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Solo in chiusura di giornata, aggiungo spinta al grande vento di sì e no a questa festa, così la ressa di lettori (ahahah), non mi citerà a destra e a manca per sbandierare la propria affinità o il proprio dissenso. Per stare un po’ dalla parte di chi ha ragione a festeggiarla e un po’ da quella di chi non ci crede, perché non si dovrebbe ridurre tutto a un solo giorno.

Insomma, il solito paraculo.

Il fatto è che io, le donne, le amo tanto che non riesco a vederle oggettivamente. Ma se è un fatto che l’uomo sia maschio per errore, un motivo ci sarà. Le amo tanto che mi incazzo a vederle sottovalutarsi, mi incazzo a vedere gli uomini che ci marciano, non nego di apprezzar troppo bellezza, a volte, ma quando si valuta nel tempo… torna a peso morto il raziocinio.

Vogliamo non ammettere che sono più intelligenti?! Ok, non ammettiamolo. Vogliamo non ammettere che attualmente non abbiano gli stessi diritti dei loro corrispettivi maschi in una società patriarcale?! Ok, continuiamo. Vogliamo non ammettere che non avrebbero le sole necessità (e quindi i diritti) maschili, ma qualche necessità in più, tipo quelle cose stufose come la gravidanza, l’allattamento e anche la più flebile delle PMS?! Vabbeh, facciamo gli gnorri. Vogliamo negare che gli abusi, gli omicidi e ogni forma di violenza, dalla più piccola alla più grande e palese, vengono perpetrate in base a pregiudizi, in generale, e in base a una concezione errata di “possesso”, in particolare, che è radicata nell’encefalo maschile; vogliamo negare che sono quasi sempre gli uomini a offendere (ferire o uccidere), che sono quasi sempre italiani e che sono quasi sempre conoscenti (in effetti è naturale, non è un’eccezionalità, più tieni a qualcosa, più sei portato a eccedere nelle reazioni), a infliggere queste atrocità?! Eccheccazzo, basta, c’anneghiamo, nel negare.

Allora facciamola facile (comprensibile anche agli uomini), vediamola da quest’altra angolazione (e non ha nulla di offensivo o riduttivo): se non esistessero i soldi, che sono invenzione dell’uomo… cosa farebbe girare questo mondo?!

Ecco… adesso l’ira funesta delle femministe mi si scaglierà contro… piano, calma… lasciate che vi spieghi.

Partiamo da un semplice principio: si capisce già tutto con il sesso.

L’uomo, qualsiasi cosa si trovi davanti, con un po’ (anche poco) di impegno, fa quel che deve fare (ed è importante sottolineare che è un buttare):
–  il finale è uno sparare alla cieca e chi s’è visto, s’è visto;
– una volta finito, sia lui che il proprietario si spengono.

La donna ha già lì quel che la distingue, ha questa cosa che riceve. Come si può essere migliori di chi ti accetta?! E poi ha quella spinta, quella voglia di scoprire altro, di chiederti a cosa pensi.

Ecco, voi vivete di semplici difficoltà. Siete multitasking, fate ragionamenti semplici, come noi uomini, ma ne fate più di uno. E le difficoltà arrivano quando ne fate di contrastanti. E non capita raramente… eheh. Voi un po’ ci sguazzate in questa vostra masochistica ricerca di difficoltà; a volte è bello guardarvi passare da una domanda alla successiva, a volte sorprende vedervi illuminarvi ancora e ancora e ancora, per ogni scalino che fate, affascina e spinge a conoscervi, capirvi, amarvi ancora di più, questo gioco. È come un continuo inspirare di sorpresa… ogni volta sembra l’ultimo e invece ne fate un altro.

A volte cagate il cazzo. Ma solo perché esagerate. Ci vuole un limite a tutto, non si può andare avanti di domande, ci vuole la sosta di una risposta, ci vuole la pace di una sicurezza. E ci sono, ovviamente, quelle di voi che ci si crogiolano nell’indecisione (in fondo star dentro alla depressione è una sicurezza mascherata, al depresso, piace esserlo). Ma che ci vuoi fare, nessuno è perfetto, ci piacete anche per questo, per come sapete esser perfette nei difetti.

E forse sto solo parlando dell’amore o da innamorato (si sa, i fan sono accecati e poco obiettivi), ma questo siete e questo dovete ottenere: l’ammissione di inferiorità degli uomini. Lì è la base, uno odia quel che non conosce o quel che mina la sua superiorità; e visto che l’uomo non è in grado di conoscervi e non vuole lasciare il suo predellino, vi odia (palesemente o sottilmente, urlato o sussurrato) abbastanza da mettervi sotto in qualsiasi modo possibile.

Quindi festeggiate, divertitevi, scordate le pesantezze, una volta all’anno; protestate, indignatevi, incazzatevi, una volta all’anno; parlatene, sorridetene e difendetevi, una volta all’anno. Ma tutto l’anno, non oggi (ieri, ormai). E non è un rimprovero o un consiglio, è un incitamento a continuare a farlo, è un avviso: lo state già facendo, dovete solo crederci di più, dovete solo non vederlo come un antagonismo, non dovete abbassarvi al nostro livello, dovete correre, girarvi a spernacchiarci, lasciarci indietro e farci capire che non sappiamo starvi al passo.

Siate felici d’esser quello che vorremmo tanto essere noi.

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