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Che non andrebbe fatta su nessuno, ormai lo ripeto tanto da passare per buonista; ma soprattutto non contro le donne.

Io che se non fosse che penso ognuno possa e debba amare qualsiasi essere, sia esso uomo, donna, etero, omo, trans e tutte quelle sottigliezze di etichette che ci si inventa per uscire dal ghetto, senza accorgersi che aiutano gli altri a rinchiudercisi; dicevo, io che se non fosse che son per la libertà d’amore, sarei tutto il giorno con la testa storta a guardare, ascoltare, sentire, toccare, abbracciare e scaldare una donna, non riesco a sopportare che la mentalità umana possa credere normale il concetto di “possesso” o di “subordinazione”, per quanto riguarda le donne (estendibile a tutti gli esseri, di nuovo, ma io son femminista).

Io so di sbagliare, ma sono di parte; fino a prova contraria, sto dalla parte di una donna. Poi ci rimango di merda, quando si rivela peggiore di quanto io sogni, ma questi son dettagli.

E anche le generalizzazioni non son mai la risposta o la base per costruire una buona tesi, ma ogni volta che penso a un ambiente famigliare, in cui un uomo arriva a usare violenza (fisica, verbale, mentale o qualsiasi forma riesca a vagliare la mente umana), mi ritrovo a pensare, d’istinto, che dovrebbe subirla lui, doppia. Perché doppia la sta infliggendo.

Spiego:
una persona che muove violenza verso un’altra persona, già è deprecabile; ma se muove violenza verso una donna e nello specifico una famigliare (ed è incredibile il divario che c’è tra le violenze al interno della famiglia, rispetto a quelle all’esterno di essa … diavolo, te la sei anche scelta, sei un coglione ancora più grande!), ferisce una volta con le mani e una volta pensando di poter disporre di un'”essere inferiore”.

Quando l’essere infimo è lui.

È una concezione che mi fa rabbia, giuro. È l’unico motivo per il quale ho provato la voglia di rispondere con la violenza.

Sono uno che si butta nelle risse, per dividere le persone. Una volta, a Mentone, i nostri vicini di tenda hanno litigato. Nessuno è intervenuto, per paura che quel drogato (lo si vedeva e ho ricevuto conferma) potesse ferire anche altri, con i cocci di bottiglia che aveva in mano. Io non so come ho fatto a trattenermi. Non so nemmeno come sia andata, non me lo ricordo. Mi ricordo solo che l’ho guardata dormire nel letto, mentre io stavo seduto a tremare, poco lontano. Tutta la notte.

Non è un gesto eroico, non mi aspetto nessun plauso. È una cosa che ricordo con piacere. E questo mi basta e avanza. Ricordo che il mattino dopo, lei s’è alzata serena. Tornando in spiaggia, mi ha detto: “tranquillo, ogni tanto gli capita … ma è buono, in fondo”. Lui mi ha guardato con sfida, ma nascosta in una vergogna che avrei sperato maggiore.

Io non le ho creduto allora, come non ci credo ora. Ma davanti all’amore di cui è capace una donna, non puoi che rimanere affascinato.

Penso che in fondo, l’istinto maschile di sopraffazione della donna, nasca anche dalla paura di ammettere che siamo inferiori, noi che ci definiamo uomini. Come quando si sopperisce alla disparità d’affetto con regali costosi. In fondo si ammette la propria incapacità.

E magari, le donne, lo sanno anche; e pensare che non ce lo fanno nemmeno pesare, aiuta ad amarle ancora di più.

Non sto facendo un discorso: “loro fanno meglio le cose”; dico solo che un mondo senza uomini, magari sarebbe migliore, uno senza donne, di certo, sarebbe peggiore. Non basta?!

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