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Ogni tanto non riesco a riempirmi la vita. E non è come l’annoiarsi, ché io non mi annoio quasi mai (ho questa fortuna); è proprio che tentenno nel prender la decisione di dove nuotare. A volte.

E ci sono periodi in cui mi sento che aspetto solo che qualcosa mi accada per forza, così che io sia costretto a recuperare correndo, impegnandomi, concentrandomi, recuperare quella strada che c’è tra me e ciò che mi accorgo esista. Forse è come in amore, che la corsa è spesso meglio del traguardo (e non lo dico come un peccato del traguardo, son sbagliate le mie aspettative).

E mi accorgo di esser vuoto, cinico e cattivo. Nel vedere un bambino che si dispera perché un calciatore sbaglia a porta vuota, mi viene da staccarmi e dire: “come fai a tener tanto a una cosa così?!” e poi mi accorgo di essere io a non farlo più (la bastardaggine innocua del babbo, però, è incredibile).

Il timore d’esser inaridito è un sapore secco che conosco già, in molti casi ho bevuto dagli occhi altrui, quel che serve per dissetare la voglia di sentirsi utile (non è questo quel che si vorrebbe esser certi di splendere?!), quando son riuscito a costruirmi da me i sostegni per fare qualche passo, non è passato molto tempo, prima che un’anima più bella mi girasse le carte del castello e mi accogliesse tra le braccia, per un po’.

Vivo a onde, io. E chiedo scusa a chi trituro in discesa. Ma ringrazio chi, tra le maree, mi segue e continua a sperare io risalga sempre.

Io so che esistono isole che amo, mi è piaciuto riposare sulle loro rive. Non è triste pensare di essere in pace per quel che si è stati per un secondo, è bello sapere di esservi riusciti, è forte provare a risalire le onde, è pace prendere ciò che trovi come solo guadagno. Forse son solo in attesa di riprender le forze, forse sto navigando in mare aperto e non sento “terra!!” da troppo tempo.

Quel che ho imparato, però, è che lamentarsi è come far pipì in mare, non solo non innalzi il livello dell’acqua, ma rischi anche di bere.

Quindi aspetto e nuoto, ringrazio e mi scuso, accetto e subisco; ché tanto è quasi tutto un elastico: devi solo essere sveglio, quando prima o poi arriva un approdo, e abbracciarlo quanto puoi, per raccontargli ciò che hai visto durante il viaggio.

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