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Ho sempre creduto che se una persona avesse problemi con tutti, i problemi non fossero di tutti.

Ma mi capitano continuamente casi in cui una buona quantità di persone sembrino ipnotizzate da un’entità eterea che le porti ad agire, parlare e pensare in modi alquanto scomodi o poco consoni, pur rivalendo presunte sanità mentali e traballanti ragioni.

Sarà che ho la faccia da perno, ma mi è capitato proprio ora uno di questi fulgidi esempi di smarrimento in apnea.

Quando ho deciso di mettere a posto la casa, ho chiesto in giro se qualcuno conoscesse un geometra affidabile e poco oneroso. Sono contento della scelta che ho fatto, perché chi sta portando avanti il progetto è molto scrupoloso (pure troppo, a volte). Ma le persone che lavorano per lui, non avrebbero potuto offrire un servizio di qualità ad un prezzo ragionevole. Mi sono rivolto, allora, ad un altro geometra, perché la sua impresa assicurava di poter portare a termine i lavori in meno tempo e ad un prezzo abboradabile.

Questo, però, ha portato ad una situazione in cui gli attori in campo sono tre. Ma io non ho troppo il senso del limite e ci ho piazzato dentro anche un quarto simpatico elemento: l’installatore di pannelli solari.

Sono state varie le peripezie che mi hanno visto al telefono per pomeriggi interi a cercare di mettere d’accordo l’uno con l’altro e poi l’altro ancora, per poi tornare indietro al primo e scoprire che non fosse più d’accordo con se stesso e mi costringesse a rifare il giro.

La settimana scorsa ho deciso di dare una mossa alla situazione, ho fatto incontrare i due geometri e ho detto loro: “io ho questo, questo e quest’altro intento, riuscite a iniziare ‘sti benedetti lavori prima che scadano i DUE ANNI dai nostri primi contatti?!” Ovviamente le risposte sono state variegate, evasive e positivissime. Ovvio, è sempre tutto imminente e pronto, a parole.

Il mio lavoro attuale mi impegna il martedì e il giovedì in trasferte a Milano, l’ho specificato più volte a entrambi, al telefono, a voce, via posta. Dunque si rimane d’accordo di vedersi qui, a casa mia, la casa nella quale dovranno fare i lavori, OGGI (mercoledì), così tutti sarebbero stati disponibili. Dopo una breve attesa di due ore e mezza (in realtà non me ne sono accorto perché stavo lavorando), decido di chiamare il geometra che progetta, non quello che costruirà, perché son più in confidenza con il primo:
“Pronto, ciao … sono Simone”
“Oh …
..
.
..

ciao Simone”
La deduzione non è il mio senso più acuto, ma in quella pausa mi son quasi sentito Holmes e stavo per interloquire con Watson quando…
“Non te l’ha detto?!”
Ovvio, come per le affermazioni, i geometri hanno una semplice e sistematica falla, si dimenticano di incasinarti la vita, ma si ricordano sempre il modo di far ricadere su altri la colpa.

Viene fuori che si sono sentiti tra loro (e questo mi avrebbe fatto gioire nudo gridando “Eureka!” giorni e settimane, se fosse accaduto qualche anno fa e avesse accelerato anche di mezza giornata il lavoro, ma no …) e avevano deciso di vederci-si domani, “… verso le 5, pensavo te l’avesse comunicato”. Ora, su chi ricadesse l’onere di informarmi, non voglio disquisire, visto che ho una concezione errata della realtà e tendo a farmi scrupoli doppi e, fossi stato in loro, avrei comunicato COMUNQUE la decisione, sia che lo dovesse fare qualcun altro o meno; ma c’è una lieve, lievissima crepa nell’ingranaggio perfetto postulato dai due: CHI CAZZO GLI APRE LA CASA?!

Per sana fortuna ho dei capi troppo buoni e mi assicurano non sia un grave problema non presenziare domani, ma mi piacerebbe proprio negarmi al campanello, giusto per vedere le facce, la mimica, la prossemica e vedere se qualcuno scafagni in testa allo smemorato un bel tubo di ghisa per fargli capire che non è una passeggiata mettere d’accordo due geometri, un idraulico e un elettricista.

Ora, non ho mai avuto a che fare con questo tipo di persone, ma avendole scelte in base a lavori precedenti, deduco che QUESTO MIO non sia il loro primo impiego. Come cacchio hanno fatto finora?! Dove hanno vissuto?! Chi ha parato loro le chiappette in momenti di vera responsabilità?!

Ok, vivo sbagliato se penso che la meritocrazia possa esistere al mondo d’oggi, ma com’è che se faccio una cazzata io, oltre a sorbirmi prediche e rischiare il posto, mi sento in colpa incommensuratamente, mentre questi esemplari (e molti altri taciuti*) fanno cose assurde e passan sotto alzate di spalle?!

Preferisco rimanere perno, preferisco sentirmi sbagliato, nonostante faccia male al cuore, pur di rimanere sincero e presente a me stesso. Penso di essere nel giusto e questa moneta vale molto più di qualsiasi altra.

  • Sarà la mia faccia da perno, ma se si devono fissare le prove di un gruppo musicale, mi sembra ovvio che chi prenoti la sala comunichi agli altri quattro il giorno e l’ora, non che tutti e cinque debbano scervellarsi sul chiedersi chi possa aver prenotato e chiamare a caso per sapere se e quando si suoni; credo naturale che se un collega ha inviato dei disegni a un cliente perché questo li modifichi, costui non abbia alcun motivo di scrivere a me perché io chieda al collega cosa intendesse dire.
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3 Comments

  1. amico mio, stai scoprendo alla grande il lato terapeutico del blogghe ed ora ti rivelerò il segreto di Pulcinella: a tutti noialtri voyeurs piace da matti farci i cazzi degli altri, in ispecie quando se ne avverte l’urgenza che si fa ottima narrazione in lessico felice

    ok, magari questa non è solidarietà esplicita per le tue traversie, ma so che apprezzi l’ennesima concione sul perché siam qui .-D

    • savohead
    • Posted aprile 1, 2009 at 21:34
    • Permalink

    sempre pronto, attento e gentile … pure troppo …
    Grazie d’aver condiviso segreti, anche se di Pulcinella.
    Mi ha ricordato una splendida scena di “Oltre il giardino” nella quale Peter Sellers rende felice un individuo ambiguo dicendo una cosa per lui tanto semplice: “a me piace guardare” (l’apoteosi dell’idiot savant, geniale quel film).

  2. cax, uno dei miei preferiti in assoluto, lo riguardo con una certa regolarità, tutti dovrebbero


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