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Non sono mai stato un tipo mattutino. Quando andavo a scuola, per i miei genitori era un problema il parlarmi nei pochi momenti in cui, tra il lasciare il letto e il prendere la porta, non davo altri segni di vita. Semplicemente non rispondevo. Anche la mia voce si rifiuta di funzionare bene, sembro un orso che rutta mentre il dinosauro che lo divora entra in una caverna.

Il fatto è che non sono mattutino per nulla. Anche la mente è un po’ annebbiata, nel senso che non riesce a prendere ciò che accade, nel giusto modo. Penso di essere scorbutico, anche, ma non ne ho mai avuto riprova, per fortuna. Penso che tutto sia dovuto alla quantità di sonno. E come sempre, si finisce a dar ragione alle mamme.

Io, personalmente, odio alquanto il telefono, non per altro, ma per l’uso che ne fa la gente (come per quasi tutto il resto tra cose e situazioni). Durante i primi anni in cui i telefonini cominciarono a diffondersi, una delle domande che mi ponevo era: “ma che cazzo c’avranno da dirsi alle 7:15 della mattina le persone?!”. E visto che questo pensiero lo formulavo a quell’ora, è anche comprensibile fosse così negativo. La rielaborazione più comprensiva, però, non mi soddisfaceva: “ci sarà una necessità impellente, non avranno altri momenti”.

Quello che sto imparando adesso, invece, è che la mia lentezza non s’adatta per nulla agli ingranaggi di questo mondo. E non è una frase d’addio, è un digrignare i denti per perseguire una spiegazione, è un incazzarsi per vedere quale delle due velocità sia la più sana per chiunque. Perché comprendo le priorità di ognuno, comprendo l’impossibilità a fare altrimenti, ma mi sembra assurdo che l’umanità riesca ad ammalarsi di stress. Non è una cosa che dall’alto viene imposta, non è una calamità naturale, non è nemmeno una conseguenza di variabili incontrollabili. L’essere stressati è un’autoflagellazione riconosciuta e accettata (a volte addirittura apprezzata).

Io il telefono lo lascio acceso sul comodino, perché un giorno un amico m’ha insegnato che chiunque potrebbe avere un urgente bisogno, e io non vorrei mai non riuscire a essere d’aiuto. Quindi il telefono lo lascio acceso. Il problema, di nuovo, sono le priorità della gente, il modo in cui è abituata a sfruttare tempo e cose. Perché l’esempio lampante di ciò che cerco di capire anch’io (non sto cercando di spiegarmi, sto cercando di assecondarmi come con i matti) è accaduto stanotte:
messaggio all’una: il mio bassista mi chiede se possa passare durante la mattinata per portarmi l’amplificatore;
ero sveglio: rispondo che non c’è problema, di passare pure;
messaggio delle sette e tredici: il mio batterista mi ricorda di portargli dei soldi … QUESTA SERA.

Dunque. Il mio bassista fa il giornalista, comincia a lavorare a mezzogiorno e stacca alle otto della sera, poi, ovviamente si vive la sua vita. Il mio batterista fa l’imbianchino, attacca alle sette e mezza e stacca alle cinque, poi, ovviamente si vive la sua vita. Io sono un fancazzista, ho i miei orari strambi, che mi posso gestire io e tutto quanto, ma perché santamerda devo sottostare ai capricci altrui?! Ovviamente la cosa non diventa un problema, perché ci sono troppe variabili deboli: potrei spegnere il telefono e leggere i messaggi con calma una volta sveglio (ma ho già spiegato il perché del telefono sempre acceso), potrei trovarmi un lavoro “normale” (così ha definito mia madre un qualsiasi altro lavoro che non sia quello mio attuale) e avere degli orari e delle priorità anch’io, potrei smettere di farmi queste seghe mentali perché non capita tutti i giorni (quasi, visto che oggi è il bassista, ieri l’idraulico, l’altro ieri i muratori …), oppure potrei lasciare perdere le MIE priorità e accettare il fatto che il mondo gira in base alle priorità altrui.

Qui il discorso s’incastra. Sì, perché com’è che gli altri possono avere priorità e io dovrei assecondarle?! Questa domanda non è cattiva e rancorosa, è più una questione logica. Se tutti facessero come me, per assurdo il mondo potrebbe essere popolato da persone ferme che attendono che altri facciano qualcosa, per rispetto (e ciò non è auspicabile); ma se tutti facessero come gli altri, il mondo sarebbe popolato da persone che si schiacciano per dimostrare la propria ragione e la propria superiorità … per niente.

E forse ci viviamo già in un mondo così.

E non mi piace per nulla.

A cosa serviamo se non a tentare di migliorare la società, noi stessi, il futuro. Sarò uno stupido sognatore, uno di quegli illusi bambinoni che finiscono per ammattire, ma prima di andar via, vorrei poter aver cambiato qualcosa, o anche solo aver lasciato questa pulce nell’orecchio di un’altra persona … così che non muoia la speranza di poter migliorare.

Ovviamente non mi reputo così importante da essere unico o migliore di qualcuno, penso solo di essere ugualmente diverso, o diversamente egoista.

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2 Comments

  1. se uno ti telefona a quelle ore lì sei autorizzato a esibire uno dei rutti da orso marsicano, ok. Però gli sms li hanno inventati apposta erché così uno li manda quando può e l’altro li legge quando vuole. Se tu lasci il cellulare acceso, caro mio, sono affari tuoi 😉
    Io se mi chiamano a ore assurde mi altero, ma se sono messaggi no, ché i messaggi son fatti apposta!

    • savohead
    • Posted luglio 3, 2009 at 11:49
    • Permalink

    infatti, infatti … anche perché dopo aver letto il messaggio, torno a dormire …
    il fatto è che subito dopo il messaggio, m’ha chiamato il tecnico dei pannelli solari … e l’avrei ucciso. Ma vabbeh.


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