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Oggi Kaki m’ha riaperto. M’ha sezionato, mescolato e poi rimesso lì a raccattarmi i pezzi, rimetterli in sesto e cercare di dar loro un senso.

Mentre la guardavo suonare, mentre pensavo a quanto fosse bella (“I’m ok with my genetics, but don’t take pics of my nostrils!”) e mentre mi bacchettavo per il mio eterno secondo pensiero: “la bellezza non deve influire sul giudizio”; lei m’ha di nuovo spiazzato. Come quelle splendide epifanie che ti confermano certezze latenti, che ti chiariscono verità solamente intraviste e ti fan respirare nuovo.

Fanculo… è bella!!!

Il tutto nasce dal fatto che quella donna ha delle mani incredibili, che fanno cose incredibili e dietro di loro c’è una mente assurda che le porta a muoversi così e battere e pizzicare e pigiare e spingere e tirare e nuotare e saltare ed esplodere e carezzare. Lei è tutto quello e tu la catturi, la prendi per quanto riesci, la trattieni fino a dove le tue mani arrivano. E poi le costruisci attorno una versione di lei che è tua e che serve a te, che per te ha valore e che ti aiuta a capirla a viverla e ad ammirarla. Hai la tua proiezione di Kaki nella testa. E questa Kaki è quella che suona incredibile e ti fa provare cose incredibili e che ti fa vedere mondi incredibili ed è tutta eterea e stralunata.

Poi lei ti dice che oggi è andata a fare shopping e c’erano delle scarpe stupende e che avrebbe dato qualsiasi cosa per averle, ma che ha tentennato e non voleva spendere tutti quei soldi per delle semplici scarpe. Ma il pensiero che fossero le scarpe più belle del mondo e che avrebbero potuto essere sue, l’ha fatta decidere e quando è tornata al negozio… era chiuso. E fanculo al destino, lei non ci crede, quelle cazzo di scarpe erano fatte per essere sue e non aveva colpa o merito nessuno, se non lei e il suo modo di essere.

L’ha detto anche lei: “che magari non mi vedete come il tipo di persona che dia peso a queste cose, ma queste cose hanno un peso e quelle scarpe avevano scritto il mio nome sopra… fanculo”.

E quindi lei, come tutto, come tutti, ha quel lato splendido che è la sua mente musicale, l’anima artistica, le mani di vento e pioggia, quel nervoso armonico che sfocia in musica. Ma ha anche un fare assurdo, ha anche un ciuffo che cade perfetto, ha anche un viso armonico, un corpo armonico, una voce armonica e un sorriso armonico. È bella. Punto. E magari domani ha la sua giornata peggiore della storia, magari fra cinque minuti spara a qualcuno, ma questa sera, come tante altre volte, m’ha fatto vedere che è l’armonia dei pesi la via giusta.

Quel che va perseguito non è il bene assoluto, le utopie felici non sono attuabili e nemmeno giuste, perché deludono sempre. L’uomo è naturalmente un miscuglio di mille forze, non serve snaturarlo e crederlo migliore di quanto sia. Va accettato e incanalato verso il bene possibile, verso l’utopia abbordabile. C’è l’amore e ci son le caccole, c’è Vanzina e Aronofsky, c’è Hoeg e Moccia… non esiste un meglio oggettivo, siamo tutti soggetti, bisogna solo imparare nuovamente ad accettare e non allontanare. Credersi migliori perché si ascolta musica colta, non è giusto tanto quanto pensare che un film al cineforum sia palloso a priori.

Siamo troppo abituati a sentirci in dovere di auto-confermare la nostra attendibilità, ci sentiamo obbligati a giustificare le nostre azioni per renderle accettabili; quando in realtà dovremmo preoccuparci di ascoltare, guardare, leggere e vivere, per non cadere in presunzioni che feriscono. Creare quel che si può, nel miglior modo a noi possibile… se si è nel giusto, importa poco il riconoscimento. Se a una donna piace una donna soltanto perché è bella e questo le basta, che l’ami, che viva quell’amore al meglio. Punto. Se si crede nell’amore e nel romanticismo, che si cammini per chilometri nella neve per portare un fiore, ma si ammetta di guardare il culo delle ragazze e di sfogarsi in solitaria.

Bisogna semplicemente ammettere di essere umani, per essere esseri più armonici.

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One Comment

    • Giorgio
    • Posted dicembre 5, 2011 at 13:14
    • Permalink

    allora sei andato. bravo tu.


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