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Ho imparato a capire che il web è un mondo tanto uguale a quello reale, che ci si ritrovano spesso le medesime delusioni. Sarà forse più adatto al mio modo di cercare, sarà forse che mi son fatto le ossa da solo in questo ambiente, sarà forse che la fruizione a-temporale mi permette di seguirlo quando posso (o voglio), ma mi ci trovo molto a mio agio.

Scopro tante cose che mi piace condividere (con chi non so, anche se mi piace pensare che prima o poi qualcuno faccia click qui a fianco e dica: “diavolo! Che bello”, o qualcosa del genere), ma scopro sempe più spesso di non avere ancora imparato ad approcciarle in modo univoco. Mi spiego peggio: ci sono post informativi, del tipo tutte le soluzioni “verdi” che engadget produce, ci sono post da ridere o da sorprendersi e poi ci son post che vanno alla gola, al cuore e a tutto quanto sappia vibrare … come questo.

E io non so ancora come reagire a queste cose. Sarà la risonanza di cui parlava Gramellini (valida anche per tante altre cose – come tentavo di spiegare ieri, o quando era), ma mi trovo ad apprezzare mille cose differenti in mille differenti modi. Come faccio a far passare ciò che penso senza dare impressioni sbagliate?! Quel piccolo diamante di racconto di Sviluppina è una cosa che ti lascia senza parole (io che sono uno che piange ai funerali che toccano altri, poi, mi sento pure uno stronzo), ma ne vorresti dire così tante che non sapresti da che parte cominciare. Il fatto è che se vuoi essere coerente, non le dici, perché devi rispettare tutto quello che c’è dentro e dietro le parole.

E prima pensi che vuoi che tutti leggano quella cosa e sappiano che c’è chi è capace di sentire tutto quello, ma poi ti arriva il pensiero che l’hai condivisa senza dire una parola, proprio come una qualche vignetta stupida ma che ti è parsa simpatica. E quindi ti viene di commentarlo, quel post, ma non puoi mica aggiungere nulla, oppure non puoi rovinarlo con pensieri tuoi e nemmeno cercare di far vedere che tu sai sceglierti i feed e “splendi” di luce riflessa (questo non lo penso, ma ho notato che qualcuno lo fa).

Ma poi ti trovi lì che ancora hai gli occhi bagnati e un groppo in gola e speri solamente che le persone che scelgono di seguirti, abbiano almeno il sano tatto di comprendere il perché e il come hai condiviso ogni cosa. Speri che l’a-temporalità di questo mezzo, venga sfruttata nel modo giusto da chi capita tra le tue pagine. Sogni davvero che qualcuno venga attratto da quel link e si dimentichi di te, per lasciare le proprie corde a chi le sa pizzicare.

Credo davvero che condividere sia un insegnamento fondamentale che spesso viene sottostimato. E che i grazie non siano mai abbastanza.

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One Comment

  1. buona riflessione e non esiste una risposta univoca

    ad esempio, io seguo Simone / livefast religiosamente da cinque anni e ieri ho visto arrivare il feed, ho letto quello struggente post di sua moglie, ho pianto, ho commentato e la cosa di condivisione successiva che ho fatto è stato inviarlo per mail ad una persona che amo e sapevo avrebbe pianto rivivendo un’esperienza simile

    non ho pensato di sharare, tumblare od altro
    non ho neppure pensato che quel post avrebbe avuto ovvia risonanza e potevo evitarmi forse la sbatta

    ho improvvisato, seguito il cuore e, di certo, non l’ipotesi di illuminarmi di riflesso, quindi, sì, ho fatto da tramite sperando, come dici bene tu, che ci si dimenticasse di me


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