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Odio facebook. E già prima d’entrarci!

Odio facebook perché mi ha già rubato troppo tempo pensare di creare un account.

Odio facebook perché m’ha fatto odiare qualcosa, anche se il mio odio, poi, si diluisce facile.

Odio facebook perché lo vedo come il mio ennesimo cedere. Se ho un principio, mi piace pensare d’essere abbastanza forte da sostenerlo fino in fondo. Il mio principio, in questo caso, è: “odio facebook e non mi iscriverò mai”.

Perché?! Beh, diciamo per spocchia.

Sono un gran spocchioso, lo so, sono uno che prova tutto e poi seleziona, sono uno che non sa mai decidersi e rimanda, sono uno che mette il piede in mille scarpe e non sempre sa gestire il tutto. Sono uno che fa l’hipster senza voler essere chiamato hipster.

Perché diciamocelo, quando c’era l’internet che io dicevo “è una gran figata, è il futuro” e tutti al mio paese mi dicevano “sfigato che perdi tempo davanti al pc”, io me la pigliavo in saccoccia e mi dicevo: “prima o poi vedranno che potenza, sto coso!”. Quando poi il facebook è diventato moda e tutti son diventati esperti di internet e pc e se non sei su facebook non esisti e sei uno sfigatodimmerda, io me la son presa in saccoccia e mi son detto: “ok, prendiamo il lato positivo, la gente avrà accesso a più contenuti, si informerà”.

Ora, non so quanto la gente si informi e non si può dare colpa a un mezzo, ma nella mia piccola mente bacata, cedere all’iscriversi a facebook è un po’ una sconfitta.

E perché mai son “costretto” a farlo?!

Pur sapendo che “il passo” non è così enorme, mi vedo “costretto” a iscrivermi per mantenere i contatti e per raggruppare i contenuti più disparati tra tutte le attività che porto avanti (slam in primis).

So benissimo che il modo migliore per farlo sarebbe farlo senza clamore, ma, in fondo, è proprio così che lo sto per fare. Non farò clamore su facebook, mi iscriverò. Punto e basta.

Continuerò a tenere saltuarissimamente questo blog, per quando mi vien voglia di scrivere; continuerò ad appuntarmi frasi da libri e condividere le foto di instagram su tumblr; continuerò a essere adottabile; continuerò a essere reperibile via mail e telefono; continuerò a leggere gli rss e magari li condividerò anche su lì, d’ora in poi… magari… ma magari no. La mia unica legge rimane quella: il rispetto. E se questo significa “non disturbare”, continuerò a farlo. Questo è un principio che non voglio mai tradire.

La fisarmonica che ci trasporta e che noi chiamiamo tempo, m’ha permesso, finalmente, di piazzare le tanto agognate mensole (due settimane fa e grazie al mio babbo), ma non m’ha ancora lasciato un barlume di speranza di poterle riempire a dovere e piacimento. Pensando alla montagna di carta che avrei da piazzarci sopra, mi spaventa il fatto di esporre qualcosa che non ho ancora letto o che non ricordo ormai più. Ho lasciato perdere all’istante l’idea balzana di leggere prima di inserirli, i libri. Con 32 metri scarsi di scaffalatura, l’impresa appare impervia.

Molti amici mi considerano uno che legge molto, ma se vado a vedere la quantità di libri che leggo, non posso che notare un tracollo incredibile, negli ultimi 4 anni. Il fatto è che non ho smesso di leggere, leggo un sacco su internet e il mio cervello ne risente. Penso che l’attention span accorciato delle “nuove generazioni” (quanto tendo a odiare le generalizzazioni… tutte!), sia anche un po’ frutto del bisogno di sapere quel che basta per imbastire un discorso che poi scivola in compendi sull’intestino, per le donne, e sulla figa, per gli uomini (ah, ma io le generalizzazioni, mai!). Leggo un sacco di notizie e notiziole, storie e storielle, fumetti e strip, panegirici e commenti. Mi indigno a comando e sposo cause di cui mi dimentico dopo poco, rimando approfondimenti e seguo link che non ritrovo quando servono.

