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Oggi ho pranzato con una mente geniale, una di quelle persone che trovi raramente nella vita, una di quelle persone che ti sorprendono per assonanza e per la tranquillità con la quale sanno sorprenderti. Anche lui apre mille parentesi e non riesce a raccapezzarsi su quale continuare, quale riprendere, quale concludere e quale dimenticare. Quindi i discorsi con lui, se l’interlocutore sono io, sono batuffoli di cotone: morbidi, incasinati di fili, ma fini a se stessi.

Lo trovi tra gli amici qui a destra, presto azzarderà un blog come ho fatto io, questo mi ha fatto molto sorridere, parlava di idee che ho avuto anch’io, diceva le mie medesime paure e postulava le mie stesse possibilità. Poi, però, ha tirato fuori una di quelle frasi che rimugini da sempre ma che non ti levi mai di dosso, non gratti mai nel punto giusto che soddisfi il prurito di dirla: “il migliore lavoro è studiare”. E so che potrebbe sembrare una banalità assurda (in fondo, alla domanda “cosa vorresti dalla vita”, io non ho saputo che rispondere “tranquillità”, dopo aver pensato mille miliardi di cose, convinto di aver riassunto un pensiero unico e inimitabile, che in realtà è la volontà di chiunque, la discriminante è il significato), ma so anche che il suo pensiero non lo è.

Perché lo sappiamo tutti che si fa meglio ciò che piace, ci impegnamo di più in ciò che pensiamo sia ciò che preferiamo. E, in fondo, “il nostro tempo libero lo dedichiamo a studiare” [sempre Giorgio], perché il concetto di studiare è espandibile a “interessarsi, approfondire, goderne” e mille altri significati.

Così, trovare conferma in qualcun altro, fa sempre piacere. Per questo, grazie Giorgio, per non farmi sentire solo a pensare che si debba regolare la velocità delle necessità, che si debba regalare tempo di studiare a chi lo voglia fare concretamente e (oltre a mille altre cose) che si dia il merito che merita a chi permette all’uomo di avanzare. Magari dando il giusto valore alle cose, magari non dandone affatto, l’importante è che si distrugga il concetto di “obbligo” di esser parte del sistema. La terra, un qualsiasi dio, il tempo, nessuno ci ha mai chiesto di farci del male, ci viene data la possibilità di migliorare la nostra sopravvivenza. Ma se si pensa che lo strumento per ottenere tutto questo siano i soldi, allora bisogna dare la possibilità a chi non ci sta, di godersi la vita cercando significati migliori.

Ma siamo uomini. Per la maggior parte inutili, tutti illusi. Me, ovviamente, compreso.

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