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Category Archives: open source

Si ammirano sempre quelle persone che nella vita decidono di prenderla in mano e cambiarla, fanno una pazzia e vivono liberi per il resto dei propri giorni. Si ammirano sempre, perché hanno avuto il coraggio che noi non avremmo o non pensiamo di avere, il coraggio di “mollare tutto” e andare per la propria strada.

Io, ci ho sempre visto un po’ di vigliaccheria, un po’ di egoismo e tanta solitudine. Che in realtà non ci sono, ma io sono sempre un cagacazzo incredibile, vuoi che non ci metta qualcosa di brutto in una cosa così bella?! 🙂

Insomma, tu fai progetti per il tuo futuro, spennelli la mente di pieghe possibili, di tracciati, percorsi, salti e tuffi, ma poi macini giorni uguali, senza spiccare il volo che ti avrebbe dato tutti quei sorrisi. Cosa sono i progetti, se non li si realizzano?! Un buon sapore per giornate insipide, uno sguardo perso, con il corpo incastrato in vestiti stretti e minuti contati.

“Io ho grandi progetti” è la divisa di chi evapora e la moneta di chi vuole incularti, ma c’è davvero chi ha progetti e li realizza, chi non ne ha, ma partecipa a quelli altrui, chi ne vorrebbe avere, ma non ha la possibilità di prendersi il tempo di pensarli. Io, di progetti, ne ho una marea. Piccoli, grandi, inutili, stupidi, irrealizzabili. Il fatto è che io so io, e io non sono un cazzo … eheh.

Una volta scrissi un raccontino in cui misi una stanza misteriosa, alla quale il protagonista non avrebbe avuto accesso sino alla fine della storia. La misi senza pensare a cosa metterci, da quando la inserii, una miriade di possibilità mi si accavallarono in testa. Lo stesso mi accade per le “cose”, continuo a pensare a progetti possibili, senza arrivare mai alla fine della storia. E quando ne parlo con qualcuno, magari mi ritrovo un sorriso di compassione, oppure due occhi grandi di condivisione. Poi mi si fermano lì.

E quando son morto, c’è stato tutto un tafferuglio di pensieri, di disincanto e di volo a vuoto, che mi ha fatto nascere altri sfizi, che non so se mi toglierò. Sono piccole cose, piccoli spazi e piccole idee, che forse un giorno prenderanno vita. Quando son morto, poi, ho capito di non essere mai stato in grado di capire il motivo dei progetti. I progetti si fanno per il piacere di condividerli. Quegli occhi grandi e quei sorrisi, sono sempre e comunque la moneta di maggior valore, che si possa sperare di ricevere.

