioni che si incastrano. Rendendo il tutto un gran groviglio di groppi.

E quando qualcosa accade o una frase mi giunge, spesso io complico il tutto con grovigli inutili che mi portano a broxismo e mal di testa. Geniale, no?!

L’altro giorno una persona si è avvicinata alla conversazione che intrattenevo con un amico dicendo: “Savo, cosa fai adesso?!” e poi, rivolta all’interlocutore: “è bello perché ogni volta che lo vedo fa qualcosa di diverso”. Questa frase m’ha, ovviamente, imbarazzato. Ormai non so più nemmeno il perché di questo imbarazzo istantaneo, lo accetto e basta: quando qualcuno parla di me in mia presenza, le orecchie vanno a fuoco e il collo sparisce. Comunque. Questo ha trovato nel mio primo interlocutore un moto di assenso che mi ha riempito di piacere, perché non l’ho visto come un: “sì, è divertente sentire le cazzate di questo che si inventa mille cose pur di non lavorare seriamente” (che ci sarebbe pure stato … eheh), ma l’ho letto per quello che era, accompagnato da un sorriso e due occhi grandi come stabilo boss.

E ripensandoci, la mia verità mi è apparsa come un puntino a cui allacciare mille altri episodi e frasi che ho fatto mie nel tempo. E le due più significative che mi continuano a tornare ora sono:
“Non sei fregato del tutto finché hai una buona storia e qualcuno a cui raccontarla” (Alessandro Baricco, Novecento);
“Tienilo da conto, una persona cui piace leggere, avrà sempre qualcosa di interessante” (Sconosciuto sul treno Milano-Asso in una sera piovosa).

Leggo molto, sì. Quando lavoro da casa, meno, perché ho sempre qualcosa da fare che non mi lascia il tempo di scappare. C’è da stirare, chiamare geometra ed elettricista per la casa (ecco qualcosa che giustifichi il titolo), tradurre, scrivere per Roma, scrivere per il Viaggiatore, stare dietro all’editore, chiamare l’officina per il tagliando dell’auto, scrivere ad amici e avvocati per capire come funzioni una società e cosa poter fare. E poi bisogna mescolare il tutto casualmente tenendo ben presente in testa che TUTTI, immancabilmente TUTTI, avrebbero la precedenza.

Ci credo, poi, che sia divertente sentire i miei racconti di “cosa faccio”.

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