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Ieri ho esternato ciò che pensavo di chi inquina (nel piccolo, pensando al grande (ché a tre chilometri c’ho un bel cementificio che si finge inceneritore e ringrazia i residenti con un sacco di aria buona)) e subito ho pensato fosse facile suscitare un moto (negli unici lettori) di consenso o dissenso con una forte caratterizzazione o, semplicemente, con l’affermazione d’appartenenza.

In fondo, chiunque, ama i “flame”, ovvero quei lunghi polveroni che si abbassano il giorno seguente (ad andar bene), nei quali ognuno sfoga quell’azione tensionale che è il leggere, con un moto distensionale che è lo scrivere. Chi infiamma la miccia è lì che guarda contento di aver scatenato qualcosa, sicuro di aver aggiunto un po’ d’informazione nelle menti altrui e, perché no, convinto d’aver ragione, nonostante ci si dimeni come lucertole a dargli addosso (ovviamente, ieri, da me non è successo nulla di tutto questo e non penso succederà mai, non ho l’acume e la saggezza per dire alcunché di infiammabile).

Il fatto, però, che mi è venuto alla mente ieri, mentre scrivevo, è anche che il mio amato Gandhi non è visto (forse, non lo so, non ho troppa gente attorno che parli di Gandhi come si fa di Facebook (no, vabbeh, quest’argomento è pure troppo, facciamo di “pasta al sugo”)) come uno che si sarebbe mai incazzato. Il suo idilliaco affresco che giunge alla gente è quello di uno buono, sì, ma forse troppo buono per essere preso sul serio in un’era come quella attuale.

Sono convinto anch’io che con tutti i cambiamenti in atto e passati, il suo ruolo avrebbe potuto essere molto più influente, potente e fondamentale, ma avrebbe anche potuto passare sotto silenzio ed essere totalmente infruttuoso (tutto corre troppo veloce e per vie sghembe, chissà se sarebbe stato in grado di essere al passo con i tempi).

Quello che, però, volevo dire, è che pure lui, nel suo piccolo, si doveva incazzare di brutto. Insomma, lo devono proprio aver portato a quel picco in cui uno si ferma, bolle, sbrocca e poi si calma, guarda tutto con i colori più vivi (come in questi giorni di vento) e si fa una gran risata. Poi respira e passa il resto della vita (o della giornata) a sorridere quieto, splendendo tutto quello che riesce a comprendere verso chi è abbastanza intelligente da sentirlo.

Insomma, azione-reazione, come sempre. L’importante è la capacità di gestire e direzionare la giusta intensità di quella forza che tutti abbiamo, ma che ci dimentichiamo di poter utilizzare. Per comodità, lassismo o semplice noncuranza.

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