Ho imparato a non essere più, sempre, quello che dice che “sistavameglioprima”. Mi sono accorto di essere passato a credere nel “bisognacreareilfuturo”. Ma, come sempre, penso sia giusto bilanciare il tutto e tornare ad apprezzare, intessere, vivere e bere il presente, che non è altro che somma di passati e genesi di futuri.

E quindi spero di avere presto le forze per mettermi in equilibrio, spero di avere presto il tempo di popolare la mia libreria e la mia mente e la mia vita; il tutto sotto l’egida di un pensiero, ovviamente non mio, ma che ho adattato a questa visione. Sui miei scaffali reali e vi(r)t(u)ali voglio mettere solo momenti e libri e musica per cui il me sedicenne, con tutte le cose da imparare e gli ideali da portare avanti, non mi sputerebbe in faccia.

Un po’ che non scrivo (se non cazzate) e oggi doppietta.

È che è un periodo feroce e io che son lento ho bisogno di tempo per metabolizzare e guardar nella giusta logica le cose. Ma poi basta guardare un po’ di video di Trucebaldazzi, e realizzo un po’ meglio.

Trucebaldazzi saved my day, today.

Oggi è la giornata dei pensieri che mi vengon così, senza essere ispirati da nulla… e allora son lì che guardo un messaggio di posta e mi dico: “vediamo se ci sono altri video di trucebaldazzi, oltre a troppo odio” e mi trovo davanti un monte di novità, che mi schiariscono la mente sul soggetto.

Il fenomeno è un emblema di un sacco di cose. Non voglio fare il moralista o questuare ragioni su temi delicati, ma vorrei solo metter nero su bianco quel che m’è saltato alla mente guardando quei video.

Trucebaldazzi è questo ragazzino un po’ lento, ha dei problemi e lo sa… o meglio, la negazione gli fa dire che ha avuto problemi da piccolo e che nessuno l’ha aiutato, quindi lui ora non ha più problemi, ha solo conseguenze di problemi passati.
Ci son un paio di cose da capire:
1. la mente limitata di una persona, la porta a credere d’essere meglio di quanto lei sia;
2. ognuno si ritiene migliore di chi ha al proprio fianco.

Queste due cose instaurano una catena che porta Truce Matteo Baldazzi a incolpare gli insegnanti, la sua ex, le persone positive (?!) e tanti altri ancora, per i suoi problemi irrisolti, ma porta anche gli utenti di youtube a “idolatrarlo” per sentirsi migliori, superiori, accettabili.

Quel che innesca il circolo vizioso, però, è quel comportamento bieco che vorrei saper combattere:  il mio essere migliore è centripeto.

Si tende a non sfruttare l’essere migliori, per rendere più semplice quel gioco a qualcun altro; non sfrutto le mie doti artistiche per renderti la vita più lieve, sfoggio la mia bravura, per guadagnarci e dimostrare d’esser migliore. C’è una rivalità tra rapper, che porta alle pistolettate, c’è una rivalità tra calciatori che porta a testate, c’è una rivalità in quasi tutti gli ambiti… per nulla. Per del denaro?! Davvero?! Siamo così messi male che ciò che ci sprona a migliorare non sia altro che una carota stampata su carta-tessuto?! Oso sperare non sia così… almeno, non lo sia per tutti.

La mia fiducia in tanti artisti e tanti lavoratori e tanti amici è questa: che non siano così per nessun’altra ragione, se non vivere meglio.

Quel che ho realizzato oggi, è che siamo tutti trucebaldazzi, perché deridiamo gli “inferiori” per auto assolverci; riteniamo gli altri responsabili dei nostri problemi; siamo limitati in un modo o nell’altro e non sappiamo vedere realmente la nostra situazione di limitati; il primo istinto (al quale troppi si fermano) contro le avversità è il “troppoodio”; dal piccolo al grande, siamo quel che gli altri ci hanno insegnato, quel che ci aggiungiamo di nostro, lo riteniamo il meglio, ma spesso solo per mostrarlo, non per metterlo in discussione o per costruire.

E ora che ho svilito un divertimento analizzandolo superficialmente, visto che non ho i mezzi e non ho studiato psicologia, passo alla seconda parte dei traguardi di oggi.

Uno ne ha una, di adolescenza, e dovrebbe viversela al meglio. Qualcuno dice l’infanzia, ma io mica me la ricordo l’infanzia, quindi che scopo ci sarebbe a fare le cose in libertà, se poi non te le ricordi?!

