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Non voglio essere un esterofilo, più che altro perché odio il far di tutta l’erba un fascio (e soprattutto odio l’ultima parte dell’espressione), ma vivo in Italia e quindi porto gli esempi di ciò che vivo sulla mia pelle.

Come ormai ho già scritto, devo vedermela spesso con muratori, geometri, impiegati del comune e, soprattutto, famigliari. L’aggiornamento è che la casa di mio fratello è da demolire e da ri-costruire (a un prezzo esorbitante), mentre i lavori nella mia, non sono ancora iniziati.

La situazione attuale, invece, vede una gru di 16 metri nel mio giardino (che impedisce il parcheggio di un’auto qualsiasi per tutta la durata dei lavori – previsione un anno), piazzata due settimane fa, dopo che per una settimana il gruista s’è dato malato. Quindi, per riassumere: i lavori avrebbero dovuto iniziare un mese fa, giorno in cui si è versato l’acconto, ma per una settimana s’è atteso il piazzamento della gru e dei cessi chimici (obbligatori per legge e per buongusto), una volta piazzata la gru (ma non i cessi), s’è atteso per altre due settimane l’arrivo dei muratori che, come nulla fosse, si son presentati ieri per la prima volta.

Ieri mattina li invito ad entrare (visto che il cancello d’ingresso per le due case è comune), questi cominciano e smantellano delle tegole il tetto. Il mio babbo ha la brillante idea di riutilizzare la legna del tetto per costruire una tettoia in giardino e, visto che è l’uomo che non deve chiedere mai, in quanto ha sempre ragione, si mette di buona lena a staccare le assi dallo scheletro del tetto. Una a una, con un piede di porco. Senza protezione e con tutti i problemi di peso, articolazioni e tutto quanto.

Diplomaticamente, una volta tornato dal lavoro, gli faccio notare che la cifra esorbitante richiesta da questa impresa, potrebbe prevedere una richiesta qualsiasi, del tipo “potreste non sfasciare tutto, ma recuperare le assi?!”. Il mio babbo, a malincuore scende dal tetto (notare, non ho detto “mi dà ragione”, sia mai: io non l’ho chiesta, lui non me l’ha concessa).

Questa mattina sento i muratori tentare di accendere una motosega e, per evitare errori, incito mio padre a inoltrare correttamente la propria richiesta. Mentre faccio colazione questa (non so in che termini) viene inoltrata, schernita e ignorata, a detta del babbo incazzato che ritorna dopo dieci minuti. Ci si arrovella sull’eticità della questione e io, carico del fastidio del torto, una volta ingurgitato tutto, mi presto a farmi portavoce del disagio. Incrocio di nuovo il mio babbo di ritorno dal “luogo del delitto” e mi sento dire: “lascia perdere, visto come fanno i lavori, non serve parlare” (detto battendo i piedi e sbuffando e senza guardarmi in faccia).

Motivo in più per gonfiare il petto e chiedere al primo omino che trovo: “salve, con chi posso parlare?!”
– dica, dica pure a me
– bene, volevo solo sapere come mai non fosse stato possibile recuperare il materiale
– perché è un lavoro lungo
già ero pronto a ribattere con un qualcosa di fulminante e sapido, quando ecco che mi arriva una bella sorpresa
– ma guardi che se deve recuperare le assi per fare una tettoia di 3-4 metri, come ha chiesto suo padre, si può … guardi lì …

Farfuglio qualcosa, giustifico la rabbia del mio genitore dicendo che è legato sentimentalmente all’edificio che ha personalmente costruito. Torno in casa e cerco di capire il perché di cotanta indignazione. Mi viene detto che NO (la parola preferita dal mio babbo), le assi, così, non servono a nulla. E parte tutto un discorso sul fatto che lui viene sempre contraddetto quando in realtà ha sempre ragione, che lui sa come funzionino le cose e molto altro, condivisibile in parte, ma fondamentalmente obnubilato dalla stizza.

Dopo aver cercato inutilmente, per l’ennesima volta, di far capire che nessuno ce l’ha con lui, ma che non si possono accettare sempre i soprusi di chi fa i comodi propri e, addirittura, pretende; mi ritrovo a chiarirmi in testa che c’è un denominatore comune in un sacco di cose, un fondo di “rumore” nella pace che mi auspico per la vita: le persone sono meschine. Ovviamente me compreso, ma non è nemmeno in dubbio, visto che sono una persona.

