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Spesso è totalmente inutile, a volte ti lascia un sorriso di pace qui, dove si sente il prurito al cuoreanimacervello, in alcuni casi, poi, ti pigli certi spaventi. Ma ormai rimango convinto che soffiar sulle montagne sia il mio modo di provare a cambiar le cose.

Forse è perché parto dal presupposto che la mia ragione sia tale anche se il mondo non se ne accorge o fa il contrario, anche se poi, non penso quasi mai d’aver ragione :). Se uno butta una carta in terra e io la raccolgo per lui, a quanto pare, sono un cagacazzo. Se faccio notare che superare tutti in corsia d’emergenza è meschino e ingiusto, sono “forse un cazzo di vigile urbano?!”. Se, invece, “punisco” un negozio non acquistando un prodotto lì, perché i commessi non mi cagano per venti minuti in cui cerco d’attirare la loro attenzione (nel limite della decenza), chi ci smena, dopotutto, sono io che non ho ancora quel bene.

Come per il mio recente rifiuto dell’ansia (mi ci impegno e sembra sortire qualche risultato … sembro essere un porto di quiete anche per persone a me vicine, quando serve … ne sorrido, grazie), sento montare sempre di più un rifiuto per alcune manifestazioni dell’egoismo: la noncuranza, la supponenza, l’avidita e un sacco di piccole deviazioni dell’essere, che portano soddisfazioni istantanee, ma brevi.

Ecco, forse è la miopia che mi sta sul cazzo.

Mi sembra che le persone si siano sedute sempre più a proprio agio, nel solco del “devo goderne finché posso”, forse figlie di quell’assurda interpretazione miope, appunto, della frase che campeggia in quasi tutte le agende di scuola: “meglio bruciare in fretta, che spegnersi lentamente” attribuita alla bisogna all’idolo della teen che la scrive. Il povero Kurdt ha fatto scuola, solo che i suoi studenti non l’hanno proprio capito giusto.

Un po’ tutti pensano di perseguire la prima parte, senza capire di stare vivendo la seconda.

Sembra che abbiano il culo troppo grosso per spostarsi dal solco caldo che han lasciato sul divano, per fare spazio a qualcun altro. E non è solo questione d’altruismo, è una cosa ancora più piccola, più semplice, ma tanto enorme e difficile (è sempre quello): il rispetto.

Stamattina, in auto, pensavo che se fossi un politico cercherei di inculcare nella mente di chiunque una frase: “se foste vostro figlio, sareste orgogliosi di quello che vi state lasciando?!”. Io sono certo che esista un sacco di gente buona, che esistano pesi e misure per tutto, ma sono anche convinto che alcune convinzioni si fondino su principi sbagliati e da estirpare.

Noi siamo del mondo, non viceversa.

Le azioni e i pensieri determinano il valore di una persona, non viceversa.

I soldi sono un mezzo, non un fine.

Se le leggi rispettano l’etica, è etico rispettarle, aggirarle porta a un danno superiore al guadagno che se ne ricava; se le leggi non sono etiche, è etico modificarle.

Io, in fondo, non valgo più di te, finché non provo o non provi il contrario.

E un’altra sfilza di frasi buoniste che lasciano il tempo che trovano. Torno a soffiar sulle montagne, và … che almeno mi sento bene … io … di te chissene.

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