Quindi eccoti un po’ dei progetti che mi son balenati in mente … giusto per farti ridere, sorridere o allargare il fiato:
– mentre vagavo nel vuoto della mancanza di un ikigai, ho pensato di voler scappare, andarmene da tutto e tutti, camminare con uno zaino pieno di poca roba, necessaria per vivere, il mio portatile e un sito: http://www.asad.com (acronimo del progetto: A Shower A Day), un diario di bordo di un vagabondo che non chiede altro che il permesso di fare una doccia, a casa di qualcuno, in cambio di un qualsiasi lavoro (baby sitter, lavori di briccolaggio, cambiare una ruota …). Il progetto aveva una fine, la fine prevista era di arrivare a morire di stenti, quando me la fossi sentita e lanciare un eseguibile che facesse mutare il logo del sito, sdoppiando la d finale e portandola in testa, girando quella rimasta in p e formare un nuovo acronimo (Die As Soon As Possible);
– realizzare un sito e un’applicazione per dispositivi mobili che permetta a chiunque abbia bisogno di un prodotto, di scoprire se nella zona circostante la sua attuale posizione, esistano rivenditori di quella merce, quali modelli e a che prezzo, in modo da decidere dove fare la spesa, quanto lontano e consigliare lo stesso ad altri;
– realizzare un sito e un’applicazione per dispositivi mobili che permetta di mostrare la propria posizione e la propria destinazione, su di una mappa, permetta di mostrarsi disponibili a raccogliere compagni di viaggio, oppure bisognosi di un passaggio; una comunità di carpooling istantaneo, con un’applicazione per telefonini/smartphone/portatili e tutta quella chincaglieria tecnologggica;
– scrivere il libro che rimugino da tempo, la storia di un uomo che, grazie alla semplice idea di non volersene andare dal luogo meraviglioso in cui vive, ma di non poter sopportare altri scempi di chi lo governa, riesce a costituire una società di persone con intento comune, inter e intra nazionale, che non riconosce i confini, se non per comodità gestionale e che crede nella cultura, nel rispetto e nella felicità, come uniche leggi fondamentali di una società, fino ad avere la meglio su tutti i governi avversi, grazie alla sola costituzione di università libere e centrali energetiche, con turni lavorativi di 4 ore giornaliere, dato che bastano e avanzano, visto che il valore di un uomo non è dato dal lavoro, ma è l’uomo a dover dare valore al lavoro;
– proseguire e concludere la stesura di un monologo teatrale chiamato “Pubbliche e Opinabili Epistole Sull’Immaginario Artistico” (sempre gli acrostici, io), nel quale raccolgo in una finta corrispondenza, citazioni reali e fittizie sulla poesia, comprendendo anche la mia idea di poesia (se vuoi conoscere la mia idea di poesia, vieni allo spettacolo, quando l’avrò portato in scena) e chiudendo il tutto con la piccola speranza che più persone si accorgono di essere poesia, meglio si riuscirebbe a sopportarsi e vivere meglio;
– DG, ma questo l’ho già scritto altrove;
– riprendere in mano la chitarra e impararmi tutto Aenima dei Tool, suonarlo in acustico in qualche pub con il nome scontato di Aenimacoustic;
– scrivere il manuale del multi-panteismo, la religione senza dogmi, il cui primo “suggerimento” è “il multi-panteismo è una stronzata”, così che i discepoli mantengano il proprio coinvolgimento al livello che una religione merita;
– continuare a innamorarmi e spingere chiunque io conosca, a fare altrettanto, che altro abbiamo?!
– aprire un blog (che in realtà ho già aperto, ma giusto per ricordarmi l’idea) chiamato “Never eat alone”, perché è una delle cose più tristi che esistano al mondo, il mangiare soli; in questo blog mi piacerebbe unire una ricetta giornaliera (che mi preparo realmente, così da darmi una disciplina, altrimenti mi perdo in schifezze veloci e poco sane), con una conversazione (reale o fittizia) con un blogger o un amico o con chiunque legga il blog e lo apprezzi; durante la conversazione la domanda principale sarebbe: “cosa avresti voluto sapere, sin dalla nascita, che avrebbe potuto cambiarti la vita?!” o “cosa vorresti sapesse la persona cui tieni di più al mondo?!”, ma non quei “vorrei salutare tutti quelli che mi conoscono, ah Ste, l’auto te la ripago, ma sappi che la tua ragazza ti ama ancora e suo figlio non è mio”, qualcosa di un po’ più intenso, insomma;
– realizzare l’interfaccia grafica intuitiva per dispositivi touchscreen, per ipovedendi, questa l’ho già stilata in una presentazione, quando la ritrovo, la pubblico;
– leggere, studiare, imparare e conoscere;
– aiutare qualcuno in qualcosa, qualsiasi cosa, così da guadagnarne il sorriso.

Mille altre cose sono più soffuse, confuse, assurde. Ma questi son quelli che mi tornano in mente ora. Magari nei commenti ne aggiungerò qualcuno. Ma se sei un informatico e pensi di potermi aiutare con uno dei progetti per i quali non saprei da dove cominciare, se sei un riccone che pensa che una di queste idee possa fruttare, se sei chiunque e pensi di poter realizzare qualcosa di migliore, prendi pure, magari citami a lavoro concluso, mi basterà quello. Sto imparando a liberarmi. Fallo anche tu.

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Che io non sono un consumista, non sono mai stato uno di quei bambini odiosi che al supermercato “voglioquellovoglioquellovoglioquello!!”. Mi sono sempre accontentato, mi sono sempre adagiato e adattato.

Ma sono anche sempre stato uno di quelli pragmatici, se una cosa non mi viene facile o non mi si adatta bene, io non mi sento in ordine, finché non l’ho portata a termine, non l’ho sistemata o non ho chiesto aiuto per appianarla.

Che c’entra tutto questo con il titolo?!

Beh, che io possegga un fantastico NEO FreeRunner della Openmoko (grazie al generosissimo dono della mia ragazza), l’ho sbandierato a destra e a manca, ma che io sia così pirla da preferirgli un cacchio di telefono patacco di fascia bassa, magari può sembrare uno slancio di spocchia che annienterebbe in blocco tutti i miei buoni propositi e il mio predicare bene.

Ma è che io ho bisogno di una tastiera. Una qualsiasi. Sarà forse la mia cecità incipiente, sarà forse la mia abitudine a voler fare più cose contemporaneamente. Ma pur amando le possibilità offerte e le sorprese splendide che la mia saponetta ha in serbo per me, io ho bisogno di sentire di premere materialmente qualcosa, ogni volta che devo scrivere.

