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Giornate di parole, queste. Perché le parole sono importanti.

Mi capita una coincidenza più forte della realtà che ho cercato, ci lego aspetti e significati tutti miei, che aiutano a dipanare matasse e creare altri gomitoli; tengo per me alcuni indizi e arrogo colpe a chi non ne ha, prima di capire di non essere un granché come detective, essendo l’assassino.

Alla conferenza con Coe, sono arrivato presto. Questa coincidenza m’ha permesso di ascoltare le sagge parole di Valérie Tasso, che ha parlato di sesso e donne e uomini e Freud e tanto altro. Ne ha parlato con la disinvoltura che ammiro sempre, ne ha parlato con cognizione e saggezza. Ne ha parlato con la schietta tranquillità di chi non fa mistero della propria debolezza. La debolezza dei puri: la curiosità.

Sto leggendo il suo libro, lo sto leggendo in un modo differente da quello in cui l’avrei letto senza averla conosciuta, anche se per poco e anche se filtrata dalla situazione. Lo sto leggendo carico di quel che ha spiegato, che ha lasciato intendere e quel che ha saputo trasmettere. Lo sto leggendo per imparare quel che vuole e, come sempre, per imparare ciò di cui ho bisogno, ciò che voglio e ciò che cerco.

Tralasciando la coincidenza più leggera di averla sentita dire: “pensate, c’è una parola che definisce una donna che prova desiderio: ninfomane; ma non esiste una corrispondente maschile, e se esiste non ha più l’accezione primaria, oppure nessuno la conosce: satiro” e di aver visto “E morì con un felafel in mano” il giorno seguente, notando una battuta tra le tante:
lei – pensa, ci sono tanti modi per definire una donna che non prova desiderio: frigida, fredda (e altri che non ricordo); ma esiste una parola che definisca un’uomo che non provi desiderio?!
lui – “morto”!

La coincidenza è, come spesso accade, tirata per i capelli, ma ci sta. La storia che vorrei riuscire a scrivere in questo periodo, parla di coincidenze e del peso che le persone danno loro. La coincidenza reale, che ho sentito in questi due accadimenti (la conferenza e il film), uniti a ciò che sto vivendo in questo periodo, è stata che tutto, spesso e volentieri, ruota intorno all’essere se stessi. Il resto lo fa il caso.

Quel che mi fa tremare, spesso e volentieri, è la mia poca sicurezza in ciò che sono, in ciò che vorrei essere e in ciò che i centomila si aspettano da me. E se il caos incontra altro caos, di certo non crea troppe sicurezze.

Di certo so che queste strane coincidenze mi rassicurano, mi aprono gli occhi e mi aiutano a scoprire cose sempre nuove, sempre diverse. E imparare è il modo migliore per riempirsi di qualcosa, magari anche solo di storie. E si sa quel che si è, finché si hanno storie da raccontare: vivi.

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