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Quando ero ragazzino, avevo un amico speciale, uno che ho sempre considerato il mio migliore amico (il finale di “Stand by me” può far capire meglio cosa io intenda). E penso che tanta gente ne abbia avuto uno così. Il fatto che io l’abbia cambiato, può far pensare io sia ingrato, bugiardo o stronzo. Beh, non posso smentire queste ultime accuse, ma posso solo far notare che, da allora, ho imparato (ma soprattutto disimparato) un migliaio di altre cose.

In fondo, le persone non cambiano, possono solo imparare. E io ho imparato che quel ragazzo, quel tipo di persona, quel modo di pensare e agire, non fanno per me, non sono e non sono compatibili con i miei. Non che non ci starei bene, ho passato momenti che ricordo e rimpiango ancora, insieme con una persona così, ma oggi come oggi, il mio equilibrio non mi permette di includere una personalità così ingombrante e “vibrante”.

Un piccolo ricordo che conservo di lui è una cosa assai stupida, inutile e avulsa da molto altro, ma mi ritorna spesso in mente come sorriso e come monito. Si tornava a casa da scuola, erano le medie, e lo si faceva con un autobus scassato, in cui il microcosmo di nonnismo e altre forze era indescrivibilmente denso. C’era una di quelle ragazze che, non sai com’è, ma ti lasciano lì ebete, che ti chiedi: “boia, l’avrei mai sognata così bella?!”, che proprio ha tutto bello, anche preso singolarmente. Beh, fatto sta che questo mio amico non era proprio un adone, ma era convinto di esserlo*. Buon pro gli faccia.

Una mattina ci si sposta alla fermata e questo angelo di ragazza, più grande di noi di qualche anno, attacca a parlare, come ogni giorno, un po’ con tutti. Passa qualche frase e, di colpo, tutto si ferma, io, già lento allora, mi chiedo: “che le ha detto?!” e riavvolgo la pellicola per riascoltare quella frase (niente di che, ma lampante):
“Non noti niente?!”

L’imbarazzo tagliabile con una motosega ben oliata era calato perché la ragazza non voleva palesare il fatto di non averlo mai considerato come oggetto degno di nota e passibile di mutamento antropomorfico.

Ma come in quella splendida scena di Monsters & co. nella quale Mike Wazowsky viene coperto dal logo della ditta, nello spot pubblicitario; anche il mio amico non si accorse di quel lentiiiiissimo e pesantiiiiiiissimo trascorrere di secondi. “Ho tagliato i capelli!”.

L'”oh” di risposta è un suono che ancora oggi, gli studiosi incapaci nel mio cervello, tentano di riprodurre inutilmente: comico, grottesto, irreale, instabile, pieno ed etereo al contempo.

Bene, tutto questo per dire?! Ah, sì: che prendo quell’episodio come memento in mille occasioni. Ovviamente, questo post è l’assurdità che vanificherà ogni sforzo (sforzo?!) sinora portato avanti.

Io voglio essere la persona che ti aiuta senza farsi vedere, voglio essere la musica che ti consola senza farti accorgere di nulla, voglio essere un amico senza il peso che ne comporta, voglio essere la cura per ogni male alla mia portata**. E ci sono cose che imparo man mano, mi portano a crucciarmi per ciò che ho fatto senza criterio, prima di sapere; ci sono cose che non riesco a imparare, mi portano a evitare di agire, per paura di sbagliare; ci sono cose che non mi accorgo di infliggere. E di conseguenza non mi faccio perdonare. Ecco, chiunque possa sentire dovuta questa parola: che possa scusarmi.

Cerco in ogni modo di agire per il meglio, senza chiedere i soldi che mi spettano a editori che me ne dovrebbero, senza andare sino in fondo quando qualcosa di ingiusto si abbatte su di me (sempre sia circoscritto alla mia persona, perché finché posso sopportare, perché lamentarsi e creare ulteriore e inutile rumore?!). Insomma, questo post vittimistico vorrebbe solo chiarire che cerco di non fare la vittima :). E allo stesso tempo, questo post sborone, vorrebbe chiarire che cerco di non far pesare a nessuno ciò che in realtà faccio.

