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Nonostante io sia un bugiardo patologico, sia un bel po’ lento e tanto tanto altro (passando da problemi fisici a mentali … chi lo metterebbe in dubbio leggendo ‘sto blog?!), sono anch’io affetto da quella smania di dimostrarmi migliore di quanto, in realtà, io sia. Quindi mi affretto a rispondere ad affermazioni con quel “ah, sì, l’ho visto anch’io”, oppure “oh, è già da tempo che lo uso” e mille altri “a me è successo così…” seguito da aneddoti con basi reali e conclusioni un po’ più ipertrofiche del vero, oppure con esperienze altrui che, in quel frangente, fanno più effetto se riportate in prima persona.

Sono convinto, però, che il mondo intero sia affetto da questa istintuale malattia, indotta da una società che non permette di accettare l’unicità di una persona normale. Chi non è speciale, non è interessante, chi non si rende particolare in qualche modo, non è degno di tempo. Sembra quasi che come il lavoro nobiliti l’uomo, l’esser migliori, diversi o primi, nobiliti la persona.

In realtà che io abbia scoperto ieri che una parola si scriva in un certo modo, dopo averla pronunciata per anni sbagliata, non mi rende meno intelligente, interessante o unico; che io abbia avuto sino ad oggi una vita piatta e senza fronzoli, non mi rende un incapace di provare, vivere e sentire qualcosa di diverso. Che io non sappia nulla di calcio, non mi rende una persona senza interessi, come non avere un account su facebook non mi rende un paramecio (senza offesa per quei teneri organismi).

C’è una patologia universale, comunemente accettata, che porta tutti a sentirsi in dovere di mostrarsi migliori. E non è quella spinta che porta gli scienziati a risolvere i problemi, ma è una forza più subdola, effimera, brevissima, che porta le discussioni a somigliare a serie di balzi: “m’è successo che questoquestaltroemillealtrecose che poi scemano in nulla” … “e allora a me che questoquestaltroemillealtrecosesonoandatepeggio prima di scemare in nulla“.

E nonostante nessuno vinca un premio per la vita più interessante, per il miglior aneddoto riguardo il grasso di balena utilizzato come fissante per dentiere di titanio da alieni bisessuali con una dieta a base di kebap dolci; tutti continuano a raccontarsi meglio del resto del mondo. Sono sfide “uno contro tutti” che si spengono nel tempo di qualche parola, ma che sembrano fondamentali per costruire una reputazione di sé che non sia mediocre come tutte le altre.

Purtroppo, tutto questo, porta a essere più mediocri di tutti.

Ma l’illusione di quel momento di gloria è l’unico appiglio che quasi tutti hanno, per non cadere in un nichilistico “beh, nulla serve a niente”.

E non penso proprio che il mondo intero, una volta tornato nella propria stanza, sul proprio letto, faccia il resoconto della giornata e pianga la propria inferiorità, anzi, penso proprio che con il ripetere e mostrare le proprie inesistenti qualità, la gente finisca per crederci e illudere gli amici e i vicini.

Per questo motivo, nel cammino per diventare Gandhi, penso si debba imparare ad accettarsi per il mediocre che si è, cercare di non farlo pesare sugli altri e aiutarli ad accettare il fatto di non essere migliori, ma ugualmente speciali. Lo siamo tutti ed è più che stupendo.

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2 Comments

  1. sono molto d’accordo con te (uno dei punti d’orgoglio e di snodo della mia vita è stato diplomarmi con l’unico 47/60 in una classe di 45 persone – 22 con voti superiori, 22 inferiori – e scoprire che la media aritmetica della somma dei voti diviso 45 dava appunto 47) però debbo contestarti la plausibilità dello scrivere “più mediocri di tutti” giacché la medietà non prevede inferiorità (LOL)

    • savohead
    • Posted febbraio 12, 2009 at 14:44
    • Permalink

    touché


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