Io sono per l’adolescenza, anche se un po’ me la sono rovinata da solo. Quella sorella d’egoismo che chiaman depressione, m’ha fregato un bel po’ di momenti, durante i quali avrei potuto alzare un po’ più la testa, tirare un po’ più indietro i capelli, abbagliare qualche persona in più con il mio splendente apparecchio per i denti. Insomma, avrei potuto e non ho … capita. Piangersi addosso serve come un asciugacapelli a Collina.

Tutta quest’introduzione, per dire che c’è una cosa che mi è rimasta in sospeso, da allora: i buonisti. Non so se nell’età della pietra ci fossero ugualmente delle serie correnti di pensiero (a legger “L’ultimo uomo scimmia del pleistocene”, parrebbe … eheh), ma sono convinto che la bontà delle persone sia un miscuglio di tanti fattori. Un po’ come il carattere … anzi, è proprio una cosa che permea il carattere.

Per me ci sono i cattivi, che sono quelli che nella possibilità, volontariamente o spontaneamente, compiono azioni egoistiche; e poi ci sono i buoni, che nella possibilità, volontariamente o spontaneamente, compiono azioni sinceramente positive. E tra i buoni, la categoria che mi ha sempre un po’ lasciato tentennante è quella dei buonisti.

I buonisti, al mondo, servono. Non c’è dubbio. Insomma, servono anche le peggio cose, così almeno capiamo che non vanno fatte e miglioriamo. Ma come bisogna capire che si può e si DEVE cambiare una regola che non funziona, così i buonismi andrebbero limitati (la più calzante definizione che ho trovato per buonismo è questa).

Io i buonisti ho cominciato a detestarli mentre avevo i capelli lunghi, davanti al viso imbronciato e la bocca chiusa; io me li vedevo questi saccentoni “inconcludenti” (quanto è perfetta questa parola in quella definizione), che scrivevano libri e libri di ovvietà, convinti di postulare chissà quali verità, ma che non sapevano colpire il nocciolo del problema. Che poi, io, il nocciolo del problema, mica lo so. So solo che quando io sono un pugno chiuso, refrattario a qualsiasi tentativo di ammorbidirmi da parte di chi mi conosce, i tentativi di chi non sa nemmeno chi io sia, proprio nun c’azzeccano. Se uno è convinto di avere dei problemi enormi (quando invece non li ha o non sono enormi), reputo molto improbabile che la soluzione possa venire da uno sconosciuto che dice o scrive flebili moralismi.

Se non si fosse capito, la cosa mi tocca perché son stato chiamato “buonista” più volte, ultimamente. E io buonista non lo voglio essere.

Questo m’ha fatto capire che dall’esterno il limite è labile, sfumato, poco netto e poco comprensibile. Io, nelle cose che scrivo, ci credo. Io, nelle cose che faccio e che voglio, mi impegno. Io voglio essere buono, non buonista.

E se una fila di gente usa la rete (twitter/facebook/tumblr e tutto quanto) per lamentarsi di qualcosa, per ricevere consensi o frasi di sostegno-conforto-consolazione; a me viene di lamentarmi ma riderne, o lamentarmi con soluzioni. Se i più belli di tutti mi superano a destra, io impedisco loro di farlo, quando poi si incazzano, io saluto con la manina e sorrido (è tutt’altro che buonismo, questo, ti sto proprio pigliando per il culo, amico mio), pronto a ricevere insulti e sberle. Se in un ufficio han tutti ragione, io preferisco chiarire la mia idea, senza imporla, tanto se il tempo dovesse darmi ragione, avrò la pace interiore d’essere nel giusto, se la cosa non dovesse essere così importante, non mi sarò fatto sangue cattivo a sostenerla.

E tutte queste cose, che provo a fare e tento di scrivere, non riesco sempre a sostenerle, non sono in grado di seguirle a puntino, come tutti, per questo motivo tento di non addossare alcuna colpa a nessuno, per qualcosa che non riesce o non può fare o capire. Ma non sono buonista, forse non sono nemmeno buono, magari prendo tutto troppo alla leggera, che ne so (eheh). Per me è tutto troppo breve e difficile, per perder tempo a tirare verso il basso. Quando si può, è più bello essere sé, semplici, tranquilli. Se poi si riescono a cambiar le cose, tanto meglio.

