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Che ci faccio qui in pigiama, in piedi su una sedia in cucina?! Perché indosso ancora le ciabatte?! A cosa potrebbe servirmi quell’arnese lungo lungo che toglie le ragnatele?!

A vedermi dall’esterno, senza sapere l’ora in cui la scena si svolge, potrebbe sembrare una mattina di pulizie per uno svogliato maleducato.

E invece è mezzanotte.

Stavo per mettermi a dormire, poco fa, quando sento un trambusto crescente, venire dal piano di sotto. La gatta soffia e brontola per difendere i piccoli. Tonfi. Altri tonfi. Di nuovo guaiti della gatta all’attacco.

Scendo piano le scale e, per sciogliere la tensione, parlo. Dev’essere una cosa inconscia, come il pestare i piedi per scacciare i serpenti: “cosa c’è?!” rivolto alla gatta, come se lei potesse capire la domanda e addirittura il tono sotteso: “ma di cosa hai paura, gattina, ci sono qui io che ti difendo, io, grande, grosso e impavido”.

Altri due gradini e penso: “oggetto contundente … ho bisogno di un’arma … lunga possibilmente”.

Quando penso di essere nei soliti film dell’orrore, in cui non succede mai quello che dovrebbe, mi accorgo che la luce son riuscito ad accenderla … quindi non sono in un film dell’orrore.

Trovo l’attrezzo che si usa per togliere le ragnatele, quello lungo lungo, con l’asta telescopica. Ottimo. Prima di aprire la porta che da sul corridoio al piano terreno, accendo la luce anche lì.

Apro lentamente e scorgo la gatta che torna sicura verso la cucina, leccandosi i baffi e con la coda più grossa del mio fegato (che, figurativamente parlando, non dev’essere poi così difficile).

Ci sono batuffoli di qualcosa. Sembrano piume, ma non lo sembrano. La porta della sala è accostata al limite (ricordavo d’averla chiusa), un paio di questi batuffoli sembrano appiccicati proprio lì, sulla porta. La gatta torna per un giro d’ispezione, guarda attenta l’ingresso, poi la porta della cantina.

Io continuo nel mio battere a terra, ogni tanto, quell’arnese senza nome. Poi mi sporgo verso l’ingresso, ché la gatta ha esitato, guardando lì. Niente … niente … oddiodiodio … ah no, son le mie scarpe … niente … niente … bah … non c’è niente, o meglio, io non vedo niente.

Non so per quale motivo ho paura, ma ce l’ho. Se quella cosa è stata “sconfitta” o anche solo affrontata dalla mia gatta, non può farmi certo del male. Non sono mai stato bravo a convincermi. Ho paura.

Ho così paura che non voglio superare una stupida linea immaginaria che “sento” tra me e la porta della sala; vorrei andare a chiuderla, ma non ce la faccio. Allora uso il lungarnese. Dannazione, la cima del “coso” non è abbastanza rigida o pesante da inclinare la maniglia quanto basti per chiudere. Uff … beh … bah … che importa, scorrazzi pure per la sala, la mia gatta lo/la sconfiggerà … .. . .. … gatta?! … gattina?! … amore mio, vieni a sconfiggere quello/a che stavi cacciando … dai.

Decido di accendere le luci della cucina, sempre meglio avere una buona visuale, mica ho visto tutti quei film dell’orrore per masochismo … o forse sì?!

Nulla, si sentono solo dei tonfettini provenienti dal lavandino. Ma non è niente, i piccoli si nascondono lì, non appena succede qualcosa, li ho già visti farlo altre volte, non c’è da preocc… gatta?! Perché soffi e mugugni contro il lavandino?! Non sono mica i tuoi piccoli quelli?! Vero che sono loro?! Lo fanno sempre … li ho visti io!

Sì, son loro, se n’era solo dimenticata … SOLO.

I miei piedi dicono alla mia testa che: “qualsiasi cosa sia, noi siamo nudi … potrebbe morderci, beccarci (se son piume, quelle), succhiarci il sangue, strapparci le unghie … o addirittura sporcarci” sia mai! Bisogna fare qualcosa. Le sedie della cucina sono così invitanti, ma il solo pensiero di togliere quelle rassicuranti ciabatte mi fa svenire. Al diavolo l’educazione, tanto li faccio io i mestieri. Sono un uomo, mi so prendere le mie responsabilità. Io.

Su.

Ora?!

Beh, prima o poi qualcosa succederà.

Ci hanno girato fior fior di film su trame così. Non succede nulla per ore e poi ZAC! E tutto scivola nel delirio rutilante di mannaje e sangue e cervella e arti mozzati. Lo so, io.

Ma perché cazzo penso a ste cose?!

Devo stare all’erta.

Vigile.

