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Mattina che comincia sotto i migliori auspici. Il nuovo cane ha dilaniato il sacco della spazzatura che ho lasciato distrattamente incustodito per la notte. Oltre a dilaniare il suddetto, ha sparso schifo ovunque. Non sapendo se il simpatico gioco sia stato serotino o mattutino, non saprei nemmeno dire se tutte le cose umide che ho preso in mano, lo fossero per: umidità pregressa al cestinamento, bava o peggio dell’cinoimputato, rugiada mattutina. Non penso di poter sperare che l’ultima causa superi il 12-15% del totale.

Mentre raccoglievo, facevo i miei parallelismi… al solito. Giornata di raccolta, ho pensato.

È un sacco che non scrivo, lo so, ma penso sia anche giusto fermarsi, a volte. Non che voglia trovare un motivo per l’arresto, non ce ne sono, o forse ce ne son troppi. Capita. Come praticamente tutto, nella vita.

Nel silenzio di questi mesi, è successo che mi sono innamorato veloce di un sacco di persone, ho vissuto momenti belli con molte altre e poi momenti brutti e anche tristi o fantastici e da togliere il fiato. Insomma, il solito. C’è, però, una strana persona che con la sua bellezza m’ha ammaliato. M’ha un bel po’ stregato e fatto tornare a quando avevo 16 anni (e vi giuro che non è stato un gran periodo per il me di allora… col senno di poi è il pezzo di vita che rivivrei più volentieri, ché m’ha fatto imparare e vivere intensamente, ma standoci dentro, non ero proprio capace).

E m’ha fatto tornare quell’insicurezza di me che gli anni avevano un po’ smussato, che avevo imparato a impugnare e fregare. E non è solo la bellezza, è la bravura artistica, è quel fondo che intravedo ricco e pieno. Un po’ mi ci crogiolo in quell’insicurezza, come succede per tutte le subdole forme di depressione, ma un po’ mi fa incazzare, perché annebbia la vista e rende titubanti e stupidi e dannosi.

Ma non son capace, io, di andare da un’essenza così e dirle: “ciao, penso tu sia qualcosa di splendido, vorrei imparare a conoscerti, permettimi di provare a renderti felice”.

Che armi ho?! (son proprio malato se mi fa pensare al pacifico me con delle armi… eheh).

E quindi, mentre pensavo che il mio invito a un concerto di stasera sarebbe stato l’ultimo, poi avrei raccolto i pezzettini del mio cuore, come stavo facendo con la monnezza… ho pensato: “ma cuore de che?!”. Tranne forse  con attenzione e gentilezza, questa donna speciale non ha mai nutrito volontariamente quel che io ho fatto crescere. Non fosse per le mie speranze e i tentativi, le mie parole e la voglia, il mio notar coincidenze e riportare tutto a casa, lei non ha fatto altro che vivere il suo… sono io che ho affastellato pensieri su ricordi, per creare un monte d’aria e aspettative.

E non consola certo il fatto che succeda sempre così.

Non è forse la nostra inclinazione, il nostro agganciare significati, il nostro dar peso, la nostra naturale speranza di non rimanere soli o la nostra egoistica pretesa di meritare qualcuno senza pensare di doverci rendere meritevoli, a infondere significato a un rapporto?! Se poi questa forza ne incontra una uguale e contraria, allora il rapporto gira fluido di scambi; ma quando le direzioni non sono sullo stesso asse, puoi così intensificare sforzi e pesi, ma nulla tornerà da te.

E così non saranno certo di cuore i pezzi che raccoglierò stasera al concerto, sempre io ci vada, ma sarà solo un déjà-vu.

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