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Oggi son tornato (grazie mille) a mangiare da Giorgio. E, come sempre, è stato interessante, stimolante e un po’ perfetto, perché ogni cosa che si vive, quando la si vive, se ti lascia più su di quando l’hai cominciata, vuol dire che ci stava perfetta.

Ci son tornato a piedi, che tanto non ci vuole poi molto. Il fatto è che con la lentezza dell’andare a piedi, più che vedere meglio quanto schifo la gente getti per strada, te lo godi di più. Ho sempre notato, e mi son sempre chiesto quale modo idiota di pensare debba starci dietro, cosa porti una persona a farsi chilometri e miglia per arrivare in un posto, in piena strada di passaggio (perché la strada sopra casa mia è larga meno della mia camera da letto) e lanciare fuori dal finestrino (perché non penso si degnino di scendere) un sacchetto rigonfio di chissà cosa.

C’è un simpaticone che da qualche tempo gioca al gratta e vinci. Ho immaginato che giochi dopo essere stato a prendere un caffè, al bar in centro, poi sale in macchina con il collega di lavoro, passano per le viuzze e qui, davanti al cancello di casa mia, immancabilmente, anche un po’ tristemente, perde. Ma deve avere una grande sfiga, perché ne perde un bel po’ di questi tentativi di cambiar vita. Non lo biasimo per il tentativo, lo odio alquanto per la beffa che scarica a chi non ha colpa per il danno.

Più per l’ambiente, quindi, che per la loro chance di diventar nababbi, auguro loro di vincere. Con tutto il cuore.

Quello che, però, mi fa saltare il medesimo cuore, è l’assurdità di alcuni particolari. Ora, non dico che il mio paese sia il più bello del mondo, che vada difeso perché è mio e voi stronzi non avete il diritto di venire a rompere … insomma, le idee ombelicali e assurde di un appartenenza inversa a quella naturale tra luogo e abitante, non sono proprio mie; ma c’è un cacchio di meccanismo basilare che mi si muove dentro e che, come spesso accade per i pensieri, non riesco a capire come mai non lambisca le menti altrui: se fosse il mondo a buttarci dello schifo nel corpo, ogni volta che ne avesse voglia o motivo, saremmo estinti da parecchio.

Se solo quell’infimo essere che s’è preso la briga di parcheggiare l’auto in mezzo alla via, scendere, scaricare una sdraio rotta, arrampicarsi su di una rete (perché deve averlo fatto così, dall’altra parte c’è un dirupo e un torrente, non penso abbia risalito la corrente del fiume per venire a far pic nic) e gettarla al di là del ciglio della strada (che se proprio vuoi fare una cosa così, falla dove la rete diventa muro, così non ti vede nessuno e puoi negare di averlo fatto) perché: cuore non vede, occhio non duole (perché se ti avessi visto farlo, non pensare saresti ancora in possesso dei bulbi oculari), vuol dire che sei consapevole di essere stronzo. Giusto stronzo, che sarà mai, una di quelle cacche galleggianti in mezzo ad altre cacche in una cloaca di cacche, quindi nemmeno degna di nota. Ecco, se solo quell’essere si potesse pigliare il corrispondente di una sdraio per terra, in cellule tumorali purulente ad altezza colon-retto, io sarei già più sereno.

Ma no, il mondo è apparentemente ingiusto, dico apparentemente perché a occhio umano ti arrivano quasi solo ingiustizie, le cose giuste le noti (e non le notano tutti) anche perché son rare. E quindi pensi che questo s’è pure impegnato per fare una cosa stronza, ma quello che gli ritorna, magari, è un’influenza ogni 4 anni e niente più.

Una mattina, delle tante mattine, in cui prendevo il treno, sempre nello stesso punto della stessa stazione, ho visto la stessa persona che riesce a fumarsi due sigarette prima che arrivi il vermone di carrozze. Questo, davanti a sé, aveva una cappella sistina di mozziconi, un dedalo intricatissimo di cilindretti schiacciati e spenti, un affresco al triste vizio. Un flash mi ha fatto sorridere. Un giorno, quando sarò morto, mi baloccherò con l’andare a scovare questa persona, citofonargli, sorridergli e sommergerlo di tutti i minchia di mozziconi che ha gettato in tuuuuutta la sua vita. Che li mangi, che se ne strafoghi, che li prenda nel naso, nelle orecchie e in tutti gli orifizi del caso, che li ingoi senza masticarli, che non riesca a digerirli e che il suo sudore, a imperitura memoria, puzzi di egoismo viziato.

Son ben conscio di fare stronzate assai più grandi, gravi e grevi, ma quando qualcuno non capisce che l’unico gesto possibile verso un mondo che quieto, buono e tranquillo, ci permette di provare anche solo per un poco il piacere d’esser vivi, è la gratitudine, mi sale una rabbia che se avessi una dinamo alle palle, illuminerei NewYork.

Quindi, buona fortuna cari miei, spero che almeno un po’, il tumore che verrà a me e non a voi, sulla coscienza vi pesi (ovviamente fino al momento in cui, da morti, verrò a citofonarvi).

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2 Comments

  1. oh quanto mi piaci, incazzato .-P
    comunque è vero, sì, gli accidenti vanno a trovare più volentieri quelli che se la pigliano a cuore, non c’è come la coscienza per rovinarsi la salute .-(

  2. due volte ho percorso lo stesso tragitto a piedi.
    una a notte fonda, l’altra durante un fitta nevicata.

    casualità.

    talvolta è solo questione di punti di vista.
    o di fortuna.


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