Scrivere post lunghissimi per lamentarsi di come sono le persone, di come ti vedono, di quel che fanno è sterile.

oh cazzo …

Non ricordo d’averlo scritto nei progetti di qualche post fa, ma c’è un’idea che mi porto dietro da tempo immemore (almeno 5 anni, se non di più):
– un portale sociale all’interno del quale CHIUNQUE possa cercare CHIUNQUE

E tu ti dirai: c’è Facebook, che bella scoperta!
Lo so, purtroppo, che esiste Facebook, ma la mia idea ha una base diversa, non troppo innovativa, certo, ma pur sempre utile e sincera:
– in questo portale, gli iscritti hanno lo scopo precipuo di ritrovare qualcuno che NON conoscono.

Per questa patologia bisogna risalire a tanti fattori essenziali della mia esistenza :).

Prova a pensare a quanto bene ti faccia innamorarti. Ecco, moltiplicalo per la sorpresa di riuscire a vedere qualcosa nella nebbia. Ecco, moltiplicalo per la rara bellezza di un incrocio di sguardi.

Ecco, questa è la forza che mi smuove, ogni volta che riesco a vedere, nella mia miopia cheratoconica, e ogni volta che mi innamoro di una passante. E qui ci starebbe tutto il discorso di quanto ampia sia la parola “innamorarsi”, quanto infinita sia la parola “amore” e tutto quanto, ma non è il momento. Qui si parla di quello che tanti chiamano colpo di fulmine e a me piace pensare sian “solo” respiri.

In fondo il corpo respira aria, il cuoreanimacervello respira emozioni.

E io mi sono innamorato di mille teste girate dall’altra parte, di milioni di polsi fini o forti, di gambe veloci e silenziose, di visi incredibili e di occhi profondi. Che poi quel che NON trovavo, mi fermasse dal far pazzie, è un’altra storia, ma c’è sempre stato quel lato narrativo, nella mia mente bacata, che mi portava spesso a pensar: “e se …”?!

E quindi passavo notti a pensare che forse sì, avrei dovuto scendere dal treno; avrei dovuto scrivere quelle parole sul libro lasciato incustodito dalla compagna di viaggio; avrei dovuto salutare un po’ meglio quella portatrice di cane che ho aiutato con la spesa.

I saw you there è l’idea che ho avuto applicando questi “e se …” alla rete. Tu ti ci iscrivi e scrivi che oggi avresti proprio voluto conoscere meglio quella persona che t’ha colpito, lì, proprio lì, a quell’ora. E metti caso che quella persona non ha pensato altro che “ora torno a casa e provo a scrivere su ISYT”, perché l’hai colpita uguale. Che succede?! Magari niente, ma magari anche solo un ciao. E quanto sarebbe bello regalarti la possibilità di sentirti un “ciao” insperato?!

Che poi io creda al caso e che un qualcosa di così “spaccone” non lo userei mai, è un altro discorso, ma io ci vedo il lato dolce, nelle cose. E mi piace così.

Si ammirano sempre quelle persone che nella vita decidono di prenderla in mano e cambiarla, fanno una pazzia e vivono liberi per il resto dei propri giorni. Si ammirano sempre, perché hanno avuto il coraggio che noi non avremmo o non pensiamo di avere, il coraggio di “mollare tutto” e andare per la propria strada.

Io, ci ho sempre visto un po’ di vigliaccheria, un po’ di egoismo e tanta solitudine. Che in realtà non ci sono, ma io sono sempre un cagacazzo incredibile, vuoi che non ci metta qualcosa di brutto in una cosa così bella?! 🙂

Insomma, tu fai progetti per il tuo futuro, spennelli la mente di pieghe possibili, di tracciati, percorsi, salti e tuffi, ma poi macini giorni uguali, senza spiccare il volo che ti avrebbe dato tutti quei sorrisi. Cosa sono i progetti, se non li si realizzano?! Un buon sapore per giornate insipide, uno sguardo perso, con il corpo incastrato in vestiti stretti e minuti contati.

