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E finirà sulla catasta di post che appaiono “buonisti” a tanti di quei pochi che mi leggono (sempre mi leggano ancora… in effetti non c’è poi molto da leggere, ultimamente, ma è sempre un bel gancio, il lamentarsi… eheh), ma corro ugualmente il rischio.

Io c’ho sempre quella cosa che unisco i puntini, non ho una mente superiore, ma ho una mente logica (che poi sia una logica un po’ tutta mia, è un altro discorso); non ho una gran memoria, se non per le stronzate (tendo a trovare risposte sulla vita, l’amore e le vacche nei dialoghi del film Clerks); non sono saggio, peso le cose.

E quindi se un camion mi entra nella rotonda a tutta velocità, perché mi vede che sto arrivando a 90 all’ora, ma comunque quei dieci millimetri più tardi di lui; se tra i mille feed, mi viene condiviso questo condivisibilerrimo post; e se me ne viene condiviso un altro che di primo acchito mi pare andare verso il giusto, ma poi mi fa storcere il naso… io unisco i puntini.

Mi viene da pensare che il soggetto del post condivisibile abbia tutto quel successo, perché ha una personalità e una maleducazione comuni a una grande maggioranza degli italiani (mi spiace, non è un vanto o un privilegio, non so nemmeno io cosa sia… ma reputo comunque più rispettoso, il mantenere un comportamento educato per il maggior tempo possibile). Uno che mi passa davanti perché vuole dimostrare a nessun altro se non a se stesso, di “valere più di me”, è un maleducato, un po’ sbruffone e a rischio idiozia, visto che mette un po’ a repentaglio l’incolumità altrui. Uno che alza la musica in un luogo in cui, per il rispetto della degenza, viene richiesto di moderare anche il tono vocale, lo è altrettanto. E con uno scarto mentale minimo, a me viene da pensare che quell’ultimo pensiero del post-storcinaso, non sia altro che espressione di quella pancia, comune a tanti.

Comprendo benissimo di non vivere in un mondo utopico, so perfettamente di avere una fortuna incommensurabile nel fare un lavoro che mi piace e che mi stimola, ma non reputo vero, condivisibile o anche solo giusto, pensare che “il tempo che dedico al lavoro deve essermi pagato tantissimo, perché è tempo rubato a me”. Finché parliamo di “pagamento” in “soddisfazione” e poi c’aggiungiamo il denaro, posso anche capire, ma se tu pretendi che “altri” ti debbano pagare tantissimo, perché ti stanno strappando a qualcosa che tu faresti meglio, con più entusiasmo, più serenamente PER TE… cagati in mano e applaudi.

(senza essere offensivo, è l’insulto che utilizzo più spesso, perché ho questa fissa che una cosa, se fa più ridere, è meglio)

Non voglio essere considerato tra quei despoti che pensa: “nessuno è indispensabile, chiunque è sostituibile”, con una generalizzazione (le mie beneamate…) che esclude a priori chi la pronunci. Tutt’altro, parto dal presupposto opposto, tutti siamo indispensabili per qualcuno, nessuno è sostituibile per qualcuno, ma è proprio questo legame sottostante, che porta valore al singolo, alla massa e all’esistenza (minchia, mi sto un po’ allargando).

È questo, secondo me, il punto da cui bisognerebbe partire, sia nelle rotonde, sia nelle canzoni e nelle parole, sia nel lavoro e nella considerazione di sé: io non sono nulla, ma devo costruire tutto ciò che posso, per far star bene la o le persone cui tengo. Questo è il mio miglior modo, per star bene (che poi non ci riesca quasi mai e abbia turbe psichiche, è un altro discorso).

Quindi non penso che sparirebbero gli incidenti, se le persone fossero più altruiste (se uno ti inchioda davanti per far passare il vecchietto col cappello, tu gli vai nel culo…), non penso si vivrebbe meglio, se tutti fossimo educati (non sapremmo più chi scegliere, prima o poi, da tenerci a cuore… che è un po’ il senso di quel poco che chiamiamo “tutto”), non penso andremmo molto lontano, se tutti facessero il lavoro che piace loro; penso solo che l’egoistico credere di valere più degli altri, sia la lente sbagliata, per guardare il mondo.

Tu hai quel merda di camion che mi spappolerebbe, se mi venissi addosso, e che mi fa tossire per ore se ti sto dietro, con lo schifo che sgasi: non fare lo sbruffone, ché nel bilancio dei legami, hai una persona in più che ti guarda cagno! Tu hai avuto successo, donne, soldi e persone che ti amano, accontentati, non andare oltre, pretendendo di dare l’esempio giusto “fregandotene”, perché ci sarà sempre qualcuno migliore o peggiore, che di te se ne potrebbe fregare con maggior successo, non facendo altro che quello che hai predicato… e le persone prima o poi, come tutto, finiscono… e finiscono per mettertelo nel culo.

Tu, invece, che ti rattristi perché sviliscono il tuo lavoro, non pensare di valere “tantissimo”, pensa solo che farlo al meglio sia il tuo traguardo, il grazie più grande, l’unica ricompensa. Stai guardando dalla parte opposta! Se tu insegni a dei bambini, chiedi a loro se il tuo lavoro è stato buono, non chiedere più soldi a chi fa un altro lavoro, che si trova soltanto nella tua stessa posizione, ma si sente trattar male, perché c’hai la pms. Non è la pagiuzza tua e la trave mia, è il semplice fatto che se credi valga tanto il tuo tempo, vai a fare il cazzo che vuoi, se è così “tantissimo”, ti verrà riconosciuto; se invece ti ci impegni tantissimo, nel tuo lavoro, e ti viene riconosciuto poco, allora sì: “blame them all”, e tieniti la tua magra, ma pur sempre unica e insostituibile, consolazione di aver dato il meglio di te. Prima o poi arriverà un tuo studente, suonerà quel campanello, la tua badante aprirà la porta e tu scoccherai il sorriso che varrà più “tantissimo” di tutti, quando lui ti abbraccerà con il solito e splendido: “Sa prof? Aveva proprio ragione…”

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