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In questi ultimi giorni la caldaia di casa mia ha deciso di fare le bizze. Non solo la contingenza con i lavori (speriamo imminenti) per la conclusione del mio appartamento, rendono la cosa ancora più irritante, ma è proprio che io, con l’acqua, ho sempre avuto un qualche problema.

Quando un signore è venuto a scuola, alle medie, a dirci che l’acqua è un bene prezioso e che io fossi la più grande causa di carestie per milioni di altri bambini, ho capito che io e l’acqua avremmo avuto parecchi problemi in futuro. Non che non mi lavi, anzi, penso di essere al limite del compulsivo (non cambio sapone a ogni lavaggio, ma preferisco di molto alternare qualsiasi attività con ALMENO una bella sciacquatina).

Questo mi porta spesso a pensare a un mucchio di cose. Sotto la doccia ho sostituito il cantare con una serie di riflessioni che mi portano spesso a incipit del genere, in conversazioni colloquiali: “giusto l’altro giorno, in doccia, pensavo …”, “m’è venuto in mente, in doccia, che …” e via discorrendo, lasciando perplesso chi non mi conosce bene, che si vede, suo malgrado, di fronte agli occhi un’immagine non proprio splendida del proprio interlocutore (già poco splendido con indosso dei vestiti).

Comunque. Ieri la caldaia ha deciso di non fornirmi acqua calda per dei buoni venti minuti (a intermittenza, non sono poi così un mostro e un pirla da tenere aperta una doccia venti minuti, andavo e venivo dal bagno alla sala caldaia per dei match di boxe e snocciolamento santi) e tutti i pensieri sull’acqua son tornati insistenti a bussarmi alla testa.

Sprecare l’acqua – da piccoli ti insegnano che l’acqua non va sprecata. Concordo, ne abbiamo poca (sia poi così vero, non è dato sapere). Ma quello che mi è rimasto in testa della presentazione scolastica è quel filmatino stupido in cui un bambino si lavava i denti lasciando aperto il rubinetto durante tutto il processo. Il serbatoio d’acqua che si nascondeva sotto quel temibile buco nero (dal quale ho sempre sognato potessero uscire i più terrificanti esseri, pronti a cibarsi delle mie dita, occhi e tutto quanto), raccoglieva qualcosa come dieci volte il volume del bambino in acqua, per ogni volta che ci si lavassero i denti. Ora, se da una parte tutto questo non giovava all’insegnamento di combattere tartaro e carie che i genitori faticavano a inculcare nelle menti bambine, dall’altro lato, rendeva benissimo l’idea dello spreco. Ma non so quando mi venne in mente di porre in dubbio questa affermazione, fatto sta che un giorno mi chiesi: “ma che cazzo di fine farà l’acqua dopo il rubinetto?!”. Intendo, c’hanno appena insegnato il ciclo dell’acqua e poi ci spiegano che siamo dei demoni capaci di arrestarlo e far morire dei nostri simili?!

Non dico che ricostruire acquedotti e case con un migliore utilizzo dell’acqua (tipo che quella che scende dal lavabo possa essere filtrata e buttata nel serbatoio del WC) sia fondamentale o risolutore, ma anche solo presentare la cosa come è a dei bambini nel pieno dell’imprinting, non sarebbe un male. E visto che in qualsiasi città d’italia ci sono SEMPRE dei lavori alla rete fognaria, non sarebbe il caso di prendere in considerazione una qualche soluzione sostenibile?!

Tu chi sei?! – Spesso mi vanto di fare docce brevi, perché mi accorgo immancabilmente di stare sprecando troppa acqua per una pratica pratica, che dovrebbe limitarsi al tecnico sgrassamento dermo-pilifero, punto e stop. Ma ieri mi sono perso via a incazzarmi con la caldaia perché il freddo mi annientava il respiro. Ovviamente il primo commento di mia madre è stato: “non hai fatto il militare”. Nonostante mi affascinino i collegamenti cerebrali, la cosa mi ha fatto non poco riflettere (nei 4 minuti e 37 della seguente doccia tiepida). Non ho fatto il militare per disturbi, congeniti e non, a un bel po’ di parti del corpo. Ma se anche fossi stato sano come un pesce, non sarei stato in grado di respirare sotto un getto d’acqua ghiacciata. Non so per quale motivo, ma i miei polmoni non resistono, sembro il suddetto pesce al contrario, boccheggio sott’acqua senza che della vera aria mi entri dalla bocca, solo lame ghiacciate e tanto mal di testa. E subito il pensiero va al mio giornaliero omicidio. Quanti bambini come me io sto uccidendo rifiutandomi di fare una doccia perché fredda?! Quanti di loro adorerebbero e ringrazierebbero la vita intera per avere una misera quantità d’acqua fresca?!

Dopo l’acqua il mondo! – Nei miei soliti deliri, penso a cosa si potrebbe fare per portare l’acqua a chi ne ha bisogno e toglierla a chi la spreca. In uno dei milioni di scenari socialisti che mi ritrovo a vivere, penso a quanto sarebbe naturale e naturalmente gestito (seppur assurdo) un mondo senza soldi. In cui ognuno non abbia altro interesse e bisogno, che non sia il sopravvivere. Per forza di cose la propria sopravvivenza comporterebbe la sopravvivenza della specie in sé, naturalmente selezionando chi è maggiormente in grado di fornire soluzioni comuni e segregando chi cerca di accaparrarsi risorse o beni più del necessario o dovuto. Nonostante il gran trambusto sul preservativo di questi ultimi giorni (sempre confermata la regola che “anche una cattiva pubblicità è PUR SEMPRE pubblicità”), sono convinto che se solo un controllo maggiore delle nascite fosse semplicemente e strutturalmente insegnato a chi non ha accesso a risorse e conoscenze, un passo avanti verso una migliore gestione del globo sarebbe possibile. Insomma, l’AIDS sarà pure uno dei fattori principali, ma focalizzarsi su quello, porta a dimenticare altre implicazioni che gioverebbero dall’utilizzo sensato di un contraccettivo (quasi) sicuro.

Sto generalizzando e abbracciando troppi argomenti, concordo, ma i solipsismi son quasi sempre deprecabili, quando rimangono chiusi in se stessi, per questo, chiedo scusa, utilizzo questo mezzo, per esprimerli, condividerli e comprendere meglio i problemi. In effetti, non andando a fondo con alcun dato e sbocconcellando qui e là in aree economico-sanitario-politiche, non faccio altro che stuzzicare curiosità futili ed effimere, ma penso non si debba mai lasciar assopire quella parte di mente caratteristica dell’adolescenza che fa passare dal porre domande ai genitori, al porle a se stessi, alla ricerca di ulteriori domande che, come scalpelli, sappiano forgiarci unici e distinti.

Spero che la TV (visto che non la guardo) stia parlando del forum internazionale in corso, che cerca di parlare di soluzioni e problemi riguardanti l’acqua e tutto ciò che a essa è correlato. Senza troppo dare voce a papi, pupi e pippe.

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