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Nonostante i mille problemi che l’essere umano ha, ci sono tantissimi piccoli accorgimenti che renderebbero più vivibile questo minuscolo e, a parte tutto, splendido mondo.

Molto spesso mi accorgo che le risposte che paiono giuste sono figlie di domande sbagliate. Quindi, si finisce per forza di cose a pensare, agire e credere in specchi deformi ma mai in idee fuori dalla caverna.

L’esempio che più mi torna agli occhi e alla mente sono le auto. Si considera l’auto il mezzo di locomozione “migliore” al mondo. Con tutto ciò che ne consegue, forze che tirano e spingono per mantenere il potere sul mercato, ricchi sporchi di nero che non vogliono pulirsi e che non conoscono la storia del dodo. Davvero, a volte mi stupisco di quanto i soldi ottundano la mente. Che cacchio te ne fai di ciucciare petrolio per qualche soldo, se poi il petrolio finisce e con lui anche la tua ricchezza?! Che gusto c’è nell’uccidere migliaia di foche per la pelliccia, se poi non ce ne sono più e tu non guadagni un cazzo (perché non sai fare un cazzo).

In più: le auto hanno un piccolo ma immenso problema. Sono guidate dagli uomini. Gli uomini hanno un enorme problema. Sono fallibili (per non dire coglioni … a volte ci sta, ma “tutte le generalizzazioni sono sbagliate!!” 🙂 ). Come puoi, quindi, credere che una macchina più sicura, dei limiti di velocità assurdi, delle regole ferree per nulla rispettate o controllate, possano annullare il rischio, evitare problemi?!

Abbiamo la tecnologia, la tecnologia esiste per aiutare l’uomo, sfruttiamola. Non dico il controllo totale sugli spostamenti di ognuno, ma anche solo un sensore con un campo di qualche chilometro che segnali la presenza del veicolo e mantenga una distanza di sicurezza da tutti i veicoli (se proprio non vuoi un pilota automatico); un navigatore che segnali in tempo reale la velocità attuale di scorrimento su di un’autostrada, così che quelli che partono da casa selezionando quel percorso si vedano scritto “NON PARTIRE, STARESTI ORE A FRIGGERE SULL ASFALTO!”; un sistema di noleggio o condivisione del mezzo che permetta di evitare i due chilometri di auto con un solo passeggero a bordo all’ingresso di ogni città negli orari di punta. E mille altri. Lo so, sono utopie di un bambino che sogna, ma a che altro servono le utopie se non a esser perseguite?!

Ma anche solo il fatto che ci si stupisca della “crisi dell’auto”, ora: la popolazione mondiale è in aumento (forse), lo sviluppo economico dei paesi arretrati procede (forse), ma come cacchio si pretende che il numero di persone che cambi l’auto oggi, grazie al prezzo buono per la rottamazione, aumenti o rimanga uguale l’anno seguente?! Non sono un economista, non so queste cose, quindi taccio sulle risposte, ma le domande le potrò porre, no?!

O anche solo i soldi. Non dico di togliere le valute, sarebbe il caos: gente che smetterebbe di lavorare per rubare a chi continuerebbe a farlo (sarebbe forse anche peggio di ora, che già non siam messi bene). Intendo dire che l’umanità ha deciso di utilizzare i soldi come “alternativa” al baratto, dando un valore alle cose e al lavoro. Ora, la risposta, magari, è anche giusta; ma è la domanda che è sbagliata. Chi decide il valore di un capo di vestiario?! Il capo (non di vestiario, l’uomo che possiede la fabbrica). Se il discorso fosse logico, il valore del lavoro dovrebbe essere deciso da chi lo esegue, non da chi lo richiede. So benissimo dell’esistenza di sindacati, di contratti nazionali, di leggi e decreti. Ma nella realtà, si possono benissimo vedere quanti poveri stagisti lavorano gratis, con la scusa di “dover imparare”, di “fare esperienza” (Il solito serpente del “non ti prendo se non hai esperienza”, che morde la coda del “se non mi prende nessuno, che cazzo d’esperienza posso farmi?!”). Intanto chi richiede gli stagisti, comunque, il prodotto lo vende, ci guadagna, giusto?!

E come si può pretendere che i lavoratori siano più bravi se si abbassano gli standard di istruzione?! Insomma, è da millenni che capre e cavoli non si riescono a salvare, se li metti insieme. C’è una frase che m’ha sempre colpito da quando la scuola è stata riformata (qualche anno fa), è una frase che molti professori, maestri e, in seguito, anche genitori, dicono in merito ai più cani della classe: “beh, non lo bocciano, lo fanno passare, così esce prima e va a lavorare”. Ineccepibile come ragionamento, forse anche giusta come risposta. Ma la domanda non è “che ne facciamo di questo qui?”, ma deve essere “quanto vale questo qui?”. Ma anche qui, sogno. La meritocrazia è soltanto una parola. Anzi, ormai è assurta a parolaccia, brutta, un quasi insulto.

Probabilmente non ho la visione di insieme, probabilmente non ho studiato abbastanza per comprendere i meccanismi, ma mi accorgo di essere uno tra pochi che già solo si pone delle domande. I vincenti non hanno che punti esclamativi, nella testa. E questo mondo, purtroppo, è loro.

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