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Era in terza elementare, se non sbaglio, comunque erano le frazioni. Ricordo che la maestra (allora ancora una sola) ci aveva insegnato le semplici operazioni che si possono compiere con i numeri. Ci aveva aperto quel mondo che sono i numeri “con la virgola”.

Non sono un fulmine di guerra, la matematica mi ha sempre affascinato, ma, come in tutto, la mia mediocrità mi ha frenato dall’approfondirla (tanto per dire, alla maturità, in matematica ho fatto praticamente scena muta, se non fosse che ho scritto tutto, come fosse un compito in classe e non un’interrogazione). Ma quando mi insegnavano qualcosa di nuovo, io non riuscivo a trattenermi dal tuffarmici a capofitto.

Il mio foglio a quadretti non voleva mai contenere tutti i numeri che trovavo, probabilmente la maestra ci aveva detto che quella frazione dava un numero con decimali infiniti e io la presi come una sfida (o forse è solo il mio ricordo che romanza). So solo che cedetti alla fine della mattinata, dopo ore di altre materie che, ovviamente, non ricordo. Presentai alla maestra quattro o cinque pagine intere di cifre e le chiesi “candido” se fossero giuste, o un’altra domanda stupida quanto questa.

Non ricordo la reazione, probabilmente avrà riso, o solo sorriso. Ciò che me l’ha riportato alla mente è quello che ho tentato di spiegare in un post recente: io faccio addizioni.

Mi trovo spesso a notare legami tra fatti e realtà differenti o lontane, mi ritrovo a unire situazioni a fare paragoni. E quando imparo qualcosa di nuovo, lo seguo e lo applico, lo eviscero, lo accantono e ci gioco, come un enorme gatto con il minuscolo topo. Non che questi voli portino ad altro se non ad altri voli, quasi mai a conclusioni. Ma mi accontento di questo, visto che trovo molto più adatte altre menti alla stesura di risultati.

Quello che mi piace, poi, è cullarmi nel caldo di un manto chiamato agnizione. A volte leggo passaggi di libri mai visti, in cui riscopro verità che avevo sfiorato nei miei tentativi di volo da aquilotto. Ed è un nuovo sorriso, un battito in più, sentirsi vivi per aver imparato qualcosa.

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4 Comments

  1. a me piace molto questo tuo modo di trovare legami, sarà che mi ci rispecchio e quindi trovo confortante l’idea che sia un modo condiviso di sperimentare il mondo

    • savohead
    • Posted aprile 23, 2009 at 10:12
    • Permalink

    grazie mille, spero di riuscire a continuare con i calcoli, mi danno l’illusione di essere vivo, o un po’ più vivo di sempre.
    Riguardo, invece, all’ultimo suo post onanistico, anch’io apprezzo ciò che scrive, nonostante siano cose “normali” o scritte “normalmente”. Pure io non mi apprezzo assai, ma non per questo apprezzo le altre persone, quindi mi basta (si capisce qualcosa?!).

  2. si capisce, se volevi dire “non per questo non apprezzo le altre persone”
    Grazie.

    • savohead
    • Posted aprile 23, 2009 at 11:05
    • Permalink

    ups … oggi son proprio dislalico. Meglio mi limiti a leggere.


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