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C’è qualcosa che non capisco (una tra le mille mila cose che non capisco, ovviamente) in ciò che capita nelle discussioni generali sulla società. Oggi Scalfaro ha incendiato la folla esclamando dei principi e delle idee che hanno fatto applaudire la folla, tacere i diretti interessati e alzare le sopracciglia di quasi tutti “per l’ardore e lo spirito”.

Concordando con l’invidia di avere ancora così tanta tenacia ad un’età come la sua, mi torna il chiedermi (come dopo aver letto Gomorra, Q e tanti altri libri): “Come mai la normalità fa tanto scalpore?!”. Cosa porta una massa incredibile di gente a spostare il proprio centro, la propria idea di normale così tanto lontano da esso per sorprendersi del fatto che qualcuno lo ribadisca?! Si ritorna sempre ai giochi di società di Rousseau in cui si cerca di stabilire che una società raggiunge una convenzione, che prova a permettere la sopravvivenza della maggior parte delle persone, con una sequenza di conseguenze. Tutto questo equilibrio di “io faccio perché tu possa”, viene stravolto da un continuo martellare di “pubblicità” a valori non-valori, a necessità non-necessarie.

Sembra fare scalpore che su di una rete non interrompano un programma per dare l’annuncio della morte di una povera ragazza, travagliata da viva, da incosciente e da morta per dei valori e delle necessità di pochi, pubblicizzate come comuni a tutti. In realtà, finché quel preciso problema non tocca lo spettatore, lui e tutta la sua famiglia son ben contenti di sollazzarsi con dei “sorvegliati speciali” che li fanno sentire un po’ migliori (o forse meno mediocri (vedi sotto)). In fondo è l’equilibrio attuale delle cose: non mi importa di nulla che esuli dal mio piacere e dal mio bisogno; una volta che mi si presenta un problema, non mi importa chi mi ci abbia cacciato, è sicuramente colpa di qualcun altro.

Forse è disattenzione, forse lassismo o forse è semplice istinto di sopravvivenza. Ma spero di avere sempre la forza per lottare contro questi paraocchi e questi scarti dalla normalità.

Se dovessi mai accontentarmi di ciò che ho, staccatemi la spina, vorrà dire che non sarò più in grado di saper lottare per ciò che potrei essere.

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