“Io ho grandi progetti” è la divisa di chi evapora e la moneta di chi vuole incularti, ma c’è davvero chi ha progetti e li realizza, chi non ne ha, ma partecipa a quelli altrui, chi ne vorrebbe avere, ma non ha la possibilità di prendersi il tempo di pensarli. Io, di progetti, ne ho una marea. Piccoli, grandi, inutili, stupidi, irrealizzabili. Il fatto è che io so io, e io non sono un cazzo … eheh.

Una volta scrissi un raccontino in cui misi una stanza misteriosa, alla quale il protagonista non avrebbe avuto accesso sino alla fine della storia. La misi senza pensare a cosa metterci, da quando la inserii, una miriade di possibilità mi si accavallarono in testa. Lo stesso mi accade per le “cose”, continuo a pensare a progetti possibili, senza arrivare mai alla fine della storia. E quando ne parlo con qualcuno, magari mi ritrovo un sorriso di compassione, oppure due occhi grandi di condivisione. Poi mi si fermano lì.

E quando son morto, c’è stato tutto un tafferuglio di pensieri, di disincanto e di volo a vuoto, che mi ha fatto nascere altri sfizi, che non so se mi toglierò. Sono piccole cose, piccoli spazi e piccole idee, che forse un giorno prenderanno vita. Quando son morto, poi, ho capito di non essere mai stato in grado di capire il motivo dei progetti. I progetti si fanno per il piacere di condividerli. Quegli occhi grandi e quei sorrisi, sono sempre e comunque la moneta di maggior valore, che si possa sperare di ricevere.

Quindi eccoti un po’ dei progetti che mi son balenati in mente … giusto per farti ridere, sorridere o allargare il fiato:
– mentre vagavo nel vuoto della mancanza di un ikigai, ho pensato di voler scappare, andarmene da tutto e tutti, camminare con uno zaino pieno di poca roba, necessaria per vivere, il mio portatile e un sito: http://www.asad.com (acronimo del progetto: A Shower A Day), un diario di bordo di un vagabondo che non chiede altro che il permesso di fare una doccia, a casa di qualcuno, in cambio di un qualsiasi lavoro (baby sitter, lavori di briccolaggio, cambiare una ruota …). Il progetto aveva una fine, la fine prevista era di arrivare a morire di stenti, quando me la fossi sentita e lanciare un eseguibile che facesse mutare il logo del sito, sdoppiando la d finale e portandola in testa, girando quella rimasta in p e formare un nuovo acronimo (Die As Soon As Possible);
– realizzare un sito e un’applicazione per dispositivi mobili che permetta a chiunque abbia bisogno di un prodotto, di scoprire se nella zona circostante la sua attuale posizione, esistano rivenditori di quella merce, quali modelli e a che prezzo, in modo da decidere dove fare la spesa, quanto lontano e consigliare lo stesso ad altri;
– realizzare un sito e un’applicazione per dispositivi mobili che permetta di mostrare la propria posizione e la propria destinazione, su di una mappa, permetta di mostrarsi disponibili a raccogliere compagni di viaggio, oppure bisognosi di un passaggio; una comunità di carpooling istantaneo, con un’applicazione per telefonini/smartphone/portatili e tutta quella chincaglieria tecnologggica;
– scrivere il libro che rimugino da tempo, la storia di un uomo che, grazie alla semplice idea di non volersene andare dal luogo meraviglioso in cui vive, ma di non poter sopportare altri scempi di chi lo governa, riesce a costituire una società di persone con intento comune, inter e intra nazionale, che non riconosce i confini, se non per comodità gestionale e che crede nella cultura, nel rispetto e nella felicità, come uniche leggi fondamentali di una società, fino ad avere la meglio su tutti i governi avversi, grazie alla sola costituzione di università libere e centrali energetiche, con turni lavorativi di 4 ore giornaliere, dato che bastano e avanzano, visto che il valore di un uomo non è dato dal lavoro, ma è l’uomo a dover dare valore al lavoro;
– proseguire e concludere la stesura di un monologo teatrale chiamato “Pubbliche e Opinabili Epistole Sull’Immaginario Artistico” (sempre gli acrostici, io), nel quale raccolgo in una finta corrispondenza, citazioni reali e fittizie sulla poesia, comprendendo anche la mia idea di poesia (se vuoi conoscere la mia idea di poesia, vieni allo spettacolo, quando l’avrò portato in scena) e chiudendo il tutto con la piccola speranza che più persone si accorgono di essere poesia, meglio si riuscirebbe a sopportarsi e vivere meglio;
– DG, ma questo l’ho già scritto altrove;
– riprendere in mano la chitarra e impararmi tutto Aenima dei Tool, suonarlo in acustico in qualche pub con il nome scontato di Aenimacoustic;
– scrivere il manuale del multi-panteismo, la religione senza dogmi, il cui primo “suggerimento” è “il multi-panteismo è una stronzata”, così che i discepoli mantengano il proprio coinvolgimento al livello che una religione merita;
– continuare a innamorarmi e spingere chiunque io conosca, a fare altrettanto, che altro abbiamo?!
– aprire un blog (che in realtà ho già aperto, ma giusto per ricordarmi l’idea) chiamato “Never eat alone”, perché è una delle cose più tristi che esistano al mondo, il mangiare soli; in questo blog mi piacerebbe unire una ricetta giornaliera (che mi preparo realmente, così da darmi una disciplina, altrimenti mi perdo in schifezze veloci e poco sane), con una conversazione (reale o fittizia) con un blogger o un amico o con chiunque legga il blog e lo apprezzi; durante la conversazione la domanda principale sarebbe: “cosa avresti voluto sapere, sin dalla nascita, che avrebbe potuto cambiarti la vita?!” o “cosa vorresti sapesse la persona cui tieni di più al mondo?!”, ma non quei “vorrei salutare tutti quelli che mi conoscono, ah Ste, l’auto te la ripago, ma sappi che la tua ragazza ti ama ancora e suo figlio non è mio”, qualcosa di un po’ più intenso, insomma;
– realizzare l’interfaccia grafica intuitiva per dispositivi touchscreen, per ipovedendi, questa l’ho già stilata in una presentazione, quando la ritrovo, la pubblico;
– leggere, studiare, imparare e conoscere;
– aiutare qualcuno in qualcosa, qualsiasi cosa, così da guadagnarne il sorriso.

