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Ieri il mio indirizzo di posta è esploso in un messaggio a tutti, ma proprio tutti, i contatti che ho in memoria. Mi son ritrovato con una fila di avvisi di mancato recapito, che a giustapporli, ci si copre mezza Cina. Questo fa capire che un sacco di gente cambia indirizzo di posta, cosa che in vita mia ho fatto due volte (una a malincuore e una volta ho deciso che me lo tengo lì, lo apro ogni tanto); sarò lento, ma io c’ho mezza vita, in questo indirizzo, pensare di cambiarlo mi piange il cuore. E non è che mi rompa per spocchia, è che ho un sacco di iscrizioni a robe che non ricordo, ma che tornerebbero utili, prima o poi; ho il telefono sincronizzato con quello e rispenderci il tempo, sarebbe un po’ una rottura; ma soprattutto, ho sempre visto il mandare “questo è il mio nuovo indirizzo”, come un “ehi, sappiate che esisto, ho una vita interessantissima e mi evolvo”, oppure come un’imporre una presenza non richiesta, come l’amico che arriva presto alle feste di compleanno per dirti: “ti serve una mano?!” e poi rimane lì seduto per il resto del tempo a ridere asincrono e tentare di dire cose fuori luogo.

C’è anche l’aspetto più pratico-dinamico: nella posta ho un sacco di dati, miei e non. Mi spiacerebbe esser causa di invasioni altrui nella privacy di chi ha avuto la malaugurata sorte di ricevere un mio messaggio in passato. Uno potrebbe risalire al numero di telefono di amici, potrebbe risalire a IBAN di parenti, insomma, cose pratiche, che in mani terze, non sarebbero così innocui quanto sono, se restano nelle mie.

Infine c’è il lato utile: ma che diavolo ho di così importante, io, da dovermi scardinare l’indirizzo, per rompere i coglioni alla gente che conosco?! Che guadagno hai dall’inviare un messaggio un bel po’ strano (era tutto in inglese, con un link, senza firma, senza oggetto… bah) a gente che non si ricorda nemmeno più chi io sia (una persona contattata per lavoro, tempo addietro, m’ha risposto in inglese dicendomi “io non so chi lei sia, non mi scriva mai più!”)?! Perché uno dovrebbe fare click su un link così sospetto?!

E mi fermo a pensare che ho affidato a un qualcosa che potrebbe sparire, tante informazioni che mi potrebbero tornare utili; che tante persone m’hanno avvisato, grazie, e a tante ho dovuto spiegare cosa sia successo; che c’è chi fa queste cose, per denaro; che quasi tutto è totalmente inutile, se togli il denaro. Ci siamo ridotti davvero a questo?!

Quindi ho pensato che quella strana sensazione di necessità, che ogni tanto mi prende (e non è un’urgenza), dovrò assecondarla più spesso: essere chiaro e chiarire. Ti amo?! Te lo dico. Ho bisogno?! Te lo chiedo. Sei uno stronzo?! Sei uno stronzo!!! Voglio scrivere un libro?! Mi ci metto. Ho da assestare casa?! Mi prefiggo un termine e la assesto.

Ho il virus del procrastinare e non lo voglio. Ho il virus dell’ipocrisia e non lo voglio. Ho un virus nella posta e non lo voglio. Ho il virus dei viri e non lo voglio.

Gli uomini sono il più diffuso virus sulla terra, lo diceva Matrix e lo dicevano tanti altri, non sono il primo e non è il luogo per andare a fondo alla questione; quel che interessa è che riconoscerlo è solo il primo passo per debellarlo o andargli contro, incanalarlo verso qualcosa di costruttivo, di buono, di utile, di positivo.

Una volta ho ricevuto un complimento: “tu non sei un quaquaraquà”.

Voglio continuare a meritarmelo.

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