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Probabilmente è la settorialità che la nostra società ha raggiunto, in tutto, o forse no. Con le mire espansionistiche e l’egoismo intrinseco dell’uomo, aumentavano sì conoscenza e padronanza dei mezzi, ma con esse anche necessità, “problemi” e impossibilità di conoscere l’intero spettro di soggetti e aspetti della realtà, delle persone stesse e di quel che, in effetti, non esiste (l’etica, i sogni, l’immaginazione, la fiction e i labili territori dei sentimenti). Ma magari sbaglio.

Ma, dall’infinitesimo all’infinito, penso che ciò che esiste, sia da considerarsi sferico, un pianeta. Ma proprio ogni cosa. E come tutte le medaglie, ha un lato e la faccia opposta, ma con più grigi; come ogni pianeta, ha luci e ombre che girano, che si modificano nel tempo e nello spazio. E allora tu sei così, ma anche così e poi così… e non è che puoi prescindere dall’essere tutte le cose che sei, quando magari ti concentri e cerchi di tirar fuori un aspetto in particolare.

Quindi se sei uno stronzo, magari hai tutto il merito di impegnarti, hai l’inchino di chiunque se provi a scappare… ma se lo sei, lo sei. Punto. E anche dichiararlo pubblicamente, mica ti salva il culo, puoi anche sfruttare quanto vuoi l’effetto compassione-pena che porta la reazione: “sono stronzo” “ma no, dai, non fare così”; se sei stronzo, quell’effetto, presto o tardi, svanisce. Rimane che sei stronzo, non scampi.

E lo stesso vale per quasi tutto (sottotitolo al blog docet): se sei innamorato, ti porti dietro tutto il mondo che c’è attaccato; se sei triste o giù, hai da fare i conti con tutti i crateri lunari, tutti i profumi e quel tanfo marcio di palude, che si porta dietro quell’appiccicosa sorella d’egoismo che è la depressione.

Quindi sta tutto in equilibri e forze. Appartenenza e tensione a. Con la zavorra di non esser semplici.

Ché, come in tutto, meno roba c’è, più è facile governarla, stabilizzarla, padroneggiarla e aver certezze. Così la serenità funziona in base all’apertura mentale, ad esempio: meno cose contempli nella testa, più facilmente riesci a ordinarle ed essere sereno e tranquillo; più hai cose nella testa, più difficile sarà stare in quiete, con tutto sotto controllo… la capacità di mettere tutto quieto è quella che considero intelligenza e anima, quindi se uno è chiuso, limitato, non gli servirà un grande cuoreanimacervello per raggiungere la serenità (per questo gli stupidi sono spesso più felici degli intelligenti; per questo gli egoisti, spesso, se la vivono molto meglio)… ma avere uno apertissimo di mente e sereno, significa trovarlo immensamente intelligente e saggio e buono (magari ha solo culo, ma magari gli piacciono gli 883 o peggio).

E quando provi a uscire, ti lanci e ti trovi di fronte mondi complessi, magari non ancora stabili, che ti chiedono aiuto, mentre ancora tu non hai capito da che parte si debba tenere l’ombelico, ti trovi a roteare ancora di più, traballare, ondeggiare e poi cadere in notti insonni (che sfiancano, ci mancherebbe, ma servono quanto l’aria… a volte). Senza poi avere una gran risposta da dare. Non ti costerebbe nulla allungare una mano, non ti cambierebbe giro aprirti e darti; ma tu sei attaccato a quel cazzo di mondo stronzo che sei, all’idea di poterti gestire, quindi ti reputi ancora troppo importante per capire di non esser tagliato per equilibrio, torni a te e dici “no”, che è il più miope degli “io”.

E fai anche errori tra loro opposti. Da una parte provi un sacco di cose e spremi, spremi, spremi, finché non viene il succo di quanto male faccia questo, quanto bene faccia quest’altro e allora è meglio seguire il bene, quando si può. Dall’altra cerchi di seguire quel che hai capito, dimenticandoti che chi hai di fronte ha tutti gli altri lati, tutte le altre superfici, ha un mondo, dietro. E ti ritrovi infimo, sbagliato, limitato e, di nuovo, incapace.

E scrivi mille cose criptiche, che uno poi non capisce.
Uno che non ti conosce, uno che non sa che è successo, uno che non vede il mondo per intero poi, non vuole nemmeno addossarselo. Hai ragione, tu che leggi sei quel che sei, vedi quel che vuoi, che puoi e che rifletti in me. Io, semplicemente, sono. Che non è altro che la somma di quel che vedo e che vorrei.

La più normale delle soluzioni sarebbe essere più sinceri possibili, ma a volte è il timore, a volte l’egoismo travestito da agnello e finisci sempre per mentire a qualcuno, sia esso l’altro o te stesso. E le bugie hanno sempre le spine, oltre alle gambe corte, o feriscono gli altri, o non ti permettono d’avvicinarti a qualcosa.

E visto che la sincerità non è altro che un altro pianeta con infiniti panorami: dirti impegnato a voler migliorare, si porta dietro aspettative; dirti attento agli altri, si porta dietro mancanze; dirti preciso nelle regole, si porta dietro responsabilità; dirti innamorato, si porta dietro cecità.

Facciamo che io lo ammetto ancora una volta: io non son capace, ok?!

E da qui partiamo. Se sbaglio, spero mi corigerete. Ma vaffanculo, io non smetto di impegnarmi.

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