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Monthly Archives: settembre 2012

Che forse è l’autunno, o un altro errore, ma cadono in tanti, ultimamente. Amici che tornano o si trovano soli, amiche che non hanno più sostegni e si credono vuote, persone speciali che non smettono di lottare contro qualcosa che non capiscono essere sé. Sembra quasi che domani non debba venire. Forse dovrei cambiare identità, c’ho i creditori di risposte alle calcagna e non ne ho una.

Non so quale sia, o se esista , la formula per stare bene da soli, sono ancora incline a pensare che questa brama che quasi tutti abbiamo di mangiare altri, sia troppo profonda e radicata, per essere un costrutto della società (sì, ok, sto parlando anche di sesso, ma quello è sollievo, io sto parlando dell’appagamento che da l’altro respiro, di pelle a contatto, di risveglio sorriso a qualcuno). Certo, ci sono persone che sembrano eroi, si stagliano su speroni di roccia e alzano le braccia al cielo, con tutti adoranti, sotto, e nessuno al fianco. Invidio la capacità di farsi bastare questo freddo e lontano calore.

Forse è solo il solito discorso di aspettative e delusioni: ci crediamo tanto meritevoli, da pretendere qualcuno o qualcosa che non ci è dovuto. Sempre a rincorrere quel che non possiamo avere, dando per scontato regali e mani che qualcuno ci carezza. Ma se anche fosse vero che s’è fatto il possibile e non c’è premio, è la cazzo di vita, almeno si è nel giusto (e mentre ci si consola strafogandosi di nutella, l’unica a rimaner magra è la consolazione).

Non è un fingere o un recitare, o forse son troppo ottuso per non vederlo tale, ma è la necessità di respirare, che mi fa essere aperto, socievole, sorridente e ciarliero in situazioni conviviali, non certo la stabilità emotiva; non son capace di costruirmi sostegni a misura, faccio calcoli e delineo modelli quando son solo e non peso su nessuno, ma poi tra corpi e parole, sono il primo a ribattere palle da tennis prima che tocchino il pensiero due volte e si accumulino ai punti di sutura dell’anima. Che cazzo ho detto?!

Volevo solo dire che ci son momenti in cui aver avuto quel che ho sentito, mi basta e m’avanza per dire: “diavolo, c’è chi non ha mai fatto l’amore con una donna così splendida, c’è chi non ha mai sentito dappertutto un concerto, chi non ha mai mangiato e bevuto tutto questo, splendiamolo al mondo, che almeno servo a qualcosa”, e cammino ebete elargendo pace. Ci son volte, invece, che non c’è notizia splendida che mi sollevi dalla certezza di disturbare, dal bisogno di chiedere scusa e dall’orrore (per fortuna c’è Woody).

Insomma, quando mi hai vicino che ti sostengo con frasi fatte (mai quanto me), quando hai bisogno di qualcuno da chiamare e pigi il mio nome, quando mi trovi in mezzo ad altri che urlo gobbo per far ridere, è perché sto riuscendo a rispondermi “ok” (scusa lo spoiler), fallo con me. Spero si veda che non son sdraiato su mediocrità appaganti quanto basta, ma che provo a dare quel che posso e che ci penso e che ci tengo e che ci sono. Magari rispondo veloce con cazzate, per non far vedere che la domanda m’ha colpito, magari sdrammatizzo per sollevare, ma non è né noncuranza, né saggezza, né spocchia o quel che vuoi; è proprio che io non ho risposte e, spesso, se anche le avessi, non saprei dartele. Per non parlare del fatto che quando uno parla, gli altri sentono il cazzo che vogliono… ma questo è un altro discorso.

Mi sa che la risposta è: “cerca la risposta”.

Anche se son quasi certo che la risposta sia sempre quell'”ok” e il vero problema sia che ce lo dimentichiamo troppo spesso.

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