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Da bambino andavo in giro in bici, perché mi è sempre sembrato un mezzo splendido: tu ci sali, fai lo sforzo di due passi e copri la distanza di dodici. Quando ancora non capivo un cacchio (non che ora… ma vabbeh) vedevo mio fratello con la bici più grossa e mi imprugnivo per l’ingiustizia: più grossa = più veloce = più bella. Poco importava che io non arrivassi ai pedali, sulla sua, mentre lui si sarebbe morso la lingua per le ginocchiate, con la mia.

Crescendo, poi, gli orizzonti si sono ampliati. Avrei anche pedalato i 20 chilometri che dividevano casa mia dal liceo, ma una volta là, non avrei avuto una doccia per salvare la vita delle mie compagne di banco (si sa, nonostante non fossi uno di quelli che, crescendo, non scopre in tempo l’esistenza del deodorante… a volte gli ormoni son proprio imbattibili). Quindi ho perso l’abitudine di utilizzare quel mezzo di locomozione.

Un po’ lo rimpiango, ma la mia ultima esperienza, che risale a qualche anno fa, mi ha un bel po’ allontanato dal pensiero di tornare a utilizzarla. Bisogna premettere che non vivo in città, anzi, vivo in collina (non ho detto campagna, che magari fuorvia), quindi se esci di casa, o sali e al ritorno hai discesa, o scendi, ma al ritorno hai salita.

E così si andava di “rampichino” (mica si parlava ancora inglese, qui da noi), solitamente. Ma quel giorno c’era solo la bici da corsa di mio fratello. “Che vuoi che sia?!” mi dico “anzi, è più leggera e fa più metri con una pedalata!”. Vado per quei 10-12 chilometri che mi servono per raggiungere il corso che dovevo fare, e poi tornare.

Durante il tragitto noto una particolare scomodità della sella e una mia spiccata incapacità di girare il pedale per inserire il piede nella “gabbia” che accoglie la punta (sicuramente per una migliore performance!). Quest’ultimo aspetto si risolve con un piede “dentro” e uno “fuori”, un po’ per incapacità e un po’ per salvarmi al momento dell’arresto, che non ho questi gran riflessi, diciamocelo.

Il primo problemuccio, invece, già si presenta quasi insopportabile a metà dell’andata. Arrivo che ho ancora più salda la mia sicurezza di non essere gay. Metà del ritorno lo faccio in piedi sui pedali, non solo per la salita (ero partito in discesa, dopotutto), ma anche perché mi sembrava di aver sostituito il sottoscroto con una pannocchia ustionante.

Per qualche giorno ho avuto strascichi e una domanda mi ha assalito: “perché?!”. Insomma, perché un oggetto adibito alla posa delle tue chiappette, è stato congegnato in modo da farti il peggior male possibile alle suddette?! Dico io, bere il brodo con la forchetta, è da idioti… no?!

Chiedo al mio zio ciclista. Ora, c’è da dire che lui è uno pratico e pragmatico, non certo un filosofo delle due ruote o un tecnico specialistico, ma penso che la risposta non sarebbe stata differente, se proveniente da qualcun altro:
“Beh, perché ci sono i pantaloni imbottiti”.

Ora.

Capisco benissimo che i problemi vanno risolti, ma vanno risolti quando ci sono!!! Non quando non dovrebbero esistere. Intendo, la sua risposta è molto più azzeccata come domanda alla mia domanda, no?! “Perché fanno i pantaloni imbottiti?!” “Eh, sai, le selle son dure!”… ecco, questo ha senso, non il contrario.

Rimane il fatto che non ho avuto risposta al quesito, immagino che abbia a che fare con attriti e sfregamenti e necessità bassoventrali, ma non divago, quel che volevo disaminare qui era l’approccio da mondo al contrario, che hanno i ciclisti.

Per ciclisti non intendo quelli con la graziella o che per necessità o scelta, usano scientemente e utilitaristicamente la bici, intendo quelli che si ritengono ciclisti. Quelli che camminano come si fossero cagati addosso e sotto i piedi avessero le biglie, perché le scarpine sono “tecniche” e si incastrano nei superpedali che hanno solo loro e gli altri son merda; ma, magari, in auto la cintura “che palle, mi dà fastidio”. Quelli che si mettono gli occhiali e il caschetto e la maglia e i fouseau (leggings o come diavolo li volete chiamare); ma che, magari, danno del frocio a uno che si veste casual nella vita. Quelli che sembra che l’asfalto sia fatto di carboni ardenti e che piuttosto che mettere a terra un piede, stanno lì a sbacchettare come giocassero alle olimpiadi konami, oppure passano bellamente col rosso, che tanto la ragione la ottengono sempre. Quelli che se sono in auto, gli altri son tutti stronzi, ma se sono in bici: “che cazzo vuoi?! Mica è tua la strada!”, ti urlano affiancati a tre altri compari.

Ecco, c’è un aspetto che ho notato recentemente, una cosa che forse è legata alla crisi, ma non penso. Forse è un mio preconcetto dettato dalle incongruenze sopraelencate, ma magari no. Diciamo che non esprimo giudizi, ma mi pongo un lecito quesito.

Oh tu, che non hai i 70 anni del pensionato e nemmeno i 17 dello studente, che non hai vestiti stracci o non corri su di un tracciato; dicevo… oh tu, che non hai la maglia uguale a quelli con cui sfrecci sulla strada, quindi non sei lì per allenarti in vista d’una gara agonistica, non sei lì a far pretattica e fiato e gambe e a capire chi sia gregario e chi passatore; dicevo… oh tu, che quando io vado al lavoro alle 6, alle 7 o anche alle 8, non ti vedo; ma quando capita che entri alle 9, alle 10 o alle 11, mi ti trovo in gruppo a superarti e paccare sulle spalle chi ti grida insulti amicali e finge di disarcionarti rischiando di dar vita a una catastrofe; dicevo… oh tu, che magari sei uno di quelli che odia gli immigrati perché ci rubano il lavoro, che denigra i teroni perché son sfaticati, che dà la colpa della crisi, dei malfunzionamenti, delle lungaggini burocratiche e di tutto ciò che non torna a tuo vantaggio, ai comunisti…

Dicevo, oh tu… MA NON HAI UN CAZZO DA FARE LA MATTINA DEI GIORNI FERIALI?!

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4 Comments

  1. Da bambino andavo in bici per le strade di montagna, una volta è stato fichissimo, mi si sono rotti i freni ed ho fatto in discesa curve a destra e sinistra a velocità supersonica finché non sono arrivato in paese!

    • savohead
    • Posted marzo 28, 2011 at 20:05
    • Permalink

    cacchio, immagino l’adrenalina… eheh
    beato te che ti sei fermato indenne… c’è chi non ha questa fortuna, il mio braccio destro può dimostrartelo… niente di che, ma faceva quel male che fa ridere, rompere la crosta e staccarla piano piano.

  2. Chiapperi! Beh i miei voli da superman sull’asfalto me li sono fatti anche io… le grattuggiate faccia gomiti si sprecavano sulla graziella 😀

    Con i maledetti brecciolini che ti si infilano sotto la pelle…

    Vai di acqua ossigenata!

    • savohead
    • Posted marzo 29, 2011 at 10:49
    • Permalink

    aspetta, in questi casi bisogna sfoggiare la propria “vecchiaia”… altro che acqua ossigenata: MERCUROCROMO!! eheheh


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