Non dico che all’estero non lo siano, ma c’è una forte componente di meschinità negli italiani e in chi, straniero, entra a far parte del “modo di fare italiano”. Intendo: ci sono varie leggi che governano la vita lavorativa (e non solo) delle persone qui da noi, una tra quelle prevalenti è “faccio il minimo possibile, cazzi tuoi se c’è qualche problema”, o anche solo “chi me lo fa fare”. E tutto questo è anche un modo basilare per la sopravvivenza umana, comprensibile … ma di difficile accettazione.

Intendo, se tu non mi assecondi in una richiesta del genere (perché non vuoi lavorarci un giorno di più, mentre io ti ho aspettato due settimane), perché io dovrei accettare di non essere pagato per un qualsiasi scrupolo che esuli dalle mie competenze?! Sarà pure una stupida rivalsa, ma a questo punto, dovessi lavorare nell’informatica, direi che ti meriti pienamente Windows e tutte le cagate che contiene o fa. Io che lavoro nel doppiaggio, dico che ti meriti pienamente una voce di mmmmerda sul cavaliere oscuro!

Il fatto è che tu batman lo vedi e non capisci nemmeno che quella non è la sua voce, e la mia rivalsa va a farsi fottere, invece io mi ritrovo a dover spendere soldi per un lavoro fatto a cazzo e ci dovrò vivere dentro per tutta la vita. Ti sembra che la responsabilità e il compenso siano livellati, adeguati e consoni?! Ma se io non mi accorgo che un attore dice “racet” al posto di “recet” mi sento le sfuriate e mi sorbisco i messaggi di posta ammonitori (entrambe le cose pienamente giustificate) dai miei superiori, che ne terranno conto il giorno in cui avranno bisogno ancora di qualcuno come me; mentre tu, fai il cazzo che vuoi e pretendi di avere pure il coltello dalla parte del manico.

Beh, la chiusa comica avrebbe voluto essere batman, ma:
I° non faceva poi così tanto ridere
II° è stata battuta dalla realtà
Dopo il discorso sui massimi sistemi e su quanto sia assurdo che le cose siano una corsa all’incularsi a vicenda, saluto il mio babbo per andare al lavoro, apro la porta di casa e mi vedo il mio interlocutore di poc’anzi chiedermi: “mi scusi, non c’è un bagno di servizio?!”

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5 Comments

  1. dai, sei un ragazzo fortunato, pensa a quei poveretti che non hanno gli strumenti intellettuali per sfogarsi su un blog e sono costretti a votare Calderoli e prender parte alle ronde .-DDD

    (chissà se i cessi arriveranno prima di fine lavori?)

    • savohead
    • Posted luglio 10, 2009 at 15:35
    • Permalink

    cacchio, m’hai messo in difficoltà … non so se ridere o se piangere della battuta … eheh …
    i cessi DEVONO arrivare entro lunedì perché vabbeh offrire il caffè e tutto quanto, ma che le tue sudate e sporche sconosciute chiappone si posino sul mio asse, che la tua ammoniaca addizionata di scarti schizzi in giro per le mie porcellane … no, eccheccazzo … eheh

    • Xanderoby
    • Posted luglio 12, 2009 at 23:39
    • Permalink

    😄

    Son finito qui cercando la dignità dello stercorario, ma resterei solo per la capacità dialettica dell’autore.

    P.S.: meschino per meschino:
    1. il bagno è fuori servizio;
    2. dato il servizio, attendi i miei pagamenti per il lavoro svolto come io ho atteso le tue paturnie e sòle.
    3. se giova, con un azzeccagarbugli che possa elevare la mia meschinità di diversi ordini di grandezza, il compenso per il tuo lavoro all’italiana non lo vedrai mai, o sfoltito di un tot.

    Stercorario per stercorario, preferisco la pallina più grossa. 😉

    • savohead
    • Posted luglio 12, 2009 at 23:51
    • Permalink

    eheh … fa piacere che la dignità dello stercorario mi porti lettori, spero di non essere io stesso la pallina …
    in effetti le risposte sono vagliabili e molto allettanti, ma sono per il quieto vivere con il sorriso, ovvero: fammi tutto quello che vuoi, io so sorridere anche se fai lo stronzo, perché spero tanto che un giorno il senso di colpa ti faccia patire raddoppiate le tue mere angherie nei confronti altrui …
    lo so, sono sempre convinto che queste quisquilie possano essere rivalse, in realtà, fotte sega a nessuno … eheh …
    io, intanto, continuo a sorridere, sia mai che possa giovare.
    Grazie ancora del passaggio, del commento e del complimento … spero di rileggerti presto e fa come fossi a casa tua …

    • Sin Sinetti
    • Posted luglio 27, 2009 at 19:47
    • Permalink

    Uuups, sbagliato topic…


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