Skip navigation

Tutta una questione di comunicazione, come sempre.

Una delle cose che mi son sempre suonate strane e insolvibili, nelle finte conversazioni che si fanno negli incontri sporadici, o meno, con amici o anche solo conoscenti, è il: “come stai?!”, “come va?!” o anche “com’è?!”.
Io ho sempre oscillato tra l’aver milioni di cose da dire e il vuoto pneumatico. Ma non perché a qualcuno io senta il bisogno di dir tanto, mentre odi visceralmente altri; è proprio una questione di momento: ora mi vien di dirti tutto, ora non mi sovvien nulla di interessante.

C’è stato un lungo periodo, durante il quale ho usato la formula: “esisto”. La mia accezione e il mio tono son sempre stati leggeri, con il sorriso, per quanto possibile. L’interpretazione è quasi sempre stata: “oh, dai, cos’è successo?!”. Sarò sbagliato, ma che cacchio c’è di brutto o triste o deprimente nell’esistere?! Intendo, io non ce l’ho mai messa quella punta di pessimismo che mi colpisce spesso; ciò significa che ce la mettono gli altri, nell’ascoltare quella formula. Ciò significa che, tendenzialmente, la gente prende l’esistere come un peso, anche lieve, ma pur sempre un peso.

Ho smesso di usare quella formula. Un po’ perché mi son rotto il cazzo di sentirmi porre la seconda domanda, un po’ perché mi son rotto il cazzo di essere frainteso. Il mio “esistere” è una cosa che mi piace, mi sorprende, mi stimola e che spero di poter condividere. Quel che mi ritrovavo a fare, era correre in salita, recuperare e spiegare il perché del mio “esisto”. Ho smesso di usare quella formula, perché implicava uno sforzo troppo grande per chi mi stava di fronte; la maggior parte delle volte, infatti, chi hai davanti, non vuole sapere come tu stia, vuole un qualcosa di masticabile e digeribile facilmente, vuole un flusso di parole che lo stimoli e invogli a dire come stia lei/lui, che è la cosa che interessa chiunque.

Ho smesso di usare quella formula perché, appunto, è una formula, e le formule perdono di significato, con il troppo utilizzo.

Come in ogni situazione, quando possibile, preferisco far piacere a chi condivide il mio tempo; quindi, ora, rispondo “bene e tu?!”, il più in fretta possibile. In questo modo ho riscoperto il piacere di fare piacere. C’è un qualcosa di taumaturgico nel lasciar scorrere le parole. I volti delle persone cambiano e la disponibilità con loro; compatire, partecipare delle gioie e dei crucci, il più semplice ascoltare, sono tutti strumenti che adoro fare miei. Son l’unica cosa che ho nella mia cassetta degli attrezzi e voglio imparare i modi di utilizzarli al meglio.

Quando m’incontri, quindi, non ti preoccupare di come io stia, nell’incontrarti io sto già meglio; parlami dei tuoi secondi, parlami delle tue onde e liberati. Sarà un “grazie” più grande di tutto il (finto) interesse convenzionale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: