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Penso che spesso i problemi generazionali che insorgono nelle famiglie siano causati dal fatto che:
i genitori hanno i figli che si meritano, mentre i figli hanno i genitori che si ritrovano.

Non sempre è così e a volte nemmeno quando è così, è SEMPRE così. Quindi l’affermazione è precaria quanto me e tutti quelli della mia generazione (quanto odio questo termine, come tutte le generalizzazioni (quanto odio questo termine … (ad lib))).

Io ho avuto e ho tutt’ora dei genitori stupendi, non avrei mai potuto sperare di meglio, non è, per esempio, possibile dire l’opposto, non penso di essere stato (ed essere) un gran figliolo: sono strano e poco comunicativo, sono lento a capire, rispondere e assimilare, son poco socievole e un disastro per quanto riguarda manifestazioni d’affetto famigliare. Ho mille altri difetti che riconosco, ma che tento di risolvere, quando posso, come posso, più che posso.

Ma sono lento, lo ripeto.

E quindi non sono in grado di far altro che analizzare le cose, le persone e le situazioni. Succedono cose e io mi ci perdo senza sapere come reagire, poi, nella calma della solitudine, ci ripenso, le capisco e pondero risposte che ormai son fuori tempo massimo.

Per questo capita spesso che io non “vada d’accordo” con i miei genitori, non perché io non condivida molte delle loro idee, capacità o azioni, ma spesso perché non sono in grado di essere come vorrebbero, come dovrei o come penso saprei.

La cosa buona è che spesso tutto questo è una palestra. Sarà forse quella cristiano-cattolica idea del dualismo pena-redenzione, tanto radicata in me, ma ogni volta che l’onda dei miei mi sovrasta, in reazione a qualcosa che non sono, io ingoio, convinto sia giusta e doverosa tutta quella energia soverchiante. Convinto io mi meriti il peggio.

I miei genitori non sono cattivi, non sono incapaci e, soprattutto, sono intelligenti. Per questo motivo condivido spesso quello che mi scaricano addosso. Giustificato o meno, corretto o meno, prendo tutto quello che scagliano in movimenti di suono, nel profondo. Sicuro di avere bisogno di tutto questo, del mio tempo e di una sana dose di pazienza, per rimettere in ordine i pezzi e ricominciare a ricostruirmi da capo.

È un’ottima palestra, perché tutto quello che verrà sarà più leggero, o simile e quindi affrontabile con cognizione di causa. Spero solo di non sbagliare a fare il callo, per poi diventare insensibile a questi e altri strattoni, perdendo così dei pezzi di vita e facendoli perdere a chi potrei regalare stelle.

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2 Comments

  1. segnalo un refuso (mio talento rabdomante al tuo servizio)
    terzo paragrafo: assiLmilare

    poi mi sento di dirti che non farai mai il callo, non diventerai insensibile, rassegnati .-P

    • savohead
    • Posted marzo 20, 2009 at 23:45
    • Permalink

    corretto, grazie … ma sicuro che me ne son lasciati scappare (e persi) mille altri, di refusi, anche peggiori …
    per il callo, vedremo, speriamo, morirò cagando …


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