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Oggi ho scritto a una persona che ho ritrovato dopo tanto tempo. Uguale a sempre, forse perché non legata a nulla di concreto, ma solo di postulato o “sentito” col cuore-anima-cervello, senza quella abitudine giornaliera che “abitua” con quella paccottiglia pratica.

Perché, in fondo, è tutta una questione di punti di vista e di abitudine. Se non avessi mai conosciuto i Nirvana, probabilmente adesso non troverei “mosci” i Black Sabbath. Se non avessi imparato a pormi domande, probabilmente avrei perso persone, distrutto strutture e tanto altro.

E forse è giusto così, vedersi ogni cinque anni, senza pretese o rivalse, senza nemmeno il pensiero di “perché non m’hai chiamato?!”, ché tanto anche l’altro avrebbe potuto dire uguale; rivedersi uguali e parlare meglio che con persone che si assaggiano tutti i giorni, come se il lustro fosse stato solo un respiro trattenuto, senza sforzo, con la speranza e la candida beatitudine di poter riabbracciare quella voce amica.

Oggi le ho scritto perché vorrei sapesse che spesso mi capita di pensarla, tutto qui. E non sapevo che altro scrivere oltre a “grazie”. Allora son partito per la tangente, ma spero abbia capito ciò che intendevo.

Le ho scritto: “la curiosità è il motore che fa crescere la conoscenza, la conoscenza è, insieme con la sorpresa, la fonte prima di gioia … splendido poter dire “ti conosco””

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