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Ho sempre avuto problemi a parlare, è una cosa più forte di me. Nello scrivere trovo il tempo per ponderare meglio le parole, le frasi e i concetti. Non che i risultati mi diano alcuna ragione. Comunque. Magari mi viene una frase giusta, quando parlo, ma è solo perché l’ho già pensata in doccia, oppure l’ho già usata, oppure l’ho presa bellamente dalla mente di qualcun altro.

E ci sono un sacco di cose che non son mai riuscito a spiegare, un sacco di piccoli tasselli del mosaico, dei quali non so descrivere perfettamente il colore, figuriamoci i loro accostamenti.

Oggi ho provato a pensare a come spiegare una delle cose che più mi sta a cuore: la mia accettazione dei momenti. Sono una pallosissima piangina, ma nei pochi momenti di lucidita, so perfettamente che ogni secondo che vivo, è guadagnato. Sia questo un momento bello o uno da dimenticare; l’immenso grazie per l’esser vivo, eclissa ogni possibile tentennamento.

E mentre spolveravo, la mia gatta s’è accoccolata sul cuscino di una sedia, s’è stiracchiata, s’è coperta il muso con la zampa, è scivolata un po’ in giù, s’è leccata e s’è ricoperta di nuovo gli occhi con la zampa, poi s’è ribalatata un po’ di più e s’è stiracchiata di nuovo. Non ho resistito. L’ho dovuta accarezzare.

Lì ho capito come spiegare un mio pensiero, o parte di esso.

Se c’è una cosa che amo più di tante altre, è carezzare qualcuno, abbracciare qualcuno, far sentire tutto ciò che posso, con le mani. Mi sembra un modo calmo e sincero, diretto e pieno di segreti profumati, per far sentire quanto io ringrazi la pelle altrui. È la metafora di quello che non riesco sempre a dire, a chiedere o a passare.

Ho pensato che non a tutte le persone che amo, piacciono i gatti.

Da qui il mio teorema del gatto entropico:
i gatti possono anche non piacerti, ma se senti anche solo un piccolo brivido, mentre ti carezzo, ti abbraccio o ti prendo la mano, devi ringraziarli per avermi fatto scoprire la magia che può esistere nelle mani.

La spiega è che, di ritorno, non mi piace tutto quello che hanno vissuto le persone che mi circondano, non mi piace tutto il loro essere e non mi piacciono, a volte, le loro decisioni; ma anche i momenti di cruccio, anche i momenti di lontananza, anche i momenti un po’ grigi, io li accetto senza sforzo, senza problemi o grosse lacrime; perché sono decisioni o situazioni che mi permettono di apprezzare maggiormente i successi, le carezze e la luce, sono pagine che vanno scritte soli, per camminare più decisi e sinceri, quando si scrive a quattro, otto o dodici mani.

Per questo le persone che hanno condiviso con me qualcosa di diamante e poi hanno deciso d’allontanarmi, io le amo ancora. In fondo devo solo ringraziarli, questi momenti di lontananza, perché mi permettono di respirare più a fondo i ricordi o le speranze.

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