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Ieri sera sono andato “in associazione“, come la chiamiamo, perché non ne potevamo più di stare fermi. Un gruppo che è nato in una settimana, che ogni prova ha sfornato una canzone nuova, che ha vissuto intensissimamente la sua breve vita, ora “campa” di un concerto all’anno, o forse più, VOLUTAMENTE. Ci sono quelle coppie che stanno meglio separate. Bene, noi altrettanto.

Ma quando ci troviamo, non ce n’è per nessuno. Le canzoni ce le ricordiamo a spizzichi e bocconi, uno richiama alla memoria un pezzo che l’altro non sapeva come fare, tutto ricalca orme ormai coperte da altri ricordi. Soffiamo via la ruggine, come fosse vapore che appanna gli occhi e i sorrisi … non ho mai visto quattro pazzi così felici. Eravamo bambini che scoprono ciò che già sanno: di essere liberi.

Il pensiero che ho avuto tornando a casa è stato: “non auguro a nessuno di non riuscire più a provare emozioni”.

Oggi è un giorno diverso. E diverse sono le persone. Le coincidenze della vita fanno sempre sorridere, ma proprio stamattina una persona che, purtroppo, ho conosciuto poco, mi sveglia dal torpore di un viaggio in treno solitario e sonnecchioso, con una frase che butta lì: “ci sono libri che non son di quel momento” o qualcosa del genere. E io, riemergo dalle profondità delle occhiaie pensando che questa frase, stia bene con tutto.

Infatti questa sera ci sta con un’altra situazione: viene chiesto al mio gruppo storico di suonare a Milano (avremo suonato a Milano non più di 5 volte in 11 anni, non è New York, ma è pur sempre Milano), per la prima volta tutti tranne uno rispondono in frettissima affermativamente. Attendo l’ultimo.

Attendo …

L’ultimo …

Chiamo poco fa per sapere se, per caso, non mi fosse arrivata la sua risposta per messaggio. “no, non ti ho risposto” ah “e quindi?!” … “per me no” … “ah … come mai?!” … “per me è la solita inculata” (NdR. che si suoni davanti a poche persone e “lo sbattimento” non valga la candela) … “ah … gli altri han detto sì” … “ah … beh … cosa vuoi che ti dica?!”.

Mi sono arrabbiato (al solito tra me e me … a lui non ho detto nulla, perché ognuno ha le proprie buone ragioni, sempre), perché non capisco una semplice questione: cosa conta per te?!

Posso capire se tu avessi ad aspettarti un party con conigliette di Playboy e un match truccato di roulette russa, ma come può essere “un’inculata” una sera in cui fai ciò che, per i miei parametri, ti piace?! Concordo sul fatto che sia “uno sbattimento” andare fino a Milano (son 40 chilometri da qui, i parametri sono labili e soggettivi, li comprendo senza condividerli), ma se l’alternativa è stare davanti alla tv come tutte le altre sere, non so … a me la bilancia è inchiodata a terra dalla parte di Milano.

Come sempre mi incazzo nel privato, perché so che è passeggera e leggera la mia incazzatura. Mi basta pensare che per lui, magari, un concerto “non è di quel momento” e subito lo giustifico. Ma sarà poi così?!

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2 Comments

  1. bambini che scoprono ciò che già sanno: di essere liberi… fai conto che te l’abbia tumblata, lo faccio qui, ripetendola a voce, complimentandomi per la facilità, ossia il dono che ti tiene la mano quando scrivi di cose che sgorgano dal cuore

    e mi dispiace per la delusione, non ti dico che ti faccia male trattenerla, se sei fatto così ed hai l’empatia tarata sulle ragioni altrui, va bene ma, certo, è giusto che tu t’interroghi sulla possibilità di far da sprone a chi sai che vale eppure s’autozombifica

    • savohead
    • Posted febbraio 27, 2009 at 12:09
    • Permalink

    ‘azie … giusto per chiudere il cerchio … la serata è saltata, quindi niente più concerto … ahah … beyond the damage the mock (so che non esiste e che è scorretto, ma voleva essere una battuta)


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