Skip navigation

Proprio quando senti un po’ più tuo quel gesto di allargare il viso in un sorriso, realtà dopo realtà, c’è sempre un subdolo martello che colpisce e modella di nuovo quella tua bocca in un teso e informe tratto enigmatico, quanto una Monna Lisa involontaria.

Sono una persona normale e, in quanto tale, tendo ad avere un orgoglio che non riesco sempre a tenere a freno. Cerco di aggirare il problema partendo dal presupposto di essere un completo idiota, di non avere doti, talenti o velleità, di partire dal presupposto di avere ed essere sbagliato; ma puttana la vacca, c’è sempre una soglia che invalida ogni sforzo. Sono convinto che ogni cosa vada “presa dal basso”; tu ti aspetti il peggio, ti ritieni il peggio, immagini il peggio … e tutto ciò che arriva, può solo esser meglio. Così puoi affrontarlo a mente serena.

E invece no.

Invece no, perché chi ti è attorno, trova comunque il modo di farti sentire un idiota. Si sa, chi vuole aver ragione, l’avrà. Magari solo per sé e sarà solo ottusa e strenua riconferma del proprio egoistico sentirsi il migliore, ma chi vuole aver ragione, non ammetterà mai di non averla.

Se rispondi con la tua ragione, dovrai lottare strenuamente perché venga anche solo ascoltata.
Se dai ragione a qualcuno, ti verrà mossa la critica della tua scarsa spina dorsale e della tua mancanza di personalità.
Se cerchi di dimostrare che come fai, fai, sbagli comunque, verrai tacciato di coda di paglia o di manie di persecuzione.

Insomma, questa sera sono arrivato a pensare che avere la coda di paglia sia quasi un merito o un vanto: “sì, ho la coda di paglia, ma che cazzo di demerito è?!”. Intendo, nel computo della discussione, se io ti do ragione, tu rincari la dose dicendomi “non sai le cose”, avrò pure il diritto di risponderti “ok, non so le cose, chette devo dì?!” … “sì, ma hai proprio la coda di paglia!”.

Boia di quella vacca impiastricciata di guano, vuoi troncarmi delle cesoie nello stomaco per concludere la mattanza?! Se a livello di discussione ti ho dato ragione, a livello di preparazione ti ho riconfermato la tua superiorità, tu mi seghi le gambe anche a livello di personalità?! Quasi quasi, davvero, me la pettino ben bene la mia cara coda di paglia. Sembra essere abbastanza umidiccia da non prendere fuoco tanto presto. Chissà che un giorno non mi torni utile per ramazzare la stanza.

Annunci

6 Comments

  1. oh, pare nascere e pascere una nuova fantastica diffusa stagione dell’invettiva e dell’impropero terapeutico: plaudo!
    (anche al titolo, eh, anche al titolo)
    (ma non al presupposto, no: che è, ‘sta storia dell’idiota a prescindere?)

    • savohead
    • Posted maggio 23, 2009 at 13:36
    • Permalink

    eheh … sai che mentre scrivevo quel boia e tutto quanto ho pensato di rimandare al tuo post di pochi giorni fa?! Sono sempre stato un fan dell’improperio a denti stretti, perché penso sviluppi la fantasia, finché non diventa quel gorgoglio da vecchino teso e “arrabbiato con il mondo”, che lo fa solo per abitudine e non più per necessità o ponderata esasperazione.
    Per il presupposto, lo so, me lo dicono in tanti, ma non riesco a farne a meno; penso sia la mia difesa principale e irrinunciabile per prevenire ulteriori delusioni, che non sarei in grado di reggere.
    grazie ancora …

  2. non hai mai considerato che sia proprio quel presupposto a metterti nell’angolo, per cui l’interlocutore finisce per invadere anche il tuo spazio personale?

    sì, credo tu ci abbia pensato, ché il meccanismo è quello della paura e del suo odore

    spero tu ne esca presto, ché uscirne devi

    • savohead
    • Posted maggio 23, 2009 at 16:12
    • Permalink

    Penso che la discussione possa avere luogo su piani differenti e giungere a nessuna soluzione. Dico questo in merito alla diversità fondamentale delle persone che, finché si discute di atteggiamenti e idee modificabili superficialmente o radicalmente, non inficiano il fatto che non cambino mai. Al massimo imparano.
    Intendo: io parto dal presupposto di essere inferiore, non per un mio pessimismo cosmico (che non escludo, ma non penso sia preponderante in questo caso), ma soprattutto non perché mi pesa, non perché lo senta come un’oppressione o un demerito all’interno della discussione o degli equilibri di una discussione. Anzi. Vedo questo mio stare un gradino al di sotto, come uno sprone a migliorare e un “lasciare campo libero” a chi dialoga con me.
    Ovviamente questo atteggiamento non è auspicabile per la totalità delle persone, non lo pretendo e son ben conscio non sia realizzabile.
    Penso solamente che, oltre ad avere e mantenere una discussione sul piano fattuale (tu mi dici dei dati e io te ne fornisco altri, vediamo cosa ne facciamo saltar fuori), non si debba inficiare la discussione con dei preconcetti, né caricarla di arroganza passando a dimostrare la propria superiorità su di un altro livello (stiamo parlando di dati, io ti do ragione e tu mi vieni a dire che non sono bravo come te perché non mi sono informato?! Uno scarto di livello mica male, no?!).
    In fondo il mio ritenermi inferiore non è una cosa in più, non ha un’accezione negativa; anzi, me la vivo benissimo, proprio perché è un valore. Son convinto di esser brutto, se mi fai dei complimenti, arrossisco e me li sogno la notte. Se fossi convinto d’esser bello, li prenderei come delle conferme (ovviamente esagerandole) e le porterei a riprova di una tesi soggettiva, perdendo di vista un sano equilibrio auspicabile.
    Mi sono dilungato, sorry … ma era per spiegare che non so se quel “devi” sia pienamente condivisibile. Piuttosto concordo sul “dover” riuscire a viverla meglio e farla entrare nelle discussioni come coadiuvante. Questo sì.

  3. ecco, l’esempio dell’avvenenza quaglia a fagiolo
    sia io che te abbiamo un bel sembiante – la cosiddetta bella presenza: ci siamo incontrati e lo sappiamo

    tu dici d’esser convinto d’esser brutto e di arrossire se ti dicono il contrario
    io non mi curo se son bello o no, ci sta sia di piacere che il contrario
    io ci vedo una differenza, e non una solo di carattere, ma anche di premesse, d’educazione, d’autoammaestramento

    e di sfumature tra il nero e il bianco assoluti, credo un portato dell’età, se permetti

    • savohead
    • Posted maggio 23, 2009 at 16:45
    • Permalink

    Pieno accordo sulle sfumature, ovviamente gli esempi li si fanno per chiarire il “caso limite” e convenire sulle gradazioni intermedie. Sul non curarsi, penso si arrivi più o meno al medesimo risultato, ma da strade differenti.
    Io per arrivare al non curarmene, devo, e ho dovuto, passare per l’accettarmi come sono (con la convinzione di quell'”estremo” piuttosto dell’altro).
    Ovviamente è ardua e, visti i miei ritmi, mooooolto lunga come strada … eheh


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: