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[…]Devo stare calmo perché il peggio è ormai passato,
perché tutto scorra liscio, un meccanismo ben oliato,
la gente tutta intorno deve credersi protetta,
perché c’è chi la guida come un cane alla salvezza.
Sorridere, nascondere il male più intimo,
soffocare disagi e lacrime inutili.
Nessun timore mina la tua tranquillità,
il sole splende puntuale. Oh, che voglia ho di vivere.
E quello che sento, allora, che cos’è, se non è paura?
Bisogna ammetterlo, sembra tutto inutile,
bisogna arrendersi o no, al panico?

Nevrastena – Panico

Molto spesso sembra che il mondo vada all’incontrario. Molto spesso accadono cose che ti fan pensare che la maggioranza delle persone non abbia un cervello.

E invece è tutto normale. E in fondo lo sappiamo tutti, ma non vogliamo ammetterlo. Basta pensare al campo sportivo in un paesello, oppure ai quartieri delle grandi città e trasportare quel microcosmo al macrocosmo statale. Per quanto mi riguarda sono sempre stato uno poco abile negli sport (ma non è questo il momento di divagare sui motivi), poco veloce nelle risposte e poco influenzabile dalle mode. Insomma, quello che tanti chiamerebbero (magari anche a ragione): uno sfigato.

E se penso al perché di questo epiteto negativo, mi vengono in mente un po’ di ragioni per cui un paese intero funzioni (?!) così. Al gruppo piace la violenza, piace il potere, piace essere superiori e spacconi, sono tutte cose intrinseche e istintuali che le persone hanno dentro. Se poi si va in giro per una regione a denigrare gli sfigati (dipingendoli come tali), non si può che stimolare quel piacere fondamentale che ognuno ha dentro di sé. Ovvio, poi, che il gruppo faccia gruppo: “ehi, quello dice così! Vuol dire che è vero” e la pancia si unisce ad altra pancia.

(riprendo in mano questo post vecchio di una settimana, giusto per concluderlo, non certo per aggiungere una voce utile al dibattito, che ormai è passato attraverso mille altri eventi)

Il fatto è che accade così in quasi tutto, l’imprinting che da bambini si vive e subisce o crea nelle situazioni sociali, lo si tende a vivere più in grande per le situazioni socio-politiche grandi quanto uno stato o il mondo. Per questo motivo è difficile che al mondo le cose cambino, l’educazione (qualsiasi educazione: sociale, sentimentale … tutte) infantile e adolescenziale condiziona la maggior parte delle scelte future, perché le persone non cambiano, al massimo imparano.

E quello che può fare un “leader” della sinistra in Italia, finché non ci sarà un uomo capace, in questo periodo di “apparenza” più che “sostanza”, sarà mangiucchiare sul divario rosicchiabile, non certo surclassare l’immagine di una coalizione capitanata da uno spaccone che è un po’ quel bullo di paese che i genitori e le coscienze non approvano, ma che gli animi di tutti gli altri bambini adorano; composta da urlatori e agitatori di folle che non risultano capaci perché CONOSCONO i pulstanti da premere per smuovere gli animi e sfruttano soltanto quelli, ma perché non ne conoscono altri, arrivano a capire e assecondare soltanto i livelli istintuali dei moti di sopravvivenza.

Perché non ci vuole molto a immaginare il paese come un’isola e il signore delle mosche o tutti gli altri racconti affollano la mente di chi li ha letti. Mentre la più semplice verità dell’egoismo, è un brutto sputo su di una tela, mescola e sbiadisce i colori, rendendo peggiore qualsiasi quadro.

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