Dev’essere un po’ come una di quelle ricompense inutili di cui hanno bisogno i fedeli, quando vanno a confessarsi:
– ho ucciso il trans ebreo che avevo appena stuprato
– dieci pater ave gloria e lasciami in sagrestia il numero di chi te l’ha procurato …
Una di quelle sensazioni appaganti basate su poco. Perché in fondo, io mi trovo bene anche a scrivere su uno schermo più grande, mi trovo bene a cercare la tastiera che più mi aggrada, mi piace poter fare il copia-incolla, ma è proprio che mi devo sentir dire dalla tastiera “ego te absolvo, polpastrellum”.

C’è una sola cosa che mi consola, il fatto che una buona dose delle persone che possiedono il FreeRunner, lo tengano come giocattolo di sviluppo, mentre utilizzino un altro strumento come telefono di tutti i giorni. Sino ad oggi ho potuto constatare che la distribuzione QT Extended (come l’attuale QT moko) sono stabilissime e pienamente utilizzabili (pochi “crash” in 4 mesi e pochi problemi dovuti al fatto di non aver avuto il tempo di applicare alcune modifiche consigliate e già pienamente documentate).

Insomma, è giusto uno sfizio, quando devo scrivere, telefonare e gestire i contatti, ho bisogno di farlo con una tastiera solida, per tutto il resto, mi trovo lussuosamente bene con il mio schermo toccabile (che adesso è diventato la panacea universale, fra poco installeranno degli schermi touch anche sulle mammelle delle mucche, altrimenti i contadini ggggiovani non saprebbero da che parte cominciare).

Quindi mi sento un po’ traditore, ma spero non troppo.

Manco da un po’, lo so, ma si sa benissimo che quando le cose accadono, non accadono quasi mai sole: lavoro concentrato, fulmini che fanno saltare router, interventi lenti di ISP, vacanzina di qualche giorno senza accesso alla rete … insomma, non c’ero e non so in quanti l’abbiano notato. Poco importa al mio scopo.

Mi sono accorto (mentre camminavo con borsa frigo pesantissima sulle spalle) che il mio utilizzare questo spazio è andato perdendosi per mancanza di un giusto bilanciamento di scopi. Concordo sul fatto che un blog personale debba parlare di “cose” personali, ma sono più che convinto che se le “cose” sono poco condivisibili o poco utili, sarebbe meglio scriversele di per sé, sfogarsi con un punchin’ball e vivere sereni e tranquilli senza rompere i maroni a nessuno.

Un po’ come per le sigarette: ok, sei libero di viziarti e goderti tutta la nicotina che vuoi, ma che cacchio mi sbuffi il tuo odore maligno sulla mia pizza doppia mozzarella e crudo?!

Quindi ho deciso che il primo post dopo la pausa sarebbe stato di utilità pubblica (anche se questa stupida premessa lo rende meno credibile di un cane che risolve equazioni di terzo grado, sorseggiando un white russian in una gabbia contenente una fiala di veleno letale – Schrödinger mi fa un baffo!).

HO ACQUISTATO UN ROUTER LA FONERA 2.0!

Sono pochi minuti che lo sto utilizzando, ma visto che il suddetto fulmine m’ha tranciato il router wireless 3com (consigliato per stabilità e semplicità d’utilizzo) che avevo in precedenza, ho colto l’occasione per fare qualcosa di buono: rendere più wireless questo mondo.

Per saperne di più su questo attrezzo, vi rimando al sito, ma ve ne riassumo in breve le particolarità:
– un router wireless (purtroppo solo router, non modem/router, cosa che permetterebbe di connettersi direttamente alla linea telefonica, senza la necessità di acquistare/alimentare/configurare/mantenere anche un altro aggeggio)
– un doppio router wireless (nel senso che appena lo si attacca, lui crea due reti wireless, una pubblica e una privata: quella privata è accessibile solamente da chi conosca un certo codice univoco e lo utilizzi come chiave di crittografia; quella pubblica è accessibile a tutti, nell’arco di tot metri (quantità variabile che devo ancora testare bene))
– un doppio router wireless truccato (un po’ come i motorini, questo La Fonera 2.0 permette di attaccarvicisi una chiavetta usb, un hard disk esterno o qualsiasi cosa possa contenere dei dati e abbia una connessione usb, in modo che, una volta lanciato lo scaricamento di un determinato file, si possa spegnere il pc e lo scaricamento proseguirà automaticamente coinvolgendo il solo router)

Essendo che nell’offerta veniva proposta anche la Fontenna a un costo ragionevole, ho deciso di prendere anche quella. Non l’ho ancora attaccata, ma a vederla così sembra una gran saponettona con un filo lungo lungo; in realtà dovrebbe sparare il segnale del punto d’accesso sino a 50 metri di distanza, in modo da permettere a più persone di godersi una copertura di rete (anche questo test manca di spunta a lato).

