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Sono sempre stato un utente della rete, mai un ingranaggio; più uno spettatore che un attore. Sto cercando di rimediare con questo mezzo, non perché ve ne sia bisogno (il mondo è pieno di persone più simpatiche e meritevoli di me, ma anche di più pallose (ci crederesti?!)), ma perché è il modo più libero (speriamo ancora per un po’) di esprimere ciò che si pensa, si è e si vorrebbe essere.

Il problema è che, nonostante segua assiduamente questa fetta di mondo dal 1999 (non posso dire di essere un pioniere, anche se un sacco di cose le ho viste nascere e le ho aiutate a esistere), non l’ho visto crescere se non in fatto di numeri assoluti. L’uomo è un animale limitato, può prestare attenzione a una fetta di mondo alla volta, non potrà mai sapere tutto di tutto, soprattutto al giorno d’oggi in cui ogni branca della scienza e dell’arte ha sviluppato una frastagliata particolarità infinitesima. Per questo motivo, anche se il “fenomeno internet” dilaga nella massa (anche qui, da noi la realtà percepita è che il mondo sia stato invaso da internet, in realtà è l’Italia che ha scoperto facebook come ottimo mezzo per farsi i cazzi degli altri, molto meglio e più liberamente che offline), le persone non cambiano. Quindi, anche se il numero assoluto di persone entrate in questo mondo aumenta, gli infiniti mondi relativi composti dai singoli o da piccoli gruppi, non sanno interagire appieno.

Cerco di spiegarmi meno peggio: a tutti piace solo (e tanto) il proprio ombellico.

Come nel mondo reale si lega con un determinato numero e genere di persone per affinità pregressa o costruita insieme, come nella realtà ci si interessa di una rosa di argomenti in base a possibilità e propensione, anche qui su internet, questo mondo è fatto di persone, con capacità, possibilità e interessi. Concordo anch’io sul fatto che senza questo mezzo, molte amicizie non avrebbero mai potuto sbocciare, ma oltre al mezzo, che è un avanzamento tecnologico stupendo, sono gli attori in campo che non sono avanzati.

Ognuno si sente guru di qualcosa o semplicemente di se stesso, si fanno le pulci a chi esprima un piccolo parere opinabile, si creano casi sul nulla e si denigra chi sta fuori. Un po’ come nelle lotte di religione, si cerca sempre di passare per vittime, quando in realtà si invidiano e imitano i carnefici.

E come nella realtà, so benissimo che non si potrà mai piacere a tutti (è uno degli insegnamenti che ricordo benissimo di aver appreso in un determinato momento, e il ricordo del viso di chi me l’ha fatto capire è ancora qui, spero ancora a lungo), ma non vedo perché, visto che il mezzo lo permette, non ci si possa provare. Non sono un santo e non voglio diventarlo, mi piacerebbe solo che le persone smettessero per un momento di pensare di essere migliori e imparassero a capire che non vale la pena combattere per nulla, se alla fine si muore soli (e non ho visto ieri Into the wild e sono ancora nel mood “when shared”).

Vale la pena imparare, sempre. Vale la pena sorridere, quando possibile. Vale la pena regalare, quando si è.

continua…

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