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Son giorni che questiono con il mio babbo sul fatto che non sia possibile in natura avere sempre ragione, esserne convinti e negare l’evidenza del contrario. Lui rimane sicuro che il mondo ce l’abbia con lui, che anche quando gli si dà ragione, noi gli si sia contro e, soprattutto, che anche se lui si sente “messo sempre in discussione” perché noi si cerca di ragionare sulle sue presunte verità, sia sacrosanto che noi non ci si senta che onorati quando ad ogni nostra frase ci si senta dire: “NO”.

Purtroppo il mio babbo ha sviluppato questa abitudine: dire NO prima ancora di aver sentito finire la frase, prima ancora di averne capito il senso e prima ancora di aver sviluppato una reale e concreata tesi avversa. Per sua fortuna ha una mente lucida e una spigliata praticità che lo portano ad arrampicarsi egregiamente sui vetri. Purtroppo per lui, questa pratica ha portato la sua prole a esser molto cagacazzo, e quindi ora ne sconta le conseguenze.

Se a una mia domanda semplice: “perché questa vernice fissante fa i grumi?!” lui mi risponde: “perché fa caldo”, io l’accetto e non discuto, ma lui non si limita mai alla risposta piana, diretta e semplice, NO, lui deve argomentare con nozioni pescate qui e là nella sua mente, siano esse attinenti o meno, poco importa. Quindi aggiunge alla risposta corretta, una serie d’orpelli poco adatti: “visto che fa caldo, la vernice che hai steso sotto viene tirata su da questa che stendi ora”. Essendo l’acquirente della suddetta vernice ed avendo letto le istruzioni, prima di stenderla, mi accorgo di aver correttamente atteso più di 4 ore prima di passarla, avendo notato, poi, che le caccoline provengono dal pennello e non dal legno trattato, oso controbattere: “ehm, ma le palline si formano tra le setole del pennello e poi si appiccicano sul legno”.

L’ovvia e pronta risposta è stata: “NO”, poi una pletora di cose che non ricordo, fino al momento in cui mi stupisce dicendomi: “ma comunque devi lavare il pennello perché quella vernice lì non va bene con un pennello sporco di vernice, fa su le palline”.

Basito esclamo: “Ah, ma allora avevo ragione io”. Ammetto, mea culpa, avrei dovuto fustigarmi con qualcosa di assai doloroso e formulare diversamente la frase, del tipo “grazie mille di avermi confermato l’ipotesi totalmente irrispettosa che ho sollevato pocanzi”, o qualcosa di altrettanto soffice da non presentare spigoli o appigli. “ECCO!! Ogni volta che parlo mi si mette sempre in discussione, non posso mai dire una cosa, che bisogna contraddirmi, solo perché l’ho detta io” e tutta una sfilza di dischi rotti che martellano.

Ho anche provato a dire: “ho solo detto che prima mi hai detto no al mio affermare la stessa cosa che hai affermato tu”, ma i dischi mica hanno smesso. Anzi.

In questi giorni, invece, ho cercato di spiegargli che nella vita non si possa farsi sangue cattivo per il gusto di farselo, soprattutto se si vive in una famiglia e si scarica il proprio sangue cattivo sul primo che capita. Insomma, se tu, il primo e il secondo giorno di lavori, non ti limiti a fare il vecchino che assiste ai lavori e li dirige brontolando dalla distanza, ma elevi quest’arte assai comune e godibile ad un livello mai raggiunto in passato, INCAZZANDOTI se ad una tua richiesta più o meno irrealizzabile, ti si risponda picche e INCAZZANDOTI perché il mondo ce l’ha con te e tu lo sapevi che sarebbe finita così.

La storia in breve (che già ti sarai rotto il cazzo di leggere, mi spiace, grazie d’essere arrivato sin qui) è che la sua idea sarebbe stata anche ottima: recuperiamo le assi del tetto per fare una tettoia in giardino, servono assi lunghe tot, i muratori non dovranno tagliarle più corte di questo tot.

I muratori tolgono le tegole il primo giorno e la sera, al ritorno dal lavoro, trovo il mio babbo sul tetto, senza protezioni, senza nulla, che schioda le assi. Lo dissuado dal proseguire dicendo che “li paghiamo per questo”, perché rischiare la vita per il solo pensiero che SICURAMENTE loro non lo faranno?! (mi pare d’aver già raccontato questo fatto, salto quindi alle conclusioni di oggi).