Mille altre cose sono più soffuse, confuse, assurde. Ma questi son quelli che mi tornano in mente ora. Magari nei commenti ne aggiungerò qualcuno. Ma se sei un informatico e pensi di potermi aiutare con uno dei progetti per i quali non saprei da dove cominciare, se sei un riccone che pensa che una di queste idee possa fruttare, se sei chiunque e pensi di poter realizzare qualcosa di migliore, prendi pure, magari citami a lavoro concluso, mi basterà quello. Sto imparando a liberarmi. Fallo anche tu.

Saltella come il cuore, giornata di maree.

Ho letto molto, condiviso qualcosa, lavorato poco. La testa non c’era e, forse, è meglio non abbia prodotto nulla. Avrei potuto peggiorare situazioni o deludere qualcuno.

Son quelle giornate in cui da piccolo scrivevo. E quando scrivevo, io scrivevo … intendo pagine e pagine. Un po’ mi manca, un po’ mi viene ancora la smania nelle mani. Un po’ lo faccio qui, ma per tua fortuna è realmente un milionesimo di quanto male ho fatto alle pagine che poi ho bruciato.

Capisci tante cose, quando questi secondi ti scorrono dentro. Senti nei polpastrelli un ruvido, una vibrazione infinitesimale, che ti sembra ti manchi il sangue, l’ossigeno, la forza … la vita. E invece sei tutt’altro che morto. Sei più vivo che mai. Forse non è la felicità, quel che ci dà la stima della vita. Forse è il dolore.

Sarà forse la brevità e l’intensità di quei momenti lassù, nei quali voli e ti senti invincibile. Sarà il loro facile dissolversi, il veloce scomparire. Mentre quelle cacchio di ferite, te le porti dietro per non sai quanto. Le prognosi, in fondo, si fanno per le malattie. È raro si faccian per gli amori.

E invece si dovrebbe imparare a prender tutto com’è, imperfetto, finito, piccolo, sbagliato … qualsiasi cosa sia, bisognerebbe prenderlo col giusto peso. Forte quando è intenso, giusto quando è poco. Metterselo nei ricordi, sentirlo ogni tanto nelle vene, ma viverne un altro e un altro ancora. Senza aggrapparsi a ieri, solo per sentire quanto manchi.

