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Il mio è un semplificare, lo so. Ed essere contro qualcosa è spesso un errore in cui è facile cadere, quando si vive quell’esperienza.

Vorrei spiegare meglio (sempre io sia in grado) il mio pensiero sulla categoria degli psicologi. In primis vorrei chiarire che non miro a sostenere l’inutilità di suddetta professione, né a relegarla a mero lucro; ma sono fermamente convinto che in una società migliore, tanti problemi sarebbero evitabili, riducibili, diluibili e, infine, gestibili con meno pene e con buona pace di questi operatori sociali.

La persona umana ha un cervello funzionante in infinite e incredibili possibilità, ovviamente non riducibili in schemi prevedibili o generalizzabili. La società umana ha dinamiche autoimposte e dettate dalla sopravvivenza, dalla morale (sempre autoindotta) e da qualche altra forza percepibile e direzionabile.

I problemi psicologici delle persone sono figli di cervelli e società. La soluzione di questi problemi è da ricercare in queste due macroaree.

Pur essendo apertissimo al dibattito e a cambiare idea, reputo assai plausibile che se solo le persone imparassero a gestire meglio i rapporti interpersonali e le proprie pulsioni egoistiche, sarebbero maggiormente in grado di educarsi a un’igiene mentale sana e positiva.

In fondo gli psicologi sono dei “sostituti illuminati” di un’entità quale un amico, un alter-ego pensante, un famigliare educatore; un qualcosa che all’individuo “manca” per rimanere in una carreggiata che, oltre a non farlo stare “male” con se stesso, non lo renda “ghettizzabile” da parte della società.

Insomma, se solo le persone fossero un po’ più empatiche, educate e rispettose, ci sarebbe molto meno bisogno di questi psicologi poco utili per tanti, ma ci potrebbe essere più possibilità di azione per psicologi più utili per pochi che realmente necessitano di aiuto.

Pur razzolando peggio (non male, proprio peggio), penso che se solo chi “ha un problema” parlasse con un amico, un parente o un passante, senza paura, senza remore e con la semplice umiltà di ammettere di poter sbagliare (o essere sbagliato), ci sarebbero meno nevrotici, più sorrisi, meno bisogno di botulino per distendere le rughe di cruccio e più tempo per altre cose importanti della vita. Come, magari, l’amore … che un po’ è psicologo.

Che se ci pensi, gli amici son gratis, i parenti ancor di più (a volte ti danno loro dei soldi), mentre gli psicologi li paghi. È anche giusto, hanno studiato e lo fanno per lavoro. Ma vuoi mettere l’agio di un amico? La familiarità d’un famigliare?

Vedo troppa gente dare per scontato l'”avere bisogno” di uno psicologo, per poi arrivare a dire “non ho nulla da dirgli”, come fosse un obbligo andarci e fosse un onere trovare argomenti d’analisi.

Insomma, non è che io abbia nulla contro gli psicologi, in realtà; è l’uso che la gente ne fa, che mi sconvolge. È la palese ammissione di essere troppo svogliati per affrontare la vita e troppo presi da sé per accollarsi le proprie responsabilità.

Ps. ho scelto un tema più leggibile per questo spazio, perché mi spiace dare fastidio agli occhi di chi ha la bontà di leggermi. Spero piaccia un po’ di più a tutti (tutti?!)

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11 Comments

    • cyb3rs1x
    • Posted aprile 7, 2009 at 17:53
    • Permalink

    Il problema sta proprio lì: l’amico/parente/familiare non è soltanto un non professionista, ma anche qualcuno che ha in un certo qual modo dell’affetto per te. Questo lo rende per forza di cose troppo legato a te, e sta proprio qui la differenza con uno psicologo, che invece non ha nessun tipo di legame con te se non quello professionale.
    Ergo ha più probabilità di essere oggettivo con i tuoi problemi.
    Poi che le persone sbaglino a rivolgersi a loro, questo è senz’altro vero. Ma qui sta la professionalità dello psicologo, oltre all’intelligenza di chi ci va: dovrebbe capire l’atteggiamento del paziente. Il problema è che ci sono troppi pseudo-professionisti, che piuttosto che dirti che non hai bisogno di loro farebbero carte false.

    • cyb3rs1x
    • Posted aprile 7, 2009 at 17:55
    • Permalink

    Tra l’altro, nei rapporti amorosi c’è una difficoltà oggettiva nell’essere completamente sinceri. E a ragione. Non tutti capiscono e sono capaci di essere se stessi, e molti problemi derivano proprio da questa difficoltà.

