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Poi cerchi un portatile da consigliare a un’amica e pensi che il tuo sente tutti i 7 anni che ha, ma non hai i soldi per comprarne uno nuovo. Poi pensi che devi sistemare prima il fisso, che ha solo l’alimentatore andato. Poi tranquillizzi un’amica che ha l’ansia facile. Poi pensi che non hai ancora imparato le canzoni per sabato. Poi vai a far la spesa. Poi noti che non hai ancora pulito il pavimento dopo aver liberato quell’angolo dai secchi di vernice. Poi ti squilla il cellulare e speri che sia lei, ma è tuo fratello e va bene uguale. Poi al lavoro saltan fuori compromessi e sorrisi e mugugni e risate. Poi scopri qualcosa che pensavi di non rivedere più. Poi cerchi di chiarire una questione in sospeso da quasi 10 anni e piangi una notte intera, come non ti succedeva da anni, perché ti accorgi di non meritare le amiche che hai, dopo tutto quello che hai fatto. Poi ti svegli e mangi uno yogurt. Poi fai la coda in auto. Poi hai una colica. Poi leggi un libro splatter. Poi condividi una gif animata. Poi arriva l’attore e devi entrare in studio. Poi ti viene un nodo alla gola per un post bellissimo (e lo condividi, ovvio). Poi guardi un film.

Poi il terremoto.

Poi ti senti uno stronzo. Poi lavori nel week-end e ti chiedi se sia per i soldi o solo perché preferisci sacrificare un po’ di tempo, ma fare bene il tuo lavoro. Poi cerchi notizie. Poi fai click su una foto di una bella ragazza. Poi mangi. Poi ascolti un gruppo che conosci e sei contento abbia successo. Poi in quel loro video sembra ci sia lei, ma no, non è lei. Poi cerchi di calmare l’amica dall’ansia facile che, a Tokyo, adesso ha tutti i motivi per essere ansiosa. Poi pensi a un post da scrivere e ti vergogni che possa essere così futile in un momento simile.

Ma poi pensi che hai imparato un sacco di cose, finora; pensi che magari un giorno arriva un terremoto e tu non sei pronto a metterti sotto la porta; allora ti chiedi se quello che hai fatto fino ad allora sia TUTTO quello che avresti potuto fare. E ritorna il sentirti stronzo. E vedi che non te ne fai nulla del piangerti addosso, ché la fortuna di poter scrivere e capire che “ti amo” ancora e ancora, l’hai avuta e c’è chi no. E ti chiedi perché non sei in grado d’esser coerente fino in fondo, capace di prendere le convinzioni che hai a parole e portarle nei fatti: perché non sai fare la rivoluzione?!

Forse non siamo più fatti come quelli che ci hanno liberati, forse pensare che non esistano i confini è un po’ troppo utopistico per la società in cui vivi, quindi forse è meglio portare avanti le lotte possibili. È tutto uno scoprirsi piccoli e un chiedersi come mai non si sia grandi. Forse c’è troppa comunicazione e finisce che la comunicazione si rompe, quindi c’è chi si disinteressa, chi si specializza e schifa il resto, chi pensa che il proprio sia il meglio e chi è rotto in mille frammenti.

Eccomi.

Incapace di giustapporre, come servirebbe, ogni pezzetto. Ma pronto a imparare a farlo, convinto di volerlo, attento a non pesare più su nessuno con le insicurezze, ma veloce nel sorriso per non far trasparire nulla (il trucco sta nel fatto che non è che interessi davvero cosa pensi, se hai problemi o chi tu sia… importa solo che tu sia specchio ringiovanente, che tu sia conforto istantaneo, magari anche vuoto… e l’ego altrui ti sarà grato).

Il fatto è che la vita che hai per le mani, corre a un ritmo suo, scorre come un fiume e si porta dietro sassi, acqua, pesci, lerciume e tutto, tutto in un secondo. Il senso forse non è risalire la corrente per conoscerne la fonte; non è di certo deviarne il corso al proprio volere; non è neanche buttarcisi e rubare spazio a chi ci nuota… è fare di tutto per permettere a chiunque di scoprirla senza ferite, senza lerciume e senza fretta.

Facile no?!

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