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This is only a possibility in a world of possibilities.
There are, obviously there are many possibilities,
ranging from small to large, before long there will be short,
before short there was nothing.
When there was nothing there was always the possibility of something, becoming what it is

Questa canzone non ha molto a che fare con il pensiero che mi frulla in testa, ma queste sono le prime parole che mi sovvengono non appena penso alla parola possibilità. Poi arriva tutto il casino.

Perché è un po’ la decadenza che tutti lamentano, i nostri genitori lamentano il declino che ci vede protagonisti, i loro genitori hanno fatto altrettanto. Insomma, è tutto un andare verso il peggio. Non so se ci sia da stupirsi, quindi, se ci si ritrovi governati dal peggio e se i nostri soldi siano nelle peggiori mani possibili (visto che si è arrivati a questa crisi, qualcuno ci avrà pur portato lì, no?!).

Sta tutto nella possibilità. Dal piccolo al grande, nel piccolo mondo umano, sta tutto nella possibilità. Dalla depressione al bullismo, dall’informazione al malgoverno, è tutta una questione di possibilità. In fondo l’uomo, nonostante tutto, lavora per migliorarsi la vita, per permettere a sé e agli altri di “fare meno fatica” nel vivere, pensare e agire. La tecnologia ha questo scopo, la medicina ha questo scopo, la politica dovrebbe avere questo scopo; insomma, l’istinto di sopravvivenza, molto spesso è soppiantato da questa necessità e tendenza alla semplificazione.

L’abitudine è la conseguenza della possibilità, la generazione successiva (odio questa generalizzazione, ma è solo per semplificare (mica mi esimo dall’essere uomo pure io)) sarà sicuramente più abituata della precedente ai traguardi che quest’ultima ha raggiunto. Per questo motivo l’arte cambia, per questo motivo la politica cambia, per questo motivo lo fa anche la tecnologia. In fondo è il medesimo procedimento dell’apprendere: una volta assodato un procedimento o un principio, si può basarsi su quella pratica per sperimentare e postulare altro. Senza gli scritti dei predecessori, la scienza e tanto altro non avrebbero avuto un’evoluzione tanto vasta.

Possibilità e abitudine, però, sono spesso causa di un declino inesorabile, perché sono nelle mani dell’uomo. Quindi è perché posso, che sono depresso, mi crogiolo nella compassione altrui e piazzo sulle spalle di chi mi presta orecchio problemi inesistenti ma insormontabili; è perché posso che rubo, mento e non rispetto, per poi additare chiunque faccia altrettanto. E purtroppo ci si abitua (sempre più velocemente) a questi giochi. Ci si abitua a credere che esista un Dio, ma soprattutto che ci possa essere qualche uomo che possa permettersi di esserne il portavoce. Ci si abitua a credere che sia giusto ingoiare ingiustizie o razzismi, quando razionalmente, a volte, non si arriverebbe nemmeno a concepirli.

Oggi nikink ha condiviso questo, che è un po’ un aspetto dell’abitudine. In fondo chi viene dopo di noi ha la pappa più pronta, così perde la voglia, la capacità e l’interesse di crearne una migliore, di farne una propria, di sognarne mille più gustose. In fondo lo dice anche DeBiase (in uno dei rari post in cui non utilizza la detestabile e inutile formula in cui ribadisce l’umiltà della propria opinione) oggi e tante altre volte. Il lato peggiore di questa faccenda è che quando ci si trova la pappa pronta, viene più facile utilizzarla per scopi personali, piuttosto che condividerla o sfruttarla per migliorare quella altrui.

Questo mi fa molto arrabbiare di ciò che mi succede intorno, la possibilità e l’abitudine. Ci sono milioni di esempi ai quali sia applicabile questo metodo di analisi, ormai quasi tutto viene compiuto per possibilità e abitudine. Ciò che andrebbe cambiato è il punto di vista: se c’è la possibilità di migliorare, bisogna abituarsi a provarci; non abituarsi al peggio perché si può.

Altrimenti si arriva in posizioni influenti e si ritiene di poter disporre della vita di qualcuno a proprio piacimento perché si è abituati a potere.

Non voglio abituarmi a questo peggio, posso?!

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2 Comments

  1. Simone, bei pensieri che ti fanno onore e grazie per avermi citato (io, che a mia volta ringraziavo chi m’aveva fatto scoprire e via così: se ci dessimo di più la mano, la catena sarebbe infinita…) e, poi, d’avermi fatto leggere quel De Biase che altrimenti avrei perso e da cui domani penso di prendere un brano per un supplemento di riflessione

    come nastro di questo regalo incrociato tra noi, ti farà sorridere sapere che penso la stessa identica cosa sull’umiltà finto-anglosassone di De Biase, l’unica cosa che m’innervosisce d’uno così lucido ed utile

    • savohead
    • Posted febbraio 9, 2009 at 22:35
    • Permalink

    grazie … come sempre … di tutto.
    Attendo la riflessione, sperando che la catena continui, anche solo per ricordare, anche solo per non smettere mai di mettere mattoncini.


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