Di tutte le cose che, con un minimo sforzo, porto avanti, però, ce n’è una che mi riempie d’orgoglio per la sua semplicità: ho un computer, connesso continuamente a internet, lo utilizzo per più ore al giorno, ci lavoro, ci scrivo, ci gioco, ci leggo e ci faccio mille cose; ma c’è una cosa fondamentale che mi porta a lasciarlo acceso più a lungo possibile (e non è aMule!!!) e si chiama BOINC.

BOINC manager è un semplice client che si connette alla rete (a una propria rete all’interno della rete) e permette a chi ne ha bisogno, di sfruttare un po’ della mia potenza di calcolo, per risolvere problemi. C’è la possibilità di offrire questo a progetti discutibili (il SETI è una gran bella cosa, ma sono abbastanza convinto che gli alieni li scopriremo per caso e, sempre noi li si possa vedere, saranno troppo lontani per essere raggiunti in tempo utile), ma c’è anche la possibilità di aiutare la World Community Grid (per esempio) a computare soluzioni possibili per malattie come il cancro o la malaria.

Ovviamente non sono l’unico a utilizzare questo strumento, non è questo un vanto, ma penso sia l’esempio perfetto di come un mattoncino giallo “da due”, possa aiutare quel bambino stupido che è il mondo a costruirsi qualsiasi fantasia il Lego possa permettere. E, nonostante sia una cosa semplice, piccola, “minore” nella vita di tutti i giorni, ti regala una quiete di spirito che è il perfetto terreno per coltivarne mille altri, di progetti così***.

* ovviamente gli psicologi avrebbero argomentato il fatto che lui fosse anche più debole di quanto apparisse, o addirittura più debole di tutti, ma si atteggiasse a “forte” per sopperire a questa debolezza, ma si sa che gli psicologi son buoni solo per i deboli di mente (senza offesa per gli uni e per gli altri)
** ogni lettera di questa frase andrebbe linkata a una canzone che ne esprimerebbe assai meglio il senso, ma teniamo “La cura”, come esempio migliore.
***non ho ricevuto alcun compenso per questa manfrina su BOINC (lo scrivo in maiuscolo perché è scritto così sul programma stesso, non per sottolineare), non inserisco il link perché non sembri pubblicità o che.

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4 Comments

  1. Epperò se non chiedi i soldi che ti spettano a editori che te ne dovrebbero, fai un cattivo servizio non solo a te stesso, ma anche a tutti gli altri che sono nelle tue stesse condizioni. In questi casi, secondo me, fare ‘rumore’, come dici tu, è indispensabile. Solo col rumore certa gente ci sente, e non perché sia sorda.

  2. p.s. Hai l’ora del blog di due ore indietro 😉

    • savohead
    • Posted aprile 6, 2009 at 13:25
    • Permalink

    mmh … concordo (per l’ora e per il cattivo servizio agli altri), ma spero sempre nella diversità tra le persone, visto che gli altri avranno “le palle” di rompere agli editori, sapranno farsi valere e pagare. Per quanto mi riguarda, mi reputo comunque pirla, visto che non è un piacere, quello che mi devono, ma sta scritto su di un contratto, mica solo nella mia testa :).
    Ora cerco il modo di modificare l’ora (ora come ora, non so tutt’ora come farò, ma non vedo l’ora).
    Rileggendo, invece, penso di dovere una spiegazione su quella cattiva pubblicità agli psicologi, mi ci vorrà un pochino per non risultare troppo concentrato o criptico, ma ci proverò.
    Grazie di lettura e occhio critico

  3. chiama l’editore o i soldi li vedi nel 2012.


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