    • savohead
    • Posted aprile 7, 2009 at 18:41
    • Permalink

    Concordo pienamente. Il mio punto di vista è un po’ troppo diretto ed “estremo” (ripeto, penso che sia dovuto all’esser rimasto “scottato” di persona). I legami affettivi o parentali possono ostacolare la messa a fuoco dei problemi o l’oggettività delle critiche o dei sostegni, ma il punto che volevo passasse è proprio quello che hai specificato (diavolo, se solo fossi un po’ più chiaro e meno arrovellato). Chi “ha tanto bisogno” di uno psicologo, potrebbe benissimo scendere dal proprio piedistallo, imparare a comunicare realmente, catalogare e valutare i propri “problemi” con un briciolo di cervello; chi fornisce un servizio, dovrebbe poter esercitare la professione per passione, per vera empatia e concreto interesse verso la psiche, il soggetto e la persona, e non più perché deve sbarcare il lunario.
    Per quella boutade sull’amore, penso di aver riesumato il mio eterno e sconfinato, nonché stupido, romanticismo sciatto. Parlavo dell’amore in sé, non solo di una persona amata che possa supportare. Diciamo che l'”essenza” amore, se provata, cercata, vissuta e pianta, saprebbe risolvere un gran mucchio di problemi (oltre che causarne altrettanti).
    Grazie mille dei commenti e benvenuto/a (ora seguo il link, se c’è …)

  1. che è successo a questo blog?

    • savohead
    • Posted aprile 8, 2009 at 13:50
    • Permalink

    eheh …
    personalmente avevo bisogno di riuscire a leggere i commenti (la piccolezza e il poco contrasto dei caratteri precedenti erano la morte della mia anisocorìa).
    Spero non faccia troppo schifo. Ho pescato dai temi forniti aggratis e ho scelto quello che ho pensato fosse il meno stancante.

  2. Molto bello il tema 🙂

    • savohead
    • Posted aprile 11, 2009 at 02:55
    • Permalink

    sono contento piaccia.
    Metterò sempre dei post scriptum devianti dal tema del post, raccolgono più consensi delle mille righe precedenti … che sia un velato messaggio?! eheh …

  3. la penso un po’ come te, sugli psicologi. E sugli amici. E’ che non tutti ce li hanno, gli amici. E la famiglia forse una volta aveva quella funzione lì, adesso ce l’ha solo se sei molto fortunato ( io lo sono)
    E vogliamo parlare della funzione psicoterapeutica fai da te del blog? 😉 😉

    • savohead
    • Posted aprile 13, 2009 at 23:55
    • Permalink

    eheh … qui si aprono mille parentesi, che vanno nel particolare e potrebbero completare il pensiero, ma rimarrebbero comunque generalizzazioni (e le generalizzazioni sono sempre sbagliate … sempre … eheh).
    Che se uno non ha amici, potrebbe essere non sia in grado di mantenerne, se così fosse, forse meriterebbe anche di non averne; se non li avesse per incomprensioni, una persona pagata, potrebbe aiutare, se davvero fosse interessata-impegnata-coerente; se non li avesse per scelta, ‘zzi suoi, che finga pure di sentire il bisogno di uno psicologo.
    La famiglia, io, la vedo più come base fondamentale per un’educazione. Perché sono quasi solo le figlie che sanno aprirsi e “utilizzare” la famiglia in modo terapeutico, siamo ancora cavernicoli abbastanza da autoimporci di non essere all’altezza (di che?!) se noi omini chiediamo aiuto-perdono-chissàcosa al babbo o alla mamma … quante volte (non nei film) si sente un ragazzo dire al padre “ti voglio bene”?!
    Io stesso, razzolo peggio, ovviamente … ma mi accorgo di quanto discrepante sia da ciò che reputo corretto o auspicabile.
    Il blog, poi, è un altro discorso ancora. È una sorta di aiuto pesato: è un mezzo “uno a molti”, quindi porta chi lo tiene a sentirsi, in qualche modo, differente (non è detto migliore o peggiore, o più in su o più in giù), porta gli altri a vederne ciò che sentono (e non sempre ciò che è), aiuta altri senza aiutare il tenutario, crea screzi inutili come speranze effimere e tanto tanto altro ancora.
    Forse è proprio questo “peso” nella comunicazione, che porta troppe persone a sentirsi migliori di chi hanno di fronte, porta a incomprensioni e “problemi” che si creano dal nulla, sono fatti di nulla e sono perfetti per sedute costose o post straboccanti.
    Sarà forse il mio aver “giocato” con gli psicologi, che me li rende poco apprezzabili. Ma forse non ne avevo bisogno ed è stato un errore mandarmici, d’altronde, il miglior psicologo di ciascuno è se stesso, quando si ha l’accortezza di guardarsi come si è.

  4. sì, per famiglia forse intendevo una famiglia allargata (cugini, roba così), perché con i genitori non è del tutto naturale nemmeno per me comunicare in un certo modo.
    Amici: non è sempre così semplice. Magari uno non trova le persone giuste, chissà.
    Blog: troppo lungo per esaurire qui l’argomento. Magari ci faccio un pezzo un giorno di questi.
    Ciao.

    • savohead
    • Posted aprile 14, 2009 at 09:38
    • Permalink

    attenderò il pezzo, visto che concordo sul fatto sia lunghissimo da spiegare. Grazie ancora


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