Chi dovesse vivere in città affollate si chiederà: a che serve?! Io mi connetto alla rete del mio vicino aggratis!!
Chi dovesse avere fastweb si chiederà: a che serve?! Ormai ho scaricato lo scaricabile, pure la mia ragazza!!
Ma chi vivesse in un buco sperduto in mezzo ai boschi, potrebbe capire quanto possa essere appagante avere la necessità di consultare un sito, la posta, comunicare con il mondo, inoltrare dati importantissimi o mille altre impellenze, grazie al primo pirla che ci pensa e ti dà questa possibilità senza chiederti un grazie.

Pur comprendendo che questa è una goccia in un mare, pur non illudendomi che nemmeno milioni di gocce possano formare un mare abbastanza grande da permettere la navigazione ovunque e sempre, mi piace pensare che ogni gesto, se compiuto con rispetto e con la volontà di fare del bene, possa essere importante. Anche solo per il mio respiro.

Il post sul telefono che avevo dichiarato qualche giorno fa, poi, non l’ho più scritto. Non so perché.

Oggi scrivo questo che, magari non avrà lo stesso effetto o lo stesso valore, ma mi andava di chiarire anche questo aspetto di ciò che faccio, mi capita e in cui credo.

Ho un nuovo telefono, come qualcuno già sa; e mi diverto un mondo ad arrabbiarmici su. È un telefono per smanettoni, viene venduto con quest’avvertenza, ma, forse, non è sufficiente per chi lo considera un prodotto pronto all’uso. La crisi imperante e, probabilmente, l’errata gestione di troppi progetti, ha portato la casa produttrice a decidere di non proseguire nello sviluppo di un successore (il GTA03), ma di convogliare le forze in un “piano B”, di cui non si sa molto. Il post avrebbe dovuto parlare di questo e aiutare la comunità a chiarire questa questione, sorta per colpa di una disinformazione presa sottogamba da troppe testate. Questo paragrafo non sarà poi così efficace, ma io ce l’ho messo ugualmente.

Quello che, invece, vorrei chiarire qui, è un altro punto. Io questo telefono l’ho preso perché ci credo: credo nella possibilità di una concertazione di sforzi gratuitamente infusi per un bene comune; credo nella possibilità di raggiungere livelli di prodotto migliori, grazie alla semplice passione di chi è competente e capace; credo nella forza che più menti e più braccia con quella “scintilla” possono raggiungere.

Purtroppo, però, io non ho le capacità e le nozioni adatte e necessarie per far progredire questo progetto. E questo mi rode e mi dispiace. Ma non per questo demordo.

Continuerò a seguire il forum italiano dedicato al, così ribattezzato,  telefoninux; se possibile aiuterò col tenere in ordine il wiki relativo e, quando sicuro, quello ufficiale-internazionale; proporrò idee e aiuterò a incanalare nel verso giusto gli sforzi di tutti. Ciò che mi ostino a non capire è che NON potrò mai saper fare quello che fanno “loro”.

Ci sono immensi e divertenti thread nei quali mi tuffo entusiasta, che arrivano quasi sempre a un punto di caotici rimandi a “semplici” comandi, che mi ribaltano il cervello e mi lasciano lì, incapace di risolvere una situazione che mi intriga. Oggi ho deciso che dovrò imparare a censurarmi. Quando qualcosa mi interessa, ma raggiunge un livello di preparazione troppo alto per i miei livelli, mi dovrò concedere la lettura di un massimo di tre risposte contenenti parole o concetti comprensibili al solo Sheldon Cooper. Dopodiché – click! e il quadratino arancione con la crocina bianca, verrà premuto.

Mi dispiace seriamente non essere all’altezza di modificare “una semplice variabile” in un incastro di funzioni, ma sono felice di sapere che ci sono persone che lo sanno fare e che non lesinano sforzi per poterlo permettere, in un futuro imprecisato, anche ad altri come me, ai quali se non dai un solo e semplice pulsante da premere, cominciano a tremare, respirare affannato e porsi più domande che sangue al cervello.

Così dico a voi, futuri fruitori di software libero e splendido sui vostri dispositivi mobili: “io ci sono e vi terrò aggiornati. Quando quell’oggetto e il suo contenuto saranno a prova dello stupido che sono, potrete farlo vostro”