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Al solito, scrivo più per il titolo che per dir qualcosa di pregno e importante … eheh.

Intendo, è cambiato tutto, perché non si può mica morire senza cambiare. Ma in fondo è tutto sempre uguale, come dicevo ieri … ‘stardo di un Nietzsche.

Per esempio, stamattina, che uno pensa di poter dormire un po’, il sabato mattina, mica mi arrivano gli elettricisti alle 7:45 e mi suonano dicendo: “siamo qui … possiam finire il lavoro?!”, senza un previo avviso, senza un accenno … mi viene il solito: “metti che IO non fossi qui?! Vi sareste forse pure incazzati, magari”.

Vabbeh, poco male, c’è da fare e ho più tempo per farlo, prima di stramazzare a letto questa sera.

Ma in fondo sì, qualcosa è cambiato: è cambiato l’aspetto del piano superiore, è cambiato il clima (passato da decente a ghiaccio9 per qualche settimana, per poi assestarsi su un 17 gradi quasi fissi e ora di nuovo a decente), è cambiato il mio umore (più spesso del clima) e son cambiate un sacco di piccole cose, in su e in giù. D’altronde i sassi lasciano onde, mica ci vuol poco perché lo stagno si quieti di nuovo.

C’è stata questa parentesi assurda nel mio mondo, che è già finita, ma è stata intensa.

Ho fatto da tutor per un mese e mezzo, in un istituto privato, per tre classi di elettricisti. In realtà facevo da cane da guardia. Urlavo tutto il tempo (io!) di stare calmi e zitti e buoni e seduti e di non uccidersi. Ho visto l’essere più veloce dopo il ghepardo, uno che dal terzo banco è saltato al collo di uno del primo, perché quest’ultimo l’ha “guardato male” (ragione per la quale rivolve quel mondo, a quanto pare). E qualcosa è cambiato anche lì.

Essendo che ho cominciato i miei giorni da tutor un giorno prima di morire, ho affrontato tutto quanto con uno spirito strano, vuoto, nero. Quando due si azzuffavano o qualcuno faceva casino, io intervenivo, urlando arrivavo quasi al contatto fisico (nel senso che contenevo le furie, non cercavo lo scontro), ma la reazione era invariata: l’imputato spingeva in avanti la fronte e con gli occhi nei miei mi sfidava o ammoniva o minacciava di morte.

Il gomitolo di avvenimenti, però, mi ha regalato uno sguardo vuoto e nero, appunto, e questo ha giocato a mio favore in un sacco di occasioni. Le minacce cadevano nel fondo di quel pozzo e non trovavano appigli per proseguire. Uno ha addirittura girato la cosa sul ridere dicendo: “cazzo prof, che sguardo cattivo che ha”.

Ma poi è cambiato tutto anche lì, i ragazzi mi hanno preso in simpatia. Come ho fatto a capirlo?!
Dalle minacce di morte, sono passati a offrirmi merce rubata.

*

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2 Comments

  1. frequentare teppa mantiene vivi, bravo!
    (per quella cosa là, poi, posson tornare utili, come avventori, ehehe)

    • savohead
    • Posted gennaio 9, 2010 at 22:02
    • Permalink

    eheh … già (sempre io abbia capito bene il rimando a “quella cosa là”)
    grazie mille


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