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Ho imparato a guidare un po’ tardi, ho pure fatto un incidente durante il quale l’auto s’è ribaltata in avanti e poi di lato (il tutto, forse, a 60 all’ora), sono convinto che l’auto sia un mezzo di locomozione fallimentare (in quanto guidato dai fallibili (e molto spesso idioti) esseri umani), ma stamattina sono comunque rimasto stupito, per i limiti che si sanno raggiungere. Che bella l’umana natura (e più nello specifico, l’italiana natura).

Per raggiungere il posto di lavoro, ho un qualche chilometro da percorrere. Una buona dose la passo liscia e scorrevole, poi mi ingorgo in un imbuto a due corsie con semafori, che mi ruba più tempo di quanto non facciano i 30 chilometri che l’hanno preceduto.

Durante i primi mesi ho studiato la situazione, i movimenti delle colonne, chi scivola meglio, chi si intoppa, quanti camion e quanta fauna ci vivano. Spesso sono rimasto stupito positivamente da non poche persone che mi hanno parlato: è una cosa bellissima, ti fa sentire ancora parte di una comunità e, all’interno di essa, un privilegiato (perché mi dico, m’avessero visto imbronciato o poco incline o poco socievole, non m’avrebbero detto: “ehi, il mio collega qui, dice che se avessi quell’auto lì (indicando una maserati), mi ci piscerebbe sopra!” … dai, mi basta poco per rallegrare la giornata).

Dopo qualche mese di assestamento (ci metto un po’, che son lento), mi è venuta a noia la solita italianità de “la mia merda è più profumata della tua”. A Milano è quasi una legge: “se, in coda, ci stanno due auto, ce ne stanno tre”.

In quell’imbuto a due corsie, c’è quella d’emergenza. Forse il problema degli italiani è l’analfabetismo, oppure la crisi è più forte di quanto non dicano. Rimane che sono più i giorni durante i quali non ti entra il sole dal finestrino del passeggero, rispetto a quelli in cui noti il prato alla tua destra.

E, ormai l’avrai capito, io sono un cacacazzo sulle regole.

Dopo qualche tempo, ho cominciato la mia personale lotta non violenta contro i soprusi. Arrivato al collo di bottiglia, mi posiziono nella corsia più a destra, calmo, inerme, mimetizzato nella coda, un po’ distante da chi mi precede. Non appena una pallina non lampeggiante o in fiamme, più grossa di una moto, appare nel mio retrovisore di destra, io ingrano la prima, sterzo un pochino e avvicino i miei pneumatici al guardrail.

Sono bellissime le reazioni, giuro, il 99% delle persone non è nemmeno sfiorato dall’idea di non avere il diritto naturale a quel sorpasso. Per tutti è pienamente ovvio che tutti gli altri siano coglioni degni di una coda di mezz’ora, mentre loro meritino un tappeto rosso sul quale fare passerella e salutare con la mano a paletta, come le miss.

Oggi, il solito, si avvicina un macchinone, la mia ahimsa si risveglia e partono gli insulti e i gestacci.

Stavolta, però, c’è un’evoluzione. Oltre ai gesti innominabili e di spiegazione (ogni uomo si crede un videogiocatore, convinto che le proprie mani possano spostare edifici o cambiare le stagioni … ah, no, non un videogiocatore … dio), il tizio enorme quanto il suo macchinone, si piazza la sigaretta in bocca, si muove sul sedile, prende il portafogli, armeggia con qualcosa e poi piazza un qualcosa sul parabrezza e suona. Mi riporto sulla mia corsia, pronto ad accogliere qualsiasi ragione mi venga esposta.

“Coglione” mi saluta “se dico che ti devi spostare, tu ti devi spostare … rincoglionito”, urla con le vene che gli tratteggiano gola e fronte.

Diavolo, che sbadato, non l’avevo riconosciuto.

E visto che non era nessuno, ho paura non lo riconoscerò nemmeno la prossima volta.

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2 Comments

  1. pensa che una volta in colonna, uno che ho incrociato dall’altra corsia mi ha detto:”ridi meno!”… semplicemente perchè stavo sorridendo… non solo incazzati, ma incazzati con chi non è incazzato!

    • savohead
    • Posted luglio 15, 2010 at 11:19
    • Permalink

    eheh … io li saluto sempre col sorriso, poi, quando mi sorpassano urlanti … è di un liberatorio incredibile … continua a ridere, ce n’è bisogno …


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