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Io c’ho sempre in testa quell”‘ok” che mi viene da dire a chiunque mi piaccia. E poi, invece, mi accorgo di notare tutti i lati brutti delle persone che ho intorno, e mi ci impunto, perché non mi è “ok” che faccian quel che vogliono senza rispetto.

Io, quando lo provo e lo sento, non riesco mai a far capire appieno che allargare le braccia, stortare la bocca in un quasi sorriso e un quasi “perché no?!” e poi ridepiangere, è la risposta a quasi tutti i “perché” che ci infliggiamo.

Siamo noi che tendiamo a rovinarci la vita. Tra di noi, con noi. Noi stessi e gli altri.

Io non ho la risposta e non pretendo d’averla. Non son mai riuscito a pensare come fanno tutti che: “se al mondo tutti fossero come me, andrebbe meglio”. Tutt’altro, sarebbe una gran palla (son convinto che questa sarebbe la situazione anche se tutto il mondo fosse come Gandhi o Einstein… si finirebbe per esser tutti uguali e nessuno spiccherebbe o nessuno accetterebbe gli altri, ma vabbeh).

Mi piace pensare che la diversità sia il motore del cambiamento stesso. Vorrei tanto esser sempre ricettivo e pronto a migliorare, imparare e aiutare. C’è bisogno di conoscenza statica e di impulsi dinamici, per costruire cose solide, sempre in evoluzione. C’è poi il bisogno fisico di fermarsi, ogni tanto. In questo periodo sento la stanchezza, quindi mi accorgo di non esser sempre pronto ad accettare. E me ne dispiaccio.

Mi spiace anche non poter rispondere a tutti quelli cui vorrei, scrivere a tutti quelli cui tengo a ribadire i miei grazie, riappiccicare domande, sdraiare risposte e porgere scuse (sempre doverose). Ma forse è il caldo, o forse che non reggo più una sbronza di limoncello e me la porto dietro per una settimana :).

Rimane che quando io ho il mio tempo, ho il mio spazio, ho quel che mi basta (non serve… basta), non so che guardare la pelle, i capelli, i pensieri, le lacrime e il cuoreanimacervello di qualcuno e rimanerne incantato. Hai idee diverse dalle mie?! Ok… Hai bisogni differenti?! Ok… Hai principi discordi?! Ok…

E non per appiattire tutto e non considerarlo, ma per affrontarlo giusto, prenderlo bene e non farne colpa (che non è mai reale o semplicemente utile). Siam somme di pesi e caratteri altrui, siam costrutti infiniti e infinitesimi di reazioni a tutto, siam nulli e fondamentali. Non ci sappiamo capire, ma ci prendiamo troppo sul serio.

Vorrei sempre avere la pace dell'”ok”. Spiace non poterla vivere ogni giorno.

Ci provo.

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