Il tutto si conclude con i muratori che tagliano le assi più corte del previsto, il mio babbo incazzato come un pornoattore evirato, io che cerco di capire le ragioni di tutti e gli domando: “come hai chiesto questo favore ai muratori?!”, risposta: “avete intenzione di recuperare la legna?! Altrimenti vado su io a farlo” … .. . .. … purtroppo sono una persona incauta e tendo a scegliere la risposta sbagliata o la considerazione meno consona: “e ti sembra il modo giusto?! Le alternative che avevano erano “fare un lavoro in più” (e qui c’entra la meschinità di fondo che dicevo pochi giorni fa) oppure “guardare un intero giorno, con le braccia conserte, un vecchino superuomo che stacca le assi da un tetto che in mezz’ora sarebbe venuto giù” (perché non ho un sensore per le cazzate che mi dia una scossa alle palle quando sto per cacciarmi in un ginepraio senza fine?!).

Urla e strepiti, di nuovo il disco rotto del mondo che ce l’ha con lui, io concludo la mia parte dicendo qualche frase, tra cui: “O chiedi loro un favore in modo chiaro, così che siano loro nel torto, oppure non ti incazzi se poi non ottieni quello che vuoi”. Ovviamente il disco non s’è fermato, ha proseguito la corsa ballerina della puntina per un altro po’, finché esausto non ho chiesto: “scusa, ok?! Scusa” chiudendo il discorso.

La cosa più bella è stata la mia serenità del resto della giornata, il mio farmi un sacco di male con martelli, schegge e chiodi, il non dire una parola nemmeno quando usciva il sangue, mentre il livore e le bestemmie aumentavano a dismisura nell’individuo a me tanto caro.

La comicità ha raggiunto il suo acme quando nello staccare assi, il mio babbo ne ha lanciato una nella mia direzione, ripetendo un gesto normale, visto che ero io l’addetto allo schiodamento. Purtroppo la gravità, l’inerzia e una lunga lista di leggi della termodinamica hanno fatto sì che l’asse rotolasse sino al preciso punto in cui si trovavano le mie mani, causandomi un leggero dolore (non sono ironico, è stato proprio leggero, è passato subito, ma un “ahi” m’è uscito).

Io, che di natura son stronzo, visto che all'”ahi” non ho sentito risposta, alzo lo sguardo per vedere se il lanciatore si sia accorto del danno, ma sempre io, che oltre ad esser stronzo, non son capace di scegliere le parole giuste, affermo: “va che me l’hai tirata addosso”. Avrei potuto dire “m’ha fatto male”, “ho detto ahi” o “cotal guisa di adducere legname in prossimitate di me medesimo e delle mia estremità superiori, arrecommi lieve dolor”. Ma non l’ho fatto.

Non mi aspettavo nemmeno uno “scusa”, perché sono stupido, ma non così masochista, ma almeno un “non l’ho fatto apposta”, anche incazzato-stizzito, un “non rompere”, un “ti sta bene, taci e lavora”; di tutto … ma ormai ho capito che la realtà batte quasi sempre la mia pur fervida immaginazione.

“No, non te l’ho tirato addosso, è rotolato”

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3 Comments

  1. io ho cominciato ad andar d’accordo con mio padre quando mi sono sposata. Da lontano le incompatibilità si stemperano. Scappa.

    • savohead
    • Posted luglio 13, 2009 at 10:43
    • Permalink

    Grazie del consiglio, non è la prima volta che lo ricevo.
    Sempre che la gente si sbrighi, spero possa bastare la divisione dei piani in casa mia, io dovrei avere un’ entrata indipendente, loro starebbero nel loro, io nel mio. Speriamo davvero basti.
    La mia preoccupazione è che, come per tutte le persone anziane, la cosa peggiori. Me lo vedo già, con la bocca uguale a quella della sua mamma, il ditino artritico puntato verso di me, e le mie scarpe, a rinfacciarmi qualsiasi cosa … eheh.
    Vedremo, vedremo.

    • Sin Sinetti
    • Posted luglio 27, 2009 at 19:46
    • Permalink

    Rasoio di Occam


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