Prima che quella cosa esca e mi sbrani.

Se guardo il corridoio illuminato, potrei non vedere quella cosa spuntare dal lavandino, se guardo il lavandino potrei perdermi l’agguato dal corridoio illum… ecco! Se spengo la luce in corridoio, la cosa potrebbe pensare che io me ne sia andato … sì! Così potrei vedere cosa sia e aggredirlo/a, sfoggiare le mie doti predatorie e gongolarmi davanti al mio pubblico felino.

Scendere da qui per spegnere la luce?! Naaaa … abbiamo un lungarnese, sfruttiamolo. Come un ubriaco con la toppa del portone di casa, manco il bersaglio parecchie volte, ma alla fine ci riesco. E subito penso: “ma che cazzo spengo la luce?! Se poi esce, io mica lo/la vedo”.

Non ne imbrocco una … tipico, tipico dei film dell’orrore.

Intanto l’istinto mi fa capire dove guardare. Si sa, i gatti sentono meglio degli umani, i gatti sono più reattivi, i gatti sono nati per predare. Io mi fido della mia gatta. Lei sa come comportarsi, lei guarda il corridoio. Io … .. . .. … guardo la gatta. Il perfetto compromesso, non il fronte sud, non quello nord, ma la sirena. Appena scatta l’allarme, lo seguo.

Devo solo aspettare …

attendere pronto …

nervi saldi …

la gatta si muove … ah no, si sta leccando …

io scruto il buio: “ti copro io le spalle, tranquilla, finisci pure”

la gatta finisce … torna a scrutare lei il corridoio … io torno alla gatta.

Di nuovo si muove … si sdraia più comoda. Quanto lo so, amica mia, l’attesa è snervante, meglio stare comodi. In fondo siamo noi in posizione dominante. Io sono pure in sopraelevata, come i castelli migliori.

Gatta …

perché cambi espressione?!

No, no … rimani … stai …

Diavolo … s’è addormentata.

E io che cazzo ci faccio qui?!

Meglio tornare a letto, che fa un diavolo di freddo. Al nostro nemico ci penserò domani. Sempre io mi ricordi di tutto questo.

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6 Comments

    • savohead
    • Posted aprile 27, 2009 at 00:58
    • Permalink

    Il finale è, magari, un po’ deludente. Ma essendo che è una storia vera … ovvero … è la storia successa mezz’ora fa, nella vita reale … è giusto che finisca così. Spesso accade così, non c’è chiosa (per ora), ma solo il banale e semplice nulla.
    Ah, mi son dimenticato di dire che nel scendere dalla sedia, ho spaventato la gatta che s’è svegliata di botto … eheh …

  1. Eh no, mica ci puoi far allungare il collo, trattenere il fiato per la suspense e poi lasciarci così!

    Non vale non vale non vale!

    Comunque, il “lungarnese” mia madre lo chiama sfrolinatore: non so se è il suo vero nome, e in questo momento non ho abbastanza tempo per google o dizionario, ma tu puoi sempre provare.

    Buona giornata (con o senza nemico)

  2. a me la gatta che si lecca i baffi e dopo un po’ si addormenta, non so perché, mi fa pensare che qualunque cosa fosse se la sia mangiata lei 😀

  3. la penso come chiaratiz, avendo una gatta che ha predato, dal balcone, uccellini e pipistrelli (a volte cibandosene, più spesso no) però, davvero, dovresti poi dirci se hai trovato qualcosa… tipo quelle piume, cos’erano?

    • savohead
    • Posted aprile 27, 2009 at 10:20
    • Permalink

    Niente …
    stamattina scendo, agguanto lo “sfrolinatore” (diamola per buona, per ora … poi guardo) e sondo … niente … la porta della cantina, socchiusa per permettere alla gatta di uscire per i propri bisogni, è più aperta del solito … accendo la luce … niente … i gattini mi seguono, ché tutto è un gioco, ma la gatta chiede cibo: “vorrà dire che non c’è nulla” dico più per confortarmi che con sicurezza … allora faccio l’errore più grande: le verso un po’ di bocconcini. Dannazione! Non avrò un alleato durante l’ispezione cantinifera.
    Beh, poco male, visto che non c’è NIENTE!
    Bel mistero.
    Chissà se nel pulire con più cura, ora ho solo aspirato quelle piume-non-piume (che alla fine erano più piume che non), non rinvenga carcasse esanimi o interiora sparse. Bah.
    Può anche darsi la mia gatta abbia adottato la soluzione di Fantozzi: “Tordo intero”

    • savohead
    • Posted aprile 27, 2009 at 10:23
    • Permalink

    RAGNATORE!!! oddio, si chiama ragnatore!
    Adesso ho paura di qualcos’altro.


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