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Uno ne ha una, di adolescenza, e dovrebbe viversela al meglio. Qualcuno dice l’infanzia, ma io mica me la ricordo l’infanzia, quindi che scopo ci sarebbe a fare le cose in libertà, se poi non te le ricordi?!

Io sono per l’adolescenza, anche se un po’ me la sono rovinata da solo. Quella sorella d’egoismo che chiaman depressione, m’ha fregato un bel po’ di momenti, durante i quali avrei potuto alzare un po’ più la testa, tirare un po’ più indietro i capelli, abbagliare qualche persona in più con il mio splendente apparecchio per i denti. Insomma, avrei potuto e non ho … capita. Piangersi addosso serve come un asciugacapelli a Collina.

Tutta quest’introduzione, per dire che c’è una cosa che mi è rimasta in sospeso, da allora: i buonisti. Non so se nell’età della pietra ci fossero ugualmente delle serie correnti di pensiero (a legger “L’ultimo uomo scimmia del pleistocene”, parrebbe … eheh), ma sono convinto che la bontà delle persone sia un miscuglio di tanti fattori. Un po’ come il carattere … anzi, è proprio una cosa che permea il carattere.

Per me ci sono i cattivi, che sono quelli che nella possibilità, volontariamente o spontaneamente, compiono azioni egoistiche; e poi ci sono i buoni, che nella possibilità, volontariamente o spontaneamente, compiono azioni sinceramente positive. E tra i buoni, la categoria che mi ha sempre un po’ lasciato tentennante è quella dei buonisti.

I buonisti, al mondo, servono. Non c’è dubbio. Insomma, servono anche le peggio cose, così almeno capiamo che non vanno fatte e miglioriamo. Ma come bisogna capire che si può e si DEVE cambiare una regola che non funziona, così i buonismi andrebbero limitati (la più calzante definizione che ho trovato per buonismo è questa).

Io i buonisti ho cominciato a detestarli mentre avevo i capelli lunghi, davanti al viso imbronciato e la bocca chiusa; io me li vedevo questi saccentoni “inconcludenti” (quanto è perfetta questa parola in quella definizione), che scrivevano libri e libri di ovvietà, convinti di postulare chissà quali verità, ma che non sapevano colpire il nocciolo del problema. Che poi, io, il nocciolo del problema, mica lo so. So solo che quando io sono un pugno chiuso, refrattario a qualsiasi tentativo di ammorbidirmi da parte di chi mi conosce, i tentativi di chi non sa nemmeno chi io sia, proprio nun c’azzeccano. Se uno è convinto di avere dei problemi enormi (quando invece non li ha o non sono enormi), reputo molto improbabile che la soluzione possa venire da uno sconosciuto che dice o scrive flebili moralismi.

Se non si fosse capito, la cosa mi tocca perché son stato chiamato “buonista” più volte, ultimamente. E io buonista non lo voglio essere.

Questo m’ha fatto capire che dall’esterno il limite è labile, sfumato, poco netto e poco comprensibile. Io, nelle cose che scrivo, ci credo. Io, nelle cose che faccio e che voglio, mi impegno. Io voglio essere buono, non buonista.

E se una fila di gente usa la rete (twitter/facebook/tumblr e tutto quanto) per lamentarsi di qualcosa, per ricevere consensi o frasi di sostegno-conforto-consolazione; a me viene di lamentarmi ma riderne, o lamentarmi con soluzioni. Se i più belli di tutti mi superano a destra, io impedisco loro di farlo, quando poi si incazzano, io saluto con la manina e sorrido (è tutt’altro che buonismo, questo, ti sto proprio pigliando per il culo, amico mio), pronto a ricevere insulti e sberle. Se in un ufficio han tutti ragione, io preferisco chiarire la mia idea, senza imporla, tanto se il tempo dovesse darmi ragione, avrò la pace interiore d’essere nel giusto, se la cosa non dovesse essere così importante, non mi sarò fatto sangue cattivo a sostenerla.

E tutte queste cose, che provo a fare e tento di scrivere, non riesco sempre a sostenerle, non sono in grado di seguirle a puntino, come tutti, per questo motivo tento di non addossare alcuna colpa a nessuno, per qualcosa che non riesce o non può fare o capire. Ma non sono buonista, forse non sono nemmeno buono, magari prendo tutto troppo alla leggera, che ne so (eheh). Per me è tutto troppo breve e difficile, per perder tempo a tirare verso il basso. Quando si può, è più bello essere sé, semplici, tranquilli. Se poi si riescono a cambiar le cose, tanto meglio.

Scrivere post lunghissimi per lamentarsi di come sono le persone, di come ti vedono, di quel che fanno è sterile.

oh cazzo …

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