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In realtà il post precedente ha preso una tangente che non avevo previsto, volevo solo parlare di qualcosa che noto e che non capisco, come spessissimo accade. L’incompatibilità di pensiero e azione che porta molti a veder normalità in ragionamenti assurdi.

Ero in un momento di relax (ormai raro) insieme con amici, al lago. Passano due gemelli, di quelli che anche infangati e luridi e pesti e sgualciti, non puoi che ammirare e dire “chebeeeeeeeeeelli”. Passano insieme alla zia e alla mamma. Passano e vanno verso il lago.

Passano un po’ di minuti e la zia torna.

“Corriiii, corri corri che arrivi primo!”

E io, un po’ per scherzare e un po’ perché m’ero rotto di prendere il sole (mi rompo presto se non riesco a dormire e ho finito il libro da leggere), dico “ecco! Si comincia così … fomentando la rivalità sin da piccoli … poi crescono e scoppian le guerre”.

Tra tutte le cazzate che dico, questa avrebbe potuto passare inosservata, se solo non mi fosse stato ribattuto: “Cos’è, da piccolo non vincevi mai?!”

Punto sul vivo (in effetti da piccolo ero uno di quelli), ribatto con un principio che reputo valido: “Che c’entra?! Dico solo che se insegni ai bambini che l’importante è arrivare primi e non “correre perché è bello”, per loro la normalità rimarrà sempre “far qualcosa per vincere” e non “farla per il piacere o l’utilità di farla””.

A quel punto non mi stavo ascoltando nemmeno più io, visto l’alto interesse e il tono brillante con il quale sostenevo la mia causa. Il discorso è scemato e le scemate sono cessate.

Non so che morale dare a questa morale, ma so che probabilmente non sarei un bravo babbo, per questo mondo:
primo – perché non insegnerei le difese fondamentali, proprie di questa realtà al povero pargolo;
secondo – perché mi perderei a pensare a come e cosa insegnarle/gli e lei/lui crescerebbe senza una figura paterna presente, quanto serve;
terzo – vorrei essere sicuro di aver fatto qualcosa di buono per regalarle/gli la possibilità di stare meglio (e sinora, nisba).

Insomma, sono troppo lento, per questo mondo. Lo dico sempre, ma è vero. Se io ho un principio, mi viene difficile astrarmi per seguire leggi sbagliate che governano la società. Se uno mi supera con la doppia continua, prima di un dosso, in curvia cieca, io accelero. Non mi reputo senza macchia, tutt’altro, ma la mia mente fatica ad accettare che la comunità di persone che popola questo mondo, persegua il “primato” e non il “bene comune”. Tutto qui.

Che ho scritto?! Non mi sono ascoltato da “incompatibilità di pensiero e azione” … bah, che ppppalle sto qui.

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2 Comments

  1. primo: le difese fondamentali sono l’autoironia e il libero pensiero, non la competitività
    secondo: dici “mi perderei a pensare” e invece quella cosa lì si chiama imparare insieme, un giorno alla volta
    terzo: qualcosa di buono in quale senso? Essere una persona integra è sufficiente.

    Quindi potresti esser un bravo babbo, secondo me

    • savohead
    • Posted maggio 17, 2009 at 19:04
    • Permalink

    Grazie dello sprone. Non sono certissimo, conoscendo i miei mezzi (visto che non ho interi … bah, pessima questa).
    Il mio “mi perderei a pensare” avrebbe voluto essere un: “io starei troppo a pensarci, muto, chiuso, mentre la vita dei bimbi mi scorrerebbe davanti senza che io riuscissi ad aiutarla per quanto in mio potere.


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