C’è un pensiero, però, che sta per prevalere. Spero non rimanga sensazione, spero non rimanga senza azione. È un costruire qualcosa, di mio, ma non mio, che potrebbe essere regalo, sorpresa, quindi gioia. Ed è sempre stato questo il mio pensiero ultimo: il sorriso riflesso, vale molto di più.

Il progetto “Diventare Gandhi” partirà, qualsiasi cosa succeda. Prima o poi partirà. Per ora apro la pagina con la spiega, poi la riempirò. Anzi, aiutami, ché è tua.

E visto che son “cagadübi” (come direbbe il mio zio dialettofono), io le faccio le cose, con lo slancio dell’impavido (o incosciente, dipende), ma poi traballo, tremo e qualche cavolata la faccio.

Ieri ho partecipato a un altro slam, una cosa diversa dal solito, però, una cosa bella. Uno slam radiofonico, uno slam a votazione telefonica o telematica, una di quelle cose alle quali dovrei rimandarti per farmi votare (NON LO FARÒ MAI). Mi sono divertito moltissimo, perché ho conosciuto gente nuova e ho ascoltato, discusso, assorbito e riso. Anche sorriso, un po’.

Poi oggi, visto che l’avevo riletto tre volte, visto che è un periodo che son traballante e tutto quel che riesco a fare è ondeggiare pericolosamente sul filo che ho davanti, ho deciso di fare un’altra mossa ardita. Ho risposto a un annuncio di lavoro. Ma non a un annuncio normale, sia mai. Ho risposto a Wittgenstein.

E forse sarà anche stato il commento che ho letto di sfuggita (“Avessi trent’anni”) che mi ha fatto pensare “Ehi, io fra poco ho trent’anni!” (poi mi sono arrovellato sul fatto che nemmeno troppo tempo fa si era usi dire “Avessi vent’anni” e tutto il conseguente arrovellarmi sull’allungamento del famoso periodo di fannullonismo). Così oggi ho scritto:

Buonasera,
dopo aver vagliato l’ipotesi di spedire il “solito” curriculum in formato europeo (che raccoglie mille particolari inutili, per far sembrare che chiunque abbia fatto chissà cosa nella vita), dopo aver cassato la pessima idea di “rimandarvi al mio profilo di linkedIn” (che fa molto cafone “volete sapere chi io sia?! Sbattetevi a cercare informazioni”) e dopo aver constatato di saper rispondere fumoso a metà delle domande contenute nell’offerta (l’unica cui avrei risposto con certezza sarebbe stata l’ultima), mi sono detto che l’unica carta che avrei potuto giocare, sarebbe stata la voglia. Ho una gran voglia di imparare, impegnarmi e aiutare, se possibile, con quello che posso.
Diavolo, ho sforato le sei righe (anche se dipende dal client di posta)!
Buona fortuna per tutto e speriamo troviate chi meritate.
A presto
Simone Savogin
Ps. il mio pseudo blog è qui , così si possono conoscere idee e modi di esprimerle
Pps. il ps è ancora più cafone del succitato rimandarvi al profilo linkedIn  o dell’invio di un curriculum vitae standard

Con i due link spocchiosi nel secondo post scriptum.

Ma siccome son, appunto, “cagadübi”, mi spedisco il messaggio, per controllare che tutto funzioni, prima di inoltrarlo a chi di dovere (furbo io!), perché “metti che qualcosa non funzioni, metti che scrivo per far vedere come scrivo e poi ci piazzo uno strafalcione”. Allora rileggo, provo, faccio click, riassetto e annuisco: “sì, vai, ora o mai più”

Invia

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Diavolo! Non ho tolto “Fwd:” dall’oggetto. Ora penseranno pure io abbia riciclato la domanda di un amico, oppure che abbia chiesto a qualcuno di stilarmela. Evvai! Cià, apriamo infojobs.

Manco da un po’, lo so, ma si sa benissimo che quando le cose accadono, non accadono quasi mai sole: lavoro concentrato, fulmini che fanno saltare router, interventi lenti di ISP, vacanzina di qualche giorno senza accesso alla rete … insomma, non c’ero e non so in quanti l’abbiano notato. Poco importa al mio scopo.

Mi sono accorto (mentre camminavo con borsa frigo pesantissima sulle spalle) che il mio utilizzare questo spazio è andato perdendosi per mancanza di un giusto bilanciamento di scopi. Concordo sul fatto che un blog personale debba parlare di “cose” personali, ma sono più che convinto che se le “cose” sono poco condivisibili o poco utili, sarebbe meglio scriversele di per sé, sfogarsi con un punchin’ball e vivere sereni e tranquilli senza rompere i maroni a nessuno.

Un po’ come per le sigarette: ok, sei libero di viziarti e goderti tutta la nicotina che vuoi, ma che cacchio mi sbuffi il tuo odore maligno sulla mia pizza doppia mozzarella e crudo?!

Quindi ho deciso che il primo post dopo la pausa sarebbe stato di utilità pubblica (anche se questa stupida premessa lo rende meno credibile di un cane che risolve equazioni di terzo grado, sorseggiando un white russian in una gabbia contenente una fiala di veleno letale – Schrödinger mi fa un baffo!).

HO ACQUISTATO UN ROUTER LA FONERA 2.0!

Sono pochi minuti che lo sto utilizzando, ma visto che il suddetto fulmine m’ha tranciato il router wireless 3com (consigliato per stabilità e semplicità d’utilizzo) che avevo in precedenza, ho colto l’occasione per fare qualcosa di buono: rendere più wireless questo mondo.

Per saperne di più su questo attrezzo, vi rimando al sito, ma ve ne riassumo in breve le particolarità:
– un router wireless (purtroppo solo router, non modem/router, cosa che permetterebbe di connettersi direttamente alla linea telefonica, senza la necessità di acquistare/alimentare/configurare/mantenere anche un altro aggeggio)
– un doppio router wireless (nel senso che appena lo si attacca, lui crea due reti wireless, una pubblica e una privata: quella privata è accessibile solamente da chi conosca un certo codice univoco e lo utilizzi come chiave di crittografia; quella pubblica è accessibile a tutti, nell’arco di tot metri (quantità variabile che devo ancora testare bene))
– un doppio router wireless truccato (un po’ come i motorini, questo La Fonera 2.0 permette di attaccarvicisi una chiavetta usb, un hard disk esterno o qualsiasi cosa possa contenere dei dati e abbia una connessione usb, in modo che, una volta lanciato lo scaricamento di un determinato file, si possa spegnere il pc e lo scaricamento proseguirà automaticamente coinvolgendo il solo router)

Essendo che nell’offerta veniva proposta anche la Fontenna a un costo ragionevole, ho deciso di prendere anche quella. Non l’ho ancora attaccata, ma a vederla così sembra una gran saponettona con un filo lungo lungo; in realtà dovrebbe sparare il segnale del punto d’accesso sino a 50 metri di distanza, in modo da permettere a più persone di godersi una copertura di rete (anche questo test manca di spunta a lato).

Chi dovesse vivere in città affollate si chiederà: a che serve?! Io mi connetto alla rete del mio vicino aggratis!!
Chi dovesse avere fastweb si chiederà: a che serve?! Ormai ho scaricato lo scaricabile, pure la mia ragazza!!
Ma chi vivesse in un buco sperduto in mezzo ai boschi, potrebbe capire quanto possa essere appagante avere la necessità di consultare un sito, la posta, comunicare con il mondo, inoltrare dati importantissimi o mille altre impellenze, grazie al primo pirla che ci pensa e ti dà questa possibilità senza chiederti un grazie.

Pur comprendendo che questa è una goccia in un mare, pur non illudendomi che nemmeno milioni di gocce possano formare un mare abbastanza grande da permettere la navigazione ovunque e sempre, mi piace pensare che ogni gesto, se compiuto con rispetto e con la volontà di fare del bene, possa essere importante. Anche solo per il mio respiro.

Contro il DDL Alfano

Contro il DDL Alfano

Penso sia doveroso utilizzare il mio post numero 100 per aderire a una causa sacrosanta. Libertà e rispetto sono ingredienti indispensabili per la vita di ogni individuo, qualsiasi limitazione a esse è un crimine contro l’umanità intera.