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Tutti hanno quella nostalgia della giovinezza, come età durante la quale tutto sembrava più libero, migliore, spensierato. Tutti sanno che i ricordi sono, quasi sempre, romanzi costruiti su immagini. Io non mi ricordo che la sensazione di un qualcosa, poi la unisco a delle immagini e ci caramello sopra qualcosa che, magari, non è mai stato.

E questo mi è sempre piaciuto. Le storie che si ricordano e raccontano, non sono altro che coincidenze, non sono altro che romanzi di realtà inesistenti. Non si sta mentendo, magari, ma si sta architettando, si sta rendendo artificiosa una storia vera. E non è una colpa, è la semplice necessità dettata, volontariamente o meno, dal tempo. Quello intercorso tra l’episodio e il raccontarlo, quello che incombe quando lo si sta raccontando, quello che agisce sui ricordi e sui sentimenti.

Ma poi torno a scuola, capita che io torni a scuola. Mi trovo in una stanza e sento litigare una coppia. E non sono tanto le parole o i discorsi, non è nemmeno il tono, quello che mi colpisce. Sono sempre quelli, sempre gli stessi dei miei tempi e gli stessi dei tempi dei miei genitori o dei loro nonni. Magari i modi son cambiati, sì, che ora sembra nessuno sappia dell’esistenza del congiuntivo o dell’educazione, ma facciamo che siano gli stessi.

Ecco, in queste situazioni, quando mi viene da accartocciarmi di dispiacere come facevo alla loro età (e non ho ancora smesso di fare), perché due che se anche non si amano, se anche non hanno condiviso anni insieme, si mettono a urlare e piangere, a me viene la rabbia di non essere migliore, di non essere capace di avvicinarmi silenzioso, mettere una mano calda sul collo di entrambi e far loro capire che farsi del male è inevitabile, deludere altrettanto, quindi bisogna vivere al massimo quello che si ha.

Se, però, una delle frasi che capto è che quello stronzo se ne frega e va con tutte, mentre lei chiede solo di stargli al fianco, ogni tanto, mi sale la carogna del “potere”. Perché da uno stronzo bisogna accettare che lo sia?! Perché ci si aspetta che un “figo” ti tratti di merda, mentre quei “grandi amici” o i ragazzi “tanto buoni, tanto cari” hanno pure sulle spalle l’onere di non sgarrare mai?!

Lì mi viene il moto di spezzarlo di insulti, quel collo. Segare sul nascere quella sensazione di “potere” che un ragazzo acquisisce in quell’età e si porta avanti per tutta la vita. Prevenire in qualche modo la possibilità che una volta rilevata l’azienda di papà, questi non abbiano scrupoli verso ambiente o persone, per un’abitudine, per quella stronza abitudine a fregarsene. Perché a loro gira sempre bene.

Poi ricalcolo gli equilibri e mi torna da pensare che, forse, è anche giusto che esistano gli stronzi e che, purtroppo, governino il mondo; perché un esempio da rifuggire è necessario, un peso dall’altra parte per equilibrare è auspicabile e perché, alla lunga, i “bravi ragazzi” una brava ragazza che li apprezzi, la trovano. Forse. Spero. Fanculo.

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2 Comments

  1. son riuscito finalmente a leggerti, che tempi, signora mia ,-P

    notevole l’esposizione della necessità dello stronzo, anzi della prevalenza di, come esempio da rifuggire

    una vita in fuga, dunque, eggià…

    (appoggio fanculo e speranza, lo sai)

    • savohead
    • Posted marzo 7, 2010 at 22:47
    • Permalink

    eheh … grazie